Superamento della logica dei campi-ghetto, interventi concreti su questione abitativa, scolarizzazione e inserimento lavorativo: queste le linee-guida, illustrate dall’assessore Marco Granelli

di Silvio MENGOTTO

Il Comune di Milano sta preparando un nuovo piano per la presenza dei om in città. Nel recente convegno per la presentazione della prima inchiesta nazionale su rom e sinti in Italia, l’assessore Pierfrancesco Majorino aveva anticipato alcune linee di indirizzo. Si prevede una rivoluzione culturale e linguistica, con interventi concreti su questione abitativa, scolarizzazione e inserimento lavorativo, sulla base dello “smascheramento” di alcuni pregiudizi operato dalla citata inchiesta nazionale: i rom non sono nomadi, vogliono lavorare e i bambini, se seguiti e incentivati, studiano con profitto. Su questi indirizzi il Comune può collaborare col terzo settore, che a Milano ha già realizzato progetti e cammini significativi (come quelli portati avanti da Caritas Ambrosiana, Casa della Carità, Comunità di Sant’Egidio…). Sul piano rom ecco la voce dell’assessore alla Sicurezza e Coesione sociale Marco Granelli.

A quali indirizzi operativi si ispira il nuovo piano?
Con la Giunta del sindaco Pisapia è cambiato radicalmente l’atteggiamento verso i rom. Gli sgomberi attuati con regolarità negli anni precedenti sono cessati e la loro efficacia si è rivelata con evidenza nulla. Questa amministrazione sta lavorando a un piano di intervento strutturato e non emergenziale, al quale collaborano diversi assessorati (Sicurezza e Coesione sociale, Polizia locale, Volontariato e Protezione civile, Politiche sociali; verranno coinvolti anche quelli alla Casa e all’Educazione e Istruzione). Partecipano a questo lavoro anche i membri delle comunità rom, sinti e caminanti con i quali ci confrontiamo sulle principali problematiche inerenti la salute, il lavoro, l’inserimento. Dallo scorso anno gli allontanamenti riguardano solo gli insediamenti abusivi, che spesso fiancheggiano autostrade, cantieri o binari ferroviari, e sono pericolosi per chi ci vive. Si attuano avvisando gli occupanti nei giorni precedenti, verificando la presenza di minori e di famiglie e proponendo a donne e bambini – e in alcuni casi a tutta la famiglia – soluzioni alternative di emergenza e di accoglienza “a bassa soglia”. affinché chi frequenta la scuola possa continuare a farlo, chi ha problemi di salute possa essere curato, ecc. È quanto avvenuto per esempio nel caso del campo abusivo di via Sacile, sede di un cantiere per l’allargamento di una strada statale, che è stato incendiato in due riprese.La Giunta risponde a tutta la città e per questo non può tollerare situazioni di illegalità: la linea operativa vuole conciliare legalità e fermezza col dovere civico dell’accoglienza. Questa linea è confermata anche dalla constatazione che le azioni repressive, da sole, non producono frutti: agli allontanamenti forzati spesso corrispondono semplici spostamenti o ritorni. La legalità è premessa per facilitare anche la convivenza e l’integrazione. Il piano a cui stiamo lavorando esige che i beneficiari escano da situazioni di illegalità ed escludano la pratica dell’accattonaggio, che i bambini frequentino la scuola dell’obbligo e che gli adulti accettino percorsi formativi per il lavoro.

Una strada importante per l’integrazione dei bambini e delle famiglie è la scolarizzazione…
Per i bambini rom che non hanno cittadinanza italiana il percorso è uguale a quello dei bambini stranieri nelle stesse condizioni. Verranno attivati percorsi di sostegno che prevedono corsi di italiano, attività di supporto didattico effettuato in collaborazione col privato sociale e il volontariato. Percorsi specifici e personalizzati verranno attuati per i più grandi, adolescenti e pre-adolescenti che saranno preparati all’esame di terza media, in collaborazione con il Sead (Servizi educativi adolescenti in difficoltà) del Comune. Per quanto riguarda i bambini presenti nei campi regolari, l’inserimento scolastico è un’attività seguita dagli enti gestori dei presidi sociali, che si avvalgono della collaborazione delle facilitatrici culturali. Dal prossimo anno questa attività verrà inserita in un più ampio progetto del Comune, denominato Start, che prevede attività didattiche e di sostegno per i bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado, in collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriale.

Come potrebbero essere spesi i soldi del Piano Maroni, ora sbloccati?
Lo sblocco ci consentirà di operare su alcuni campi regolari, a partire da quello di via Novara, per poi passare ad altri che stiamo definendo in questi giorni, e di rendere più vivibili situazioni nel tempo diventate inadatte alla residenza. Per quanto riguarda la gestione dei campi autorizzati, abbiamo in programma di rivedere i loro regolamenti imponendone il pieno rispetto, anche nella parte sanzionatoria. La rivisitazione del Regolamento non può prescindere da alcuni principi: la temporaneità dell’insediamento, il contrasto ad attività illegali per la legge italiana, la necessità di evitare l’insediamento di persone esterne al campo, la promozione della scolarizzazione dei minori, il rispetto delle norme igienico-sanitarie, il corretto allacciamento alle utenze da parte degli ospiti, il divieto di comportamenti che esplicitamente sono individuati come pericolosi per gli ospiti del campo e i cittadini circostanti. La Polizia locale effettuerà visite periodiche ai campi per verificare il rispetto del regolamento.

Serve una “rivoluzione” culturale, o mentale, nel rapporto tra i cittadini e i rom?
Una grande parte della popolazione rom esistente nei campi presenti nel territorio milanese non pratica il nomadismo e vive i campi come soluzione abitativa definitiva e stanziale. Noi vogliamo superare questo modello perché i campi non solo non sono dignitosi per chi ci vive, ma non permettono il raggiungimento di un livello adeguato di integrazione sociale, in quanto le precarie condizioni di vita rendono difficile sia il mantenimento del lavoro e la frequenza scolastica sia il rispetto della legalità. Vogliamo innescare un processo attraverso il quale i nuclei familiari e le persone vengano aiutate a orientarsi verso soluzioni abitative più dignitose e più integrate nella città. Tutti i percorsi di inclusione sociale agiranno su tre ambiti tra loro integrati e connessi: istruzione, lavoro e abitazione. I percorsi saranno graduali e personalizzati per ciascun nucleo familiare, saranno governati dai settori competenti della Direzione centrale Politiche sociali, in connessione con gli altri settori dell’Amministrazione comunale e attuati attraverso l’affidamento del servizio di accompagnamento e sostegno di soggetti non-profit competenti. Il piano prevede azioni costanti relative al lavoro, con l’ausilio di azioni di politiche attive di accesso e sostegno al lavoro e azioni costanti di istruzione scolastica, educazione extrascolastica, formazione professionale.

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