Nel Pontificale in Duomo l’Arcivescovo ha presentato la Lettera pastorale “Alla scoperta del Dio vicino”. Durante la celebrazione anche il saluto a mons. Redaelli e il Rito di ammissione dei candidati agli ordini sacri

di Pino NARDI

«Nell’Anno della fede tutte le nostre comunità di ogni genere e specie dovranno concentrarsi sull’essenziale: il rapporto con Gesù che consente l’accesso alla Comunione trinitaria, rende partecipi della Vita divina e, per questo, ci spalanca a ogni nostro fratello uomo mentre ci fa consapevoli della presente travagliata fase di storia che stiamo attraversando». Con queste parole il cardinale Angelo Scola, nell’omelia nel Pontificale della solennità della Natività di Maria, ha aperto il nuovo anno pastorale della Diocesi di Milano.

Sabato 8 settembre, in un Duomo affollato (6 mila i fedeli presenti), la Messa, presieduta dall’Arcivescovo, è stata concelebrata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, dal Consiglio Episcopale milanese e da 400 sacerdoti.

Nella sua omelia (in allegato nel box a sinistra) Scola ha indicato il cammino – nel solco della decisione di Benedetto XVI di dedicare quest’anno a ripensare alla fede – puntando alla radice, all’essenzialità. «Come il Verbo per venire in mezzo a noi si è incarnato nel grembo santo di Maria Vergine, così la Chiesa è il luogo in cui, per pura grazia, il Figlio di Dio vuole continuare a venire incontro agli uomini di ogni tempo e di ogni dove – ha detto il Cardinale -. Come fu per Maria, così è per la Chiesa: tutta la luce che in essa risplende proviene dal Suo Signore, Cristo luce delle genti. Maria e la Chiesa sono “speranza e aurora della salvezza del mondo”. La Chiesa non ha altro da offrire agli uomini. Il popolo di Dio, infatti, esiste nella storia “quale sacramento universale della salvezza”. Questa prospettiva storico-salvifica dice, in modo compiuto, cosa sia l’azione pastorale: è ciò che è per la salvezza dell’uomo, non altre cose».

Una fede che è dono, che è gioia e non una scelta di risulta. «La fede cristiana è generata e alimentata dall’incontro con Gesù, Verità vivente e personale – ha sottolineato l’Arcivescovo -: è risposta alla persuasiva bellezza del mistero che ci viene incontro più che esito di una ricerca inquieta, è fiducia nutrita dall’incontro con il Signore più che una scelta causata dalla sfiducia nelle risorse umane e da uno smarrimento che non trova altra via d’uscita».

Per Scola la lettera pastorale Alla scoperta del Dio vicino «intende orientare la vita ordinaria della Diocesi per il 2012-2013, Anno della fede, approfondendo, come ci indica Porta fidei, l’esperienza e la verità della fede, sostenuti dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II e del Catechismo della Chiesa cattolica».

Una riflessione che Scola indirizza «con grande fiducia a tutti i battezzati, alle comunità cristiane della Diocesi e a quanti, anche non credenti, vorranno accoglierla. Auspico che possa orientare la vita e le attività di questo anno di grazia. Nel rapporto inscindibile tra persona e comunità mi auguro che questo semplice strumento possa essere capillarmente diffuso e possa aiutare ognuno di noi a riprendere in modo consapevole l’interrogativo sullo stato della propria fede a partire dalla propria vocazione: “A che punto è la mia fede? Come sto testimoniando con gioia la missione che mi è affidata?”».

Un anno nuovo che inizia nel cammino della Chiesa ambrosiana, ma che ha vissuto due eventi recenti molto significativi: la visita del Papa e la morte del cardinale Martini. «L’anno pastorale cui diamo inizio – ha detto Scola – è segnato dalla gratitudine per quello che abbiamo visto e udito, condiviso e scoperto durante i giorni della visita pastorale del Santo Padre a Milano in occasione del VII Incontro mondiale delle famiglie. Veramente il Successore di Pietro – in quella occasione più che mai – ci ha “confermato nella fede”. Al concorso festante di popolo di allora si è poi aggiunta la mesta e spontanea partecipazione di decine e decine di migliaia di persone al lutto della nostra Chiesa per la dipartita del caro cardinale Martini, nostro zelante pastore per ben 22 anni e significativo punto di confronto per tutti i soggetti che abitano la nostra società plurale. Attraverso questi avvenimenti straordinari Dio ci domanda con forza una più grande responsabilità personale e comunitaria nel vivere l’Anno della fede come effettivo anno di grazia, come grande dono».

Dopo aver ricordato il rito di ammissione dei 23 seminaristi di terza teologia in cammino verso il sacerdozio e dei 7 candidati al diaconato permanente, e salutato con affetto monsignor Carlo Redaelli, già Vicario generale della Diocesi e ora arcivescovo eletto di Gorizia (per lui anche le parole di augurio dell’Arcivescovo emerito cardinale Tettamanzi e del Vicario generale monsignor Delpini ), il Cardinale ha presentato alcuni avvenimenti che caratterizzeranno quest’anno pastorale. «Mi è gradito annunciare a tutti i fedeli della Chiesa ambrosiana che lungo l’Anno della fede, oltre all’anniversario dell’editto di Milano, celebreremo la figura del cardinal Giovanni Colombo in occasione del 20° della morte, del 110° anniversario della nascita e prossimamente il 50° di nomina arcivescovile. Da tempo una speciale Commissione sta preparando le diverse tappe e le appropriate iniziative».

Prima della benedizione, guardando ai candidati al diaconato, il cardinale Scola si è rivolto ai tanti giovani presenti in Cattedrale. «Dovete prepararvi con serietà al cammino futuro, ad amare in vista della formazione di una famiglia cristiana. Chi invece sente di dedicarsi a Dio, lo prenda sul serio. Avete il dovere di capire, però senza indugio. Le cose importanti vanno subito comunicate in maniera discreta a persone amorevoli e mature in grado di capire: a qualche sacerdote, o a consacrati e consacrate, a figure materne o paterne».

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