Nell’omelia pronunciata a Venegono durante la tradizionale “Festa dei fiori”, in cui si festeggiano le ricorrenze delle ordinazioni sacerdotali, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che era tra i festeggiati, ha ricordato - in alcuni passaggi - i suoi anni in Seminario: prima da chierico e poi da docente. Qui parla degli anni del Liceo.

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

Nell’Anno Santo del ’50 mi è capitato di vincere il “Concorso Lilium”, che mi ha fruttato la permanenza per il mese estivo al Pertüs e il pellegrinaggio a Roma. E’ stato il momento di passaggio a una seconda fase: quella del seminario liceale di Venegono. Per questo periodo i ricordi mi si fanno più nitidi e vivaci. E vengo rimandato alle figure dei superiori: del Rettore monsignor Giovanni Colombo, del direttore spirituale padre Baj, del vicerettore don Ugo; come pure alle figure dei professori: tutti più che bravi, qualcuno però esageratamente severo. E non si era bambini allora!

Su due particolari attiro la vostra attenzione, a cominciare da quello del discernimento vocazionale, che vedeva, soprattutto in certi periodi dell’anno, una strana mobilità – né piccola né lenta – dei compagni di classe: da un giorno all’altro, l’uno la sera c’era, il mattino dopo non più. L’ho vissuto, questo fatto, come momento temuto ma prezioso, non solo per prendere coscienza dell’autenticità della vocazione al sacerdozio, ma anche, con l’ardore tipico degli anni giovanili, per vivere una dedizione totale al Signore e al suo progetto di santità. Anche oggi, su tutti i chiamati e su quanti hanno la responsabilità del discernimento vocazionale chiedo la luce e la forza dello Spirito del Signore: sono in questione al tempo stesso il destino della persona e il bene della Chiesa.

Il secondo particolare è il graduale inserimento dei cosiddetti “speranzini”, ossia delle vocazioni adulte: una felice intuizione dell’allora Rettore monsignor Giovanni Colombo, uno stimolo e una ricchezza per i seminaristi più giovani, l’aprirsi profetico di una stagione che oggi ha una sua notevole consistenza e che spinge, nel cammino verso il sacerdozio, a trovare un’armonica sintesi tra le esigenze della comunità e quelle della singola persona.

L’estate del 1953 noi seminaristi liceali ci sentiamo sorprendere dal rettore con l’immagine poetica del “volo”: «Voliamo insieme, voi andate in teologia e io volo con voi; sarò il vostro rettore: lo chiede l’Arcivescovo». Così nei dodici anni di seminario ho avuto soltanto due rettori: monsignor Luigi Pagani a Seveso e monsignor Giovanni Colombo a Venegono, in liceo prima e poi in teologia.

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