Monsignor Giancarlo Quadri presenta la Festa dei Popoli all’Epifania, con la Messa dell’Arcivescovo con le comunità dei migranti

di Cristina CONTI

Monsignor Giancarlo Quadri

Un momento di incontro di tutti i migranti della città con l’Arcivescovo in occasione dell’Epifania. Si terrà domenica 6 gennaio, alle 17.30 in Duomo, la Messa delle comunità straniere di Milano, per celebrare la Festa dei popoli. Una tradizione iniziata dal cardinale Dionigi Tettamanzi e che dura ormai da dieci anni.

«Sono in tutto 25 le comunità etniche della città – , spiega don Giancarlo Quadri, responsabile diocesano della Pastorale dei migranti -. La più grande è quella filippina, segue quella latinoamericana. Sono molto numerosi anche gli immigrati provenienti da Sri Lanka, Cina, Giappone e Romania». Realtà che si sono ampliate e consolidate nel tempo attraverso i ricongiungimenti familiari. Formate da persone che da molti anni ormai vivono e lavorano in Italia. E oggi gradualmente inserite nelle parrocchie. «Sono molto bene organizzate, hanno una pastorale giovanile e una familiare – precisa -. Le comunità filippine, per esempio, sono otto, tra cui quella del Carmine, di San Lorenzo, di San Donato. Mentre quelle provenienti dal Sud America contano addirittura sedici nazionalità diverse».

Popoli diversi per lingua, razza e cultura, ma tutti accomunati da un’unica fede. Una situazione che va oltre i confini della metropoli e che caratterizza ormai anche i piccoli centri. «Direi che in questo momento l’elemento più importante da sottolineare è la nascita di comunità ben organizzate anche fuori dalla città, per esempio a Rho, Legnano, Busto Arsizio, Saronno, fino a Varese, Monza e Lecco. E così in tutta la diocesi – , sottolinea don Quadri -. Persone straniere che condividono un bel cammino nella fede cristiana e che sono profondamente collegate sul territorio».

Il tema di quest’anno sarà “Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza”. Stranieri che lasciano la propria terra mettendosi nelle mani di Dio, alla ricerca di un futuro migliore. E l’Epifania, momento in cui i Re Magi vengono da Oriente a portare i loro omaggi a Gesù Bambino, diventa occasione privilegiata per fare festa insieme. Tutti i popoli del mondo riconoscono Cristo e così anche le diverse nazionalità della città si uniscono per rendergli lode. Ognuno parteciperà a suo modo, in un caleidoscopio di costumi e stendardi, accompagnato da canti e musiche tipici di ogni regione.

«Quest’anno in particolare l’accento sarà posto sulla fede, come raccomandato dal cardinale Scola -, aggiunge don Quadri -. È importante approfondire le ragioni del nostro credere: il Papa e il nostro Vescovo ci invitano a una catechesi seria per un’adesione sempre più personale, anche ricordando il grande evento del Concilio Ecumenico Vaticano II di cui celebriamo i 50 anni. La sfida oggi sono i giovani. Tutti gli adulti si impegneranno, perciò, attraverso la celebrazione eucaristica, a trasmettere la fede, sia con la parola, sia con l’esempio, a giovani e ragazzi sempre molto numerosi nelle diverse comunità». Una fede forte permette di accogliere lo straniero e sostiene l’uomo di fronte a difficoltà e problemi… «Certo, sarebbe difficile spiegare agli immigrati il significato profondo dell’Editto di Costantino, perché provengono da regioni del mondo molto lontane dalla nostra e hanno una cultura diversa. Cercheremo perciò di rendere il nostro messaggio il più concreto e attuale possibile».

Alle 17 ci sarà il ritrovo, poi la Messa presieduta dal Cardinale insieme ai cappellani delle diverse comunità e ai sacerdoti stranieri, che in gran numero, come ogni anno, hanno già dato la propria disponibilità a partecipare all’evento. Ma anche gli italiani sono i benvenuti. «Stiamo vivendo un momento di stanchezza nelle nostre comunità cristiane nei confronti della migrazione – commenta don Quadri -. Siamo più propensi a sottolineare gli aspetti difficili di questo fenomeno, anziché apprezzarne la positività». Crisi economica, perdita del lavoro, tasse elevate, sfiducia nel futuro. Italiani che tornano ad apprezzare i lavori più umili, che hanno bisogno dell’aiuto delle istituzioni e dei servizi sociali e caritativi. Una situazione che inevitabilmente porta a vedere gli immigrati più come antagonisti che come fratelli… «Non dobbiamo chiuderci in noi stessi – precisa don Quadri -. Come cristiani, anzi, dobbiamo accogliere non solo dando alle persone straniere un aiuto materiale e morale, ma anche permettendo loro di partecipare attivamente alla vita delle diverse comunità. È importante, dunque, creare una convivialità delle differenze. Il Regno di Dio, infatti, è formato da persone diverse che vivono e professano la medesima fede».

Per questo la Messa sarà celebrata in Duomo. La Cattedrale, luogo spirituale di eccellenza della città, è segno dell’accoglienza che tutta la comunità cristiana di Milano deve riservare a chi viene da fuori. «Spero che questa festa possa servire a stimolare le nostre parrocchie, e le comunità cristiane in generale, a essere più attente verso il fenomeno della migrazione, favorendo partecipazione e dialogo tra tutti i cattolici che ne fanno parte, a prescindere dalla nazionalità di ciascuno», conclude don Quadri. È solo così, infatti, che potrà realizzarsi una vera integrazione.

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