Arcivescovo di Milano dal 1963 al 1979, guidò la Diocesi con interventi puntuali negli anni bui della strage di piazza Fontana, della diossina a Seveso, dei dibattiti su divorzio e aborto...

di Francantonio BERNASCONI

Giovanni Umberto Colombo nasce il 6 dicembre 1902 a Caronno Pertusella. Viene battezzato due giorni dopo nella parrocchia di S. Margherita. Frequenta la scuola elementare del comune, nel 1914 entra nel Seminario di S. Pietro Martire a Seveso per il ginnasio e poi il liceo a Monza. Affrontò gli esami di maturità nel 1922 a Milano al Liceo Berchet in un momento di spossatezza fisica e a metà agosto sembrava imminente la sua fine. All’alba dell’Assunta iniziò a migliorare e attribuì la guarigione a un intervento speciale della Vergine Maria. In autunno comincia gli studi di Teologia in corso Venezia a Milano. Ordinato prete dal card. Eugenio Tosi il 29 maggio 1926 e in settembre consegue la laurea in teologia, poi viene assegnato come professore di materie letterarie nel ginnasio di Seveso. Nel contempo frequenta la neonata Università Cattolica per perfezionare gli studi e nel 1932 si laurea in Letteratura italiana.

Con l’apertura del nuovo Seminario di Venegono Inferiore viene trasferito nel 1931 per insegnare italiano nel liceo e Sacra eloquenza alla Facoltà di Teologia. Nel 1939 viene nominato Rettore di Liceo dal card. Schuster e Colombo ricoprirà l’incarico sino al 1953, quando sarà nominato rettore di Teologia e rettore Maggiore dei seminari milanesi. Un anno dopo muore il card. Schuster e nell’Epifania 1955 fa il suo ingresso come Arcivescovo di Milano mons. G.B. Montini. Colombo verrà nominato Vescovo ausiliare e inserito nella Commissione preparatoria al Concilio per i seminari e le università.

Il 3 giugno 1963 muore papa Giovanni XXIII e il 21 giugno il cardinal Montini viene eletto Papa. Questi da subito pensa a Colombo come a suo successore. Il nuovo Arcivescovo inizia da subito la visita pastorale. Indice un Sinodo per la ricezione dello spirito e delle innovazioni del Concilio, istituisce il Consiglio presbiterale e poi pastorale diocesano, vara la riforma liturgica, riorganizza la diocesi in zone, decanati e settori pastorali. Costituisce più di cento parrocchie e consacra ben 157 chiese. Difende gli oratori indirizzandoli a una sana pedagogia. Inventa i grandi raduni dei cresimandi, istituisce il cammino della professione di fede per i quattordicenni. Per la gioventù vuole i quaresimali in Duomo, le veglie per la Giornata missionaria, ricupera la Traditio Symboli. Segue la tormentata nascita di Comunione liberazione nel contesto dell’Azione cattolica che trova nuovo volto. Programma scuole di teologia per laici nei maggiori centri della diocesi. Dà inizio alla Caritas Ambrosiana. Sollecita l’attenzione verso gli anziani fondando il movimento della Terza età. Propone a ogni 8 settembre un programma annuale per la pastorale, sviluppa la Missione diocesana in Rodesia e Zambia dove si reca tre volte. Nella seconda visita ordina sul dettato conciliare il primo diacono permanente della diocesi. Costituisce la famiglia religiosa delle Ausiliarie diocesane. Mantiene contatti ecumenici specialmente in città.

Magistrali sono i discorsi alla città alla vigilia della festa di S. Ambrogio. Molte le prese di posizione per eventi di violenza di varia natura. Si pensi che a Milano solo negli anni 1968/69 sono circa 500 tra poliziotti e carabinieri caduti o feriti nei disordini di piazza. Si pensi a ciò che fu la strage di piazza Fontana. Si contano innumerevoli messaggi o presenze di persona per funerali di vittime di odio politico. Alza la voce per i rapimenti di persona. Solidarizza nel 1976 con le famiglie di Seveso nella calamità della diossina. Non ha timore nell’accusare le ambiguità di certe femministe, che un giorno osano invadere il Duomo. Non nasconde la posizione cristiana circa il tema del divorzio e dell’aborto nel momento dei referendum.

Colpito da un ictus nel maggio 1979 è costretto nel luglio a chiedere il pensionamento alla Santa Sede. Giovanni Paolo II a fine dicembre nomina come successore Carlo Maria Martini. Nel febbraio 1980 si trasferisce nel Seminario di corso Venezia dove trascorre gli ultimi 12 anni. Muore il 20 maggio 1992.

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