La finestra di fronte

Regia: Ferzan Ozpetek (Italia/Gb/Turchia 2003) 

Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti, Raul Bova, Filippo Nigro, Serra Yilmaz

Distribuzione: Mikado Film

Durata: 106′ 

Supporto: 35 mm; Dvd; Vhs

 

II cinema italiano è vivo e sta bene. Ce lo conferma oltre ogni aspettativa (e si che avevamo già fiducia in lui…) il nuovo film di Ferzan Ozpetek: un film molto bello, intenso, ben scritto e dove le cose giuste avvengono al momento giusto, con motivazioni psicologiche precise. La finestra di fronte contiene due storie, un "mistery" e una passione d’amore.
Chi è quell’elegante signore senza passato (un sublime Massimo Girotti, appena scomparso e al quale il film è dedicato) che si aggira smarrito per Roma? Giovanna e Filippo avrebbero già abbastanza problemi in proprio (due figli da crescere, lavori insoddisfacenti o precari); ma poco a poco, conquistati dalla sua elegante fragilità, se ne fanno carico. Quando le memorie cominciano ad affiorare nella testa dello smemorato, lo conducono irresistibilmente verso il Ghetto. Questa la traccia della storia di detection, condotta un po’ alla maniera di un giallo per scoprire l’identità dell’uomo, che si chiama Davide, e il suo passato; dove s’intrecciano un amore proibito, un omicidio e un grande sacrificio, durante i rastrellamenti degli ebrei romani dell’ottobre ’43. Commossa senza cedere alle trappole della retorica, la regia di Ozpetek fa convivere presente e passato nella stessa inquadratura, dando corpo e voce ai fantasmi di Davide. Parallela, scorre la storia d’amore che coinvolge Giovanna col dirimpettatio Lorenzo: innamorandosi di lui, la donna sogna un futuro, il risarcimento di una giovinezza scippata e di una resa precoce alla rassegnazione del quotidiano. Ed è proprio l’incontro con l’anziano Davide a innescare quello tra Giovanna e Lorenzo generando, allo stesso tempo, felicità e senso di colpa. C’è un solo problema nella Finestra di fronte’, evidentemente, sul set, tra Giovanna Mezzogiorno (bravissima) e Raoul Bova non è scattato il "chimismo" necessario per motivare una passione come quella raccontata dal film. Tutto il resto, però. è ineccepibile, realistico e affettuoso, toccante e sincero. Le più preziose sono le sequenze che hanno per protagonista Girotti; ma anche la caratterizzazione degli intemi semi-proletari lascia un segno profondo, consegnandoci l’auspicio di un nuovo tipo di famiglia allargata e solidale che evoca quella delle "Fate ignoranti". Fa da trait-d’union col film precedente di Ozpetek anche la presenza della simpaticissima Serra Yilmaz, in una parte di caratterista alla Marisa Merlini o alla Ave Ninchi, aggiornata all’Italia multietnica del presente.

Roberto Nepoti
La Repubblica

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