Sabato 25 una Messa in Duomo con il cardinale Scola nel quinto anniversario della beatificazione del «padre dei mutilatini». Il suo legame con il nuovo Beato, quando era Arcivescovo di Milano, spiegato da monsignor Bazzari, presidente della Fondazione che prosegue l’opera

di Barbara GARAVAGLIA

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A cinque anni dalla beatificazione, la Chiesa di Milano si appresta a ricordare don Carlo Gnocchi, il sacerdote ambrosiano padre dei mutilatini, gigante della carità, esempio di vita di fede vissuta nelle circostanze da proporre ancora oggi come modello. La celebrazione eucaristica in occasione del quinto anniversario della beatificazione è in programma per sabato 25 ottobre, alle 11, nel Duomo di Milano, e sarà presieduta dall’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola. Saranno presenti direttori, responsabili, operatori, ospiti e loro familiari, provenienti da tutti i centri italiani della «Fondazione Don Gnocchi», assieme ad alcuni degli orfani, dei mutilatini, dei mulattini e dei poliomielitici che sono stati accolti nelle strutture della Fondazione. Non mancheranno i concittadini del Beato nato a San Colombano al Lambro e molti che hanno avuto modo di entrare in contatto con questo sacerdote votato alla carità.

Il ricordo della beatificazione di don Gnocchi, avvenuta il 25 ottobre 2009, si colloca felicemente a una settimana di distanza dalla beatificazione di un altro sacerdote lombardo, strettamente legato alla Diocesi: Giovanni Battista Montini. Questi due Beati, che si conobbero e che strinsero tra loro un legame di stima e di amicizia, hanno molte affinità. Entrambi figli della terra lombarda, hanno saputo coniugare una profonda spiritualità alla concretezza. Le strade di don Carlo Gnocchi e del futuro Paolo VI si incrociarono più volte.

La prima, dopo che don Gnocchi tornò dalla terribile esperienza della campagna di Russia, incominciando a dedicare le proprie energie al sostegno dei bambini orfani e mutilati. Monsignor Montini, in Vaticano, seguì e incoraggiò costantemente il progetto di don Carlo, ammirandone la laboriosità, lo spirito di gentilezza e l’obbedienza al Vangelo. Nominato Arcivescovo di Milano, ma ancora a Roma, Montini celebrò la prima Messa di Natale proprio nella sede della Pro Juventute, nella capitale. Un gesto significativo, segno della vicinanza ai più piccoli e più deboli della società. A Milano, il legame tra il cardinale Montini e don Gnocchi si rinsaldò e il futuro Papa, nei difficili giorni della malattia, si fece particolarmente vicino a don Carlo, del quale celebrò anche i solenni funerali in Duomo.

«Amici ed estimatori in vita – commenta monsignor Angelo Bazzari, presidente della “Fondazione Don Gnocchi” -, accomunati da un’unica causa, quella della carità, don Gnocchi e papa Paolo VI, ora sono coinquilini in Cielo. La Fondazione ha avuto un rapporto stretto con Montini, non solamente per motivi di relazione personale tra don Gnocchi e il novello Beato, ma anche per il legame con la Chiesa ambrosiana prima e universale poi».

A cinque anni dalla beatificazione di don Gnocchi, la sua opera prosegue le attività: «Siamo di fronte a forti cambiamenti culturali e sociali, ma il filo rosso che ci conduce è il patrimonio valoriale che don Gnocchi ha seminato – spiega monsignor Bazzari -. Don Carlo non è stato solamente l’ideatore di questa opera, ma ne è il protettore. Siamo certi che ci accompagna, anche in questi tempi non facili».

Le prospettive di attività della Fondazione puntano in due direzioni, come spiega il presidente: «In coerenza con i valori che ci caratterizzano e con le condizioni attuali, intendiamo sviluppare l’attività in continuità con il passato, nei campi dell’assistenza, mettendo al centro l’integrità della persona, sviluppando il legame tra centri ospedalieri e territorio. Nell’altra direzione, le nostre azioni sono indirizzate a qualificare e a specializzare le attività nel campo della riabilitazione, che significa, utilizzando le espressioni del beato don Carlo Gnocchi, nel delicato e affascinante ambito della restaurazione della persona umana».

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