La giovane è seguita da sette mesi dagli operatori del «Girotondo»: a settembre tornerà a scuola, mentre il piccolo Diego frequenterà il nido

di Luisa BOVE

babymamme

Karen ha 17 anni, è nata in Bolivia ed è giunta in Italia nel 2001 per ricongiungimento familiare. Ora vive a Milano con la madre (e il suo compagno) e con la sorella più piccola. Anche se era già incinta, è riuscita a completare il terzo anno di scuola presso un istituto professionale. Durante la gravidanza e poi il parto è stata seguita al Buzzi e il servizio sociale dell’ospedale ha segnalato il suo caso al Fav. Quando è giunta allo sportello «Girotondo» era già al sesto mese e si è aperto per lei uno spazio di accoglienza e ascolto in cui si è sentita valorizzata e guidata.

All’inizio le operatrici cercano sempre di creare un rapporto di fiducia e di approfondire la conoscenza della ragazza, così da proporre un percorso personalizzato anche a partire dalle esigenze che esprime. Durante la gravidanza Karen è stata seguita dalla psicomotricista e dalla psicologa, perché l’obiettivo era quello di favorire una maggiore consapevolezza di ciò che stava accadendo a lei e al bambino di cui era in attesa. Con l’educatrice, invece, lavorava sul futuro, scavando nel profondo per capire i suoi desideri più autentici. Dai colloqui con Karen è emersa una storia infantile di maltrattamenti: spesso le ragazze-madri hanno alle spalle storie di abusi o traumi mai risolti che riemergono a distanza di tempo, creando difficoltà personali e relazionali. Karen non ha quasi amicizie (anche questo è un tratto tipico delle baby-mamme) e una scarsa rete sociale.

Poi è nato Diego, che ora ha 4 mesi, ma il padre non si è mai visto. Dopo il parto Karen è stata seguita per la crescita del bambino e il monitoraggio dello sviluppo psicomotorio. Con particolare attenzione è stato curato anche il legame affettivo attraverso la tecnica del video feedback, con l’osservazione dell’interazione madre-bambino. Gli stessi colloqui con gli psicologi erano sempre focalizzati sul tema della genitorialità: sono state utilizzate interviste e strumenti di screening per il rischio psicopatologico e depressivo.

Il lavoro degli operatori viene sempre svolto in rete con altri enti: nel caso di Karen, con l’ospedale Buzzi, il Cav (che sostiene con beni materiali: pannolini, vestiti, alimenti per l’infanzia…) e il Consultorio familiare con lo spazio allattamento e il controllo crescita del bambino. Per la madre è fondamentale sviluppare anche relazioni positive con adulti o altre mamme per un confronto alla pari. L’educatrice e la psicologa intervengono anche per favorire una progettualità del futuro di Karen e di Diego, ricordando alla madre eventuali scadenze: dall’iscrizione alla scuola (perché a settembre la ragazza vuole tornare a studiare) a quella dell’asilo nido per il bimbo, dato che neppure la nonna può occuparsi di lui perché lavora tutto il giorno.

Karen è sempre motivata nel suo percorso (raramente ha saltato gli appuntamenti), dimostra fiducia negli operatori e desidera davvero costruire un futuro per sé e il suo piccolo Diego. Va quindi sostenuta e incoraggiata.

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