Recensione al libro di Roberto Gatti, La Baracca degli Angeli, Mursia, Milano, 2011

Roberto Gatti è un economista. Ha avuto modo di incontrare la figura e l’opera di don Gnocchi e ne è rimasto affascinato. Ha “dedicato questo libro ai bimbi che con noi ed insieme a noi stanno combattendo, perché la strada di chi li ha preceduti, i denti stretti e le lacrime versate possano rafforzare in ciascuno la propensione alla lotta e il sostegno delle speranze”. Il titolo è desunto da un’affermazione di don Gnocchi. Prima di morire aveva affidato la sua “Baracca degli Angeli” agli alpini con i quali aveva condiviso, in qualità di cappellano, la terribile campagna di Russia, e a tutti coloro che erano sensibili a impegnarsi per gli ideali di bontà e solidarietà.

La presentazione del libro è stata fatta da un altro insigne economista, il professor Mario Draghi. Egli condivide la prospettiva dell’autore. Anche per lui l’opera di don Carlo Gnocchi ha messo in evidenza che “alleviare la sofferenza dei bambini, alimentare la fiducia nella possibilità di una vita attiva in cui i talenti che ogni giovane porta dentro di sé possano svilupparsi nonostante la malattia, richiedono grandi risorse spirituali”.

Di fronte al dolore si tocca il fondo della propria    …..     e solitudine.

Anche nei riguardi di Dio le reazioni sono le più diverse e disparate. A volte ci si ribella a lui; a volte ci si allontana dalla fede; a volte invece si percepisce l’essenzialità della grazia. La sofferenza infatti palesa in tutta la loro nudità le dimensioni profonde dell’essere umano e il significato del rapporto esistenziale che ci unisce a Dio. “La vita è nelle mani di Dio; e l’umanità è davvero povertà e nulla possiamo senza il suo intervento”.

Il dottor Gatti si è proposto non di fare un discorso filosofico sulla sofferenza umana ma di osservarla attraverso gli occhi di chi la vive e l’ha vissuta. Don Gnocchi ha istituito la sua “fondazione” per guarire e curare attraverso la ricerca d’avanguardia e specialmente attraverso l’umanità, il sorriso , la carezza, la passione, la vocazione e la tensione verso il Cristo in croce. Egli era rimasto turbato dall’atteggiamento di un mutilatino a cui aveva chiesto: «Ogni qual volta entri in sala operatoria a cosa pensi?» il ragazzino aveva risposto:«A nulla». Al sacerdote sembrava impossibile una sofferenza senza uno scopo soprannaturale; e aveva educato i suoi ragazzi a trasformare il loro dolore in perline che servirono a costruire la croce donata dai mutilatini a Pio XII durante un’udienza a loro riservata.

Attraverso alcuni esempi, l’autore ricostruisce l’esperienza che ha guidato don Carlo ovvero “l’imprenditore della carità”, nella realizzazione dei suoi progetti che avevano, oltretutto, un respiro internazionale. Nella raccolta del ventaglio dei casi citati, l’autore si è lasciato guidare dal libro di don Gnocchi Pedagogia del dolore innocente e, probabilmente, dalla prospettiva indicata da Amartya Sen, per la quale: « La qualità della vita non dipende solo dalle risorse di cui ciascuno di noi dispone, ma anche dalla capacità che ha di convertirle negli aspetti importanti del vivere e dell’essere».

L’autore cita una frase di Einstein : “solo un pazzo può pensare di cambiare questo mondo, ma solo chi è così pazzo da pensare di poterlo cambiare lo cambia davvero”. Significativa è pure la considerazione del cardinal Maria Martini: «Quando ero giovane speravo di poter cambiare la Chiesa, di poter lavorare per una Chiesa nuova, per una Chiesa idealista capace di lottare per i poveri e gli umili. Oggi, a settantacinque anni, prego per la Chiesa».

F.A.

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