Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un percorso esperienziale rivolto ai giovani per imparare a riconoscerne i segni

violenza donne

La violenza nella coppia inizia da piccoli gesti e parole, atteggiamenti, apparentemente innocui, persino banali che, ripetuti, possono diventare una spirale avvolgente di incomprensione e rancore, dentro la quale, quasi senza accorgersene, si scivola e se ne rimane intrappolati come in un labirinto. Proprio a partire da questa metafora è nata l’installazione che sarà montata sotto le volte del Salotto di Milano, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, un vero e proprio Labirinto, appunto, allestito il 25 e il 26 novembre in Galleria Vittorio Emanuele.

«Ci rendiamo conto che il vero nodo non sono le donne, il vero nodo è la cultura, ancora e anche in Italia, maschilistica e patriarcale nella quale la donna continua a essere discriminata, vessata, privata di quei diritti che sono appannaggio del genere maschile. Quindi è nel cambiamento culturale, di mentalità degli uomini, ma anche delle donne che si deve puntare. Incidere sulla cultura con vari strumenti e non ultima davvero anche attraverso la prevenzione, rivolgendoci anche ai più giovani e l’attività che proponiamo oggi con l’istallazione Il Labirinto, va in questa direzione; il Labirinto vuole essere proprio un percorso di presa di coscienza a partire dai giovani (…e non solo naturalmente), come è l’istallazione “non è amore” già sperimentata e apprezzata da alcuni anni, portata nelle scuole e nelle parrocchie. Il Labirinto vuole far fare un’esperienza, utilizzando un linguaggio maggiormente interattivo, più, speriamo, coinvolgente.  Che aiuti a riflettere e a interrogarsi: io da che parte sto? Io maschio, io femmina? È importante che ognuno possa consapevolmente dire «fuori, voglio starne fuori! E’ una decisione che richiede consapevolezza». Lo ha detto oggi suor Claudia Biondi delle aree di bisogno di Caritas Ambrosiana, intervenendo a Palazzo Marino alla conferenza stampa di presentazione.

L’idea nasce da una suggestione degli studenti dello Ied (Istituto Europeo di Design), poi sviluppata e realizzata da Svs Dad Onlus, Caritas Ambrosiana e Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico insieme al Comune di Milano.

“Il Labirinto della violenza” è un percorso esperienziale in cui il pubblico potrà sperimentare, entrandovi, il circolo vizioso in cui da un rapporto accettabile si passa all’abuso. Dall’ingresso in via Silvio Pellico, un sistema di pareti, alte circa 2 metri, illustrerà con scritte e immagini il tortuoso procedere di atti, frasi, sottintesi che si autoalimentano: tutti indizi sottili, spesso ambigui, che possono portare fino alle estreme conseguenze.

Quante volte, ascoltando la televisione o leggendo sui giornali o in rete le vicende di alcune coppie, abbiamo pensato che a noi non potrebbe mai succedere? Quante volte abbiamo pensato che succeda solo tra persone poco istruite, con indole particolarmente aggressiva, tra chi vive già condizioni di disagio, tra chi ha una cultura diversa? Ebbene, la realtà dimostra il contrario: non c’è ceto sociale, grado di istruzione, appartenenza etnica, confessione religiosa che possano dirsi estranei alla violenza contro le donne.

Il problema è proprio questo: non è sempre facile accorgersi per tempo dei segnali di possesso, controllo, gelosia ossessiva, oppressione che nascono all’interno delle relazioni di coppia e che sono solitamente i primi campanelli di allarme di relazioni segnate da violenze psicologiche, spesso anche fisiche, contro le donne.

Chi è maltrattato spesso non riconosce i segni premonitori di un comportamento destinato a diventare violento e fuori controllo. E quando se ne accorge è già difficile uscire. Per questo: #stannefuori. Così recita il messaggio (e l’hashtag) chiaro e forte di prevenzione rivolto in particolare ai giovani del “Labirinto della violenza”. 

www.stannefuori.it è anche il sito che sarà on line a partire dal 25 novembre e che offre informazioni concrete e indirizzi a cui rivolgersi per uscire dal tunnel della violenza, sia per la vittima, sia per chi è a conoscenza di una situazione di violenza e non sa come intervenire (amici della vittima, i genitori, gli insegnanti). Informazioni pratiche anche per chi ha una responsabilità diretta ovvero gli uomini maltrattanti.

Da più di 20 anni Caritas Ambrosiana sta accanto alle donne maltrattate con l’ascolto e l’assistenza.  Con la cooperativa Farsi Prossimo Caritas Ambrosiana gestisce un centro antiviolenza il SeD e una rete di strutture di ospitalità a indirizzo segreto. Negli ultimi 5 anni si sono rivolte allo sportello poco più di 900 donne, il 40% italiane e il 60% straniere di ogni religione e più di 300 sono state accompagnate in un percorso di “liberazione” dalla violenza.

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