Nella cornice della basilica nel cuore di Milano, il confronto fra tradizioni diverse, ma all’insegna di un’unica gioia

di Loris CANTARELLI

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Nella bella sede della basilica di Santo Stefano si tiene l’incontro “Famiglia e festa nei diversi Paesi del mondo”, moderato da don Giancarlo Quadri della pastorale dei migranti della diocesi di Milano.

Apre le “danze” mons. Barthélemy Adoukonou (dal Benin), segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, secondo cui «l’odierna amputazione della dimensione religiosa dalla vita quotidiana non può non avere come conseguenza una visione anch’essa tronca della famiglia. Stretta nella morsa di un mondo iper-meccanizzato e paradossalmente attratta dal divertimento eccessivo, questa non sa più come comportarsi in rapporto al lavoro e alla festa. L’apertura all’esperienza delle altre culture, dove il riferirsi a Dio e al divino è costante, permette di rinnovare la base della riflessione antiropologica sulla famiglia».

Poi è mons. Antoine-Nabil Andari, vescovo in Libano, che – salutato il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazioneper le Chiese Orientali, seduto in prima fila – ha ricordato come la festa in famiglia «costituisce una struttura antropologica, sia essa sacra o profana: la festa è occasione di slegarsi o sbarazzarsi del proprio passato e formulare auguri per il futuro». Perfino i funerali diventano «festa della speranza», con le condoglianze prolungate anche per due o tre giorni «in solidarietà profonda e comunione fraterna autentica da parte di tutta la comunità sociale ed ecclesiale».

Dopo alcune danze di ragazzi e adolescenti della comunità milanese dello Sri Lanka, vestiti in abiti tradizionali e accompagnati dal battito di mani ritmico degli oltre 200 presenti – i coniugi Léon e Marie-Valentine Botolo della Communauté Famille Chrétienne nella Repubblica Democratica del Congo hanno presentato le attività della loro associazione «di preghiera e di vita» dall’ottobre 1984.

Infine, i coniugi Orest e Mariya Vasik della comunità ucraina meneghina hanno trasmesso la loro esperienza nelle maggiori feste cristiane: «Il detto ”Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” in Ucraina non funziona. Anche la Pasqua si festeggia in famiglia, tra parenti e amici».

Poi tutti in Duomo, a incontrare il Papa.

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