Milano, maggio 2012

di Felice Asnaghi

Emilio Bonicelli, giornalista e scrittore, docente alla Scuola di Giornalismo dell’Università di Bologna, è brillante narratore con trenta volumi pubblicati. Tra le sue opere più recenti e di maggiore successo: “Ritorno alla vita”, testo autobiografico con la testimonianza di dolore e di grazia vissuti nella malattia; “Il primo giorno”, un’interpretazione intensamente poetica del dramma di conversione di Maria Maddalena; “Enzo, un’avventura di amicizia”, l’incontro con un grande amico, chirurgo e appassionato educatore, tra i testimoni più avvincenti del cattolicesimo contemporaneo.
 

Il sangue e l’amore, su richiesta dei lettori, la storica editrice milanese ha deciso di promuovere un’ulteriore ristampa nel 2012, essendo le copie della precedente edizione 2004 terminate.
Il libro si sviluppa su due storie diverse, ambientate in due periodi storici e luoghi differenti. I dieci capitoli alternano le due vicende e solo nell’ultimo si intersecano, svelando al lettore il filo rosso che li lega e che dà significato alle due appassionate avventure umane.
La prima storia è quella di Rolando Rivi, seminarista martire, giovane quattordicenne che nel maggio 2012, la competente commissione vaticana dei teologi “censori” ha approvato la validità del suo martirio in odium fidei. Il 28 marzo 2013 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto che ne riconosce il martirio. Il 5 ottobre 2013 si è celebrata la cerimonia di beatificazione davanti a migliaia di persone riunite nel Palazzetto dello Sport di Modena.
Ne consegue che i luoghi del martirio del beato Rolando sono divenuti meta di incessanti pellegrinaggi, cosa inaudita se si pensa che quelle terre al termine della seconda guerra mondiale furono tristemente inserite in quel fenomeno detto “il triangolo rosso”.
Emilio Bonicelli narra, attraverso i documenti storici e le parole dei protagonisti dell’epoca, la vicenda umana di Rolando, piccolo ma gigante testimone della fede che spese la sua breve vita con il solo scopo di “essere di Gesù” e per questo, a soli 14 anni, subì il martirio ad opera di partigiani comunisti nel 1945, sul finire della seconda guerra mondiale. Al riguardo ben due processi chiarirono l’evolversi di tutta la vicenda: particolari strazianti come la svestizione del giovane, le percosse inaudite, le accuse infamanti e per finire due colpi di pistola che lo freddarono per poi gettare il corpo in una buca del bosco, fanno rabbrividire.
Bonicelli, va detto, non si preoccupa di giudicare l’operato delle brigate partigiane comuniste, racconta i fatti come sono avvenuti. E i fatti schiudono a un orizzonte antifascista ben variegato e non omologato: la figura forte di Valerio il medico cattolico che guidava le Fiamme Verdi e tanti sacerdoti che rischiarono la propria vita come don Venerio.
L’autore allarga lo sguardo sul mondo contadino, alla funzione soccorritrice delle parrocchie di quei paesi dell’Appennino e poi i Commissari Prefettizi che pur tenuti di far rispettare la legge marziale repubblichina, mettono al riparo i renitenti. L’Italia è stata ricca di solidarietà.

Il secondo racconto si dispiega nella Milano di oggi. Una coppia di sposi: Sara e Franco. Lui giornalista che vuol far carriera, è praticamente assente. La giovane moglie invece è a casa ad accudire alla figlioletta Marta di pochi anni. La relazione tra i coniugi è segnata da continue incomprensioni, litigi, scenate.  Bonicelli sceglie persone normali perché sa che è lì che Dio è presente e scrive anche in un modo semplice. Nel mezzo di questa crisi coniugale succede l’imprevisto: a Marta viene diagnosticata una leucemia. Le cure chemioterapiche non hanno alcun effetto benefico, la ricerca di un midollo osseo compatibile si arena di fronte all’impossibilità del donatore di poter effettuare il trapianto. Tutto sembra perduto. Sara, mentre prega la Madonna nella cappella dell’ospedale, incontra Stefania, l’amica del cuore. Dopo l’università le due donne non si erano più incontrate. Si parlano e Sara le confida la sua pena. Stefania le assicura la sua preghiera e quella del suo gruppo di amiche. Stefania ogni giorno fa visita alla piccola Marta. Franco dopo aver ottenuto il part time si assume ogni responsabilità, così moglie, marito e suocera si alternano nei turni per garantire la presenza costante al fianco della figlia. Questa è la famiglia!  La situazione precipita, Marta viene trasportata nel reparto di rianimazione e il tempo sembra scadere.  E qui avviene il miracolo.
Stefania venuta a conoscenza della storia di Rolando Rivi, prende contatto con il parroco di San Valentino (paese dove oggi nella chiesa sono deposte le spoglie del beato Rolando). Questi le invia una busta rossa contenente una ciocca di capelli bagnati dal sangue del martirio che pone sotto il cuscino di Marta. La notte, l’ultima a detta dei medici, è interminabile, scandita dalle “Ave Maria” della madre. Poi è mattino, il cinguettio degli uccelli, la luce che entra dalla finestra, Marta schiude gli occhi, apre la bocca e dice: “Mamma ho sete!”
E la vita continua
La storia è realmente accaduta (con modalità e persone diverse) e pertanto riesce a dare speranza alle persone che sono nelle tribolazioni perché mostra come la preghiera, a volte, agisce nella realtà compiendo veri e propri miracoli e lasciando comunque intravedere “altro da noi”, un “Altro” che salva.

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