Don Paolo Alliata riflette sul dato relativo ai preti emerso dal Rapporto Giovani: «Come riusciamo a esprimerci nell’ambito educativo? Come ci presentiamo ai giovani? Forse trascorriamo poco tempo con loro...»

di Annamaria BRACCINI

don Paolo Alliata

«Mi sono chiesto perché un giovane trovi così poco significativo rivolgersi a una figura di riferimento autorevole come può essere un sacerdote». A parlare così è don Paolo Alliata, responsabile dell’équipe di Pastorale Giovanile del Centro Storico, che mette a fuoco il dato emerso dal “Rapporto Giovani”. Quello per cui, di fronte a un problema, solo un ragazzo su cento si confida con un prete o un professore. Fa male «vederlo scritto nero su bianco – riflette Alliata -, ma non mi sorprende, purtroppo. Credo che le considerazioni da fare siano due: anzitutto che non è facile, all’infuori della famiglia, riuscire a incontrare persone che riscuotano fiducia, e questo già deve interrogarci su come riusciamo a esprimerci, soprattutto nell’ambito educativo ecclesiale; e poi c’è il grande problema di come presentarsi ai giovani. Qui entra in gioco un fattore fondamentale: il tempo».

In che senso?
Le mie sono solo impressioni personali. Tuttavia noto che da trent’anni a oggi il rapporto con i ragazzi è molto mutato, per la quantità di tempo che essi vivono in ambienti ecclesiali e, al contempo, per il tempo che noi adulti siamo in grado di dedicare loro. Anche solo due decenni fa si stava più a lungo e, soprattutto, in modo continuativo, all’interno di contesti ecclesiali, maturando esperienze e rapporti vicendevoli e si aveva, quindi, maggiori possibilità di ascoltare i ragazzi e le loro problematiche.

Dunque, questo dato può essere anche un’occasione per un esame di coscienza di voi preti e, in generale, degli adulti?
Sì, mi sembra necessario chiederci se spendiamo troppe poche energie specie in contesti decisivi, nei quali avremmo la possibilità di avere più tempo a disposizione, come nelle nostre scuole, dove i ragazzi trascorrono molte ore della giornata. Porto la mia esperienza: presso il Collegio Arcivescovile di Saronno la presenza di un prete diocesano destinato quale padre spirituale alle Superiori, mi ha aiutato a maturare come giovane e nella vocazione. Credo che la strada per cambiare il trend evidenziato dal Rapporto Giovani, sia investire di più nel rapporto diretto con i ragazzi.

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