Presenti anche le associazioni e i movimenti che operano sul territorio

di Giorgio MARROCCO
Membro del Consiglio pastorale decanale del Decanato di Gallarate (Va)

Gallarate

Il Decanato di Gallarate, oltre 150 mila abitanti e 36 parrocchie, attualmente si presenta come una mescola tra antiche parrocchie, Unita pastorali in cammino verso la Comunità pastorale e Comunità pastorali già in essere.

Il coordinamento della pastorale locale, declinata negli ambiti specifici del territorio, e la continuità con le linee guida della Chiesa diocesana sono affidati al Consiglio pastorale decanale (Cpd).

Anzitutto, dal punto di vista organizzativo, è stato chiesto a tutte le comunità del Decanato di Gallarate di lasciare libera la serata del lunedì per le attività del Consiglio pastorale sia decanale che parrocchiale o della Comunità pastorale, equamente divisi tra i due Consigli e cioè primo e terzo lunedì per le attività decanali mentre il secondo e il quarto sono dedicati alle attività parrocchiali; questo nel tentativo di evitare fastidiose e inutili sovrapposizioni e quindi consentire la più ampia partecipazione. Ovviamente non tutti i lunedì saranno impegnati con sessioni del Cpd, infatti le sessioni sono circa 5 all’anno, per gli altri lunedì sono previste riunioni delle Commissioni decanali. Infatti, anche nel Decanato di Gallarate si è intrapresa la modalità operativa che prevede la costituzione di Commissioni decanali che coadiuvano il Cpd nella sua attività.

Per quanto riguarda la rappresentanza, si sono introdotti nel Cpd rappresentanti di ogni associazione e movimento che operano sul territorio decanale e che siano di ispirazione cristiana, ci sono poi rappresentati tutti gli ordini religiosi che insistono sul territorio, ed evidentemente sono rappresentate tutte le parrocchie e Comunità pastorali, il presbiterio e una rappresentanza anche per l’ospedale e per il consultorio.

Consapevole del proprio mandato il Cpd, deve quindi farsi carico di quelle tematiche che per una singola parrocchia richiedono un investimento troppo oneroso per poter essere affrontato, e d’altra parte la territorialità del tema lo rende non adatto a uno sviluppo diocesano.

Bisogna tuttavia ricordare che le delibere del Cpd, non rivestono nessun carattere di obbligatorietà per le parrocchie, è quindi difficile «misurare» le ricadute che le varie proposte hanno sulla comunità decanale, anche se ogni comunità parrocchiale deve sentirsi interpellata e coinvolta da questi suggerimenti pastorali.

Come è successo per la Carta di comunione per la Missione, redatta dal Consiglio pastorale decanale in sinergia con i Consigli pastorali parrocchiali, in ottemperanza a una direttiva diocesana che per l’appunto chiedeva ai Decanati di impegnarsi a definire e attuare un percorso che ribadisca il tema della missionarietà come tema fondante del nostro essere comunità cristiana vivente su un territorio.

La scelta della Chiesa milanese di perseguire la strada della collaborazione laicale, che in un contesto di comunione vissuta nelle comunità cristiane raggiunga l’obiettivo della corresponsabilità dei laici, passa indubbiamente anche dai Consigli pastorali.

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