Edizione: S. Paolo - Milano - 2012

Questo libro racconta la biografia di Shahbaz Bhatti, il ministro pakistano delle minoranze religiose, che la Conferenza episcopale del Pakistan non esitò a proclamare “martire e patrono della libertà religiosa”. Nel contempo ci informa della situazione di disagio cui è soggetto il cristianesimo in Pakistan e della persecuzione che è in atto in quel Paese contro la Chiesa.

Al suo funerale, racconta il Vescovo di Faisalabad, erano presenti migliaia di persone, soprattutto giovani.

Si è pregato insieme con la bandiera a mezz’asta, cosa non usuale in un paese come il Pakistan; tutti erano infatti persuasi di aver perso un uomo grande, che aveva lottato per rendere più giusta la società.

Shahbaz Bhatti nasce il 9 settembre 1968 a Lafore da una famiglia di chiara tradizione cristiana, peraltro stimata dalle altre confessioni religiose, che ritengono i cristiani persone oneste e affidabili.

Il suo assassinio avvenne due mesi dopo quello del governatore del Punjab, Salman Taseer, che si era distinto per la sua lotta contro l’intolleranza religiosa.

La sua morte ebbe grande eco a livello internazionale e dimostrò quanto sia difficile contrastare il fondamentalismo.

A lui si imputavano soprattutto due colpe: si era battuto contro la legge della blasfemia e per la difesa di Asia Bibi, accusata di oltraggio nei confronti del Corano.

Lo spirito con cui portava avanti la sua battaglia politica è riscontrabile nel suo testamento spirituale.

 “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora , in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi,  i poveri, i cristiani perseguitati, Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per lui voglio morire”.

Shahbaz ha seguito i gradini “normali” della formazione alla Carità.

Dopo il liceo frequentò l’Università per laurearsi in Legge e avere una chance professionale in più per portare avanti la lotta in difesa  dei diritti inalienabili, compresa la libertà di religione.

Nel 2003 ricevette, in Finlandia, il Premio per la libertà religiosa, segno evidente dell’apprezzamento che il suo operato riscuoteva all’estero.

Pluriformi erano le angherie contro i Cristiani. Andavano dalla pressione psicologica ad abdicare dalla propria fede, alla emarginazione civile, alla esclusione dal lavoro, alla difficoltà dell’approvvigionamento alimentare, dato che i negozianti si rifiutavano di vendere i loro prodotti ai Cristiani.

Eletto al Parlamento, divenne Ministro per le Minoranze Religiose, anche per quelle non Cristiane.

Egli era persuaso che, come ebbe a dire nel suo primo discorso tenuto in Parlamento il 29 marzo 2008, il Pakistan dovrebbe essere un paese senza discriminazioni di casta, credo o religione. A suo avviso, le minoranze religiose hanno sofferto come tutti gli altri per creare la nazione e garantire lo sviluppo. Per questo hanno il diritto di vedersi rispettati sotto il profilo giuridico e legislativo e di godere delle pari opportunità.

Desiderava servire l’umanità e garantire alle minoranze religiose il riscatto sociale e l’integrazione, quale premessa per la crescita economica del paese.

Rieletto per un secondo mandato parlamentare si convinse della impellente urgenza del suo impegno e dei suoi progetti.

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