Quale stile adottare per delineare un sentiero da percorrere insieme nella comunità cristiana

Don Antonio COSTABILE
Responsabile del Servizio per la Catechesi

Dal documento della Cel La sfida della fede: il primo annuncio (2009): «Il primo annuncio della fede riguarda l’incontro con Gesù di Nazareth e rimanda alle esperienze elementari che ciascuno di noi fa nel cammino della propria esistenza. Il centro della fede non può che realizzarsi nel cuore della vita. A uno sguardo superficiale gli uomini e le donne di oggi sembrerebbero essere indifferenti a questo annuncio. La loro vita pare raccogliersi intorno ad altre priorità, estranee alla fede e alla ricerca di Dio. O forse questa ricerca, prima di diventare un interrogativo esplicito, viene vissuta nascostamente, ponendo alcune domande: Tu che ne fai della vita? Che cosa decidi di te stesso? Cosa accade quando il senso della vita sembra farsi opaco e sfuggente?» (n.1).

Riprendo le considerazioni iniziali di questo splendido documento dei Vescovi delle Diocesi di Lombardia per mettere a fuoco il contesto nel quale oggi siamo chiamati a dare forma al Primo annuncio della Buona Notizia e delineare percorsi formativi per ogni età della vita.

Oggi, più che un tempo, l’annuncio della fede non può che ripartire dar dare le ragioni del credere dentro il contesto vitale delle molteplici situazioni di vita ed eventi che interpellano in modo radicale circa il senso globale dell’esistenza.

Il documento ci offre una chiave di lettura davvero molto avvincente: innestare l’annuncio cristiano, meglio il primo annuncio, che è il centro stesso della fede e non solo l’iniziale annuncio dentro il vissuto di ogni uomo e donna, bambino, ragazzo, adolescente, giovane, adulto e anziano.

Il testo prova ad esemplificare in cinque ambiti e tappe della vita come ciò può avvenire. Per questo rimandiamo alla lettura diretta del documento. Invece mi preme suggerire uno stile con il quale porgere l’annuncio a partire dal primo annuncio in ogni occasione di catechesi, che non sia solo occasionale, ma che delinei un sentiero da percorre insieme nella comunità cristiana.

Ritengo indispensabile avere molto cura dell’accoglienza delle persone, del loro vissuto, dell’ascolto e della lettura attenta e paziente delle domande a volte confuse, a volte velate nella richiesta dei sacramenti, dei pensieri e sentimenti che si affollano nella mente e nel cuore, che diventano espliciti in molte circostanze della vita: la nascita di un figlio, le scelte per il futuro, l’esperienza dell’innamoramento, il tempo della fedeltà ad impegni assunti nella vita coniugale o in altre scelte vocazionali o professionali, la stagione della tarda età, il lutto per la morte di persone care.

Il primo annuncio cristiano, non solo nel suo nocciolo essenziale che è il Kerygma, Gesù morto e risorto è Signore della vita, ma nel suo distendersi dentro il racconto evangelico delinea un percorso di fede possibile per tutti. «Il Vangelo è pieno di questi racconti che partono da un bisogno e da una situazione della vita, personale e familiare, e approdano all’incontro con Cristo». (Cel, n.2)

Ecco la sfida della fede che oggi come comunità cristiana siamo chiamati ad affrontare: il primo annuncio sia la buona e sorprendente Notizia, che dischiude il senso pieno dell’umano e muova la libertà di ogni uomo e donna all’adesione personale al Signore Gesù nella comunità cristiana.

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