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Dalla morte alla vita (Gv 5,24)

II domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore. Secondo centenario della presenza Canossiana a Milano, Milano, Basilica di santo Stefano Maggiore - 10 settembre 2023

10 Settembre 2023

1. L’inevitabile

È l’esperienza comune: tutto ciò che nasce muore. I giovani diventano vecchi. I fiori avvizziscono. I palazzi vanno in rovina. Il glorioso casato dei marchesi di Canossa va in decadenza e scompare.
Persino i grandi imperi governano il mondo e poi crollano. La storia è piena di macerie.
La mentalità contemporanea vive di questa evidenza: andiamo tutti verso la morte. È il destino inevitabile.

Anche gli istituti religiosi abitano l’inevitabile: nascono dal niente, fioriscono in modo meraviglioso, si riducono a poco, si chiudono le case e si lascia una grande nostalgia: … quando c’erano le madri…!

 

2. La precarietà genera banalità.

La persuasione dell’inevitabile, la convinzione della precarietà del tutto genera la banalità. Non ci sono cose importanti: tutto va a finire nel niente. Vivere della gloria di un momento, godere il presente. Buttare via il tempo. Rassegnarsi all’insensato.

 

3. L’inaudito

L’annuncio cristiano risuona nel mondo della morte inevitabile come annuncio inaudito: Gesù è risorto. Ha subito la morte e l’ha vinta. Mentre risulta inevitabile che si passi dalla vita alla morte, chi segue Gesù passa dalla morte alla vita.
L’annuncio inaudito è accolto con scetticismo fin dal primo giorno e per i secoli. I santi hanno vissuto con intensità la speranza e hanno ispirato alla promessa di vita eterna la loro dedizione: hanno vissuto intensamente la vita, perché sono radicati nella fede che la vita che Gesù dona è vita eterna.

La gente del nostro tempo non ha nessuna idea né alcun desiderio di vita eterna.
Persino i cristiani sembrano vivere nella persuasione dell’inevitabile finire nel nulla di tutte le cose, anche se lasciano aperta una qualche vaga possibilità: mah! Vedremo… qualche cosa forse ci sarà…

 

4. Vivere nella vita eterna

Chi ascolta le mie parole e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna.
Ecco come siamo chiamati a vivere questa vita: come vita eterna, cioè vita di Dio, vita che la morte non può inghiottire.
Chi ha la vita eterna non si lascia ingannare dalle apparenze, non accondiscende a pensare come il mondo suggerisce di pensare. Non è vero che questa mia vita non vale niente, è la vita di Dio. Non è vero che quello che faccio è inutile e finisce nel nulla: è custodito presso Dio. non è vero che le persone che amo sono scomparse, inghiottite dalla morte: hanno la vita presso Dio.
Vivere le vita eterna significa affidarsi alla promessa e rispondere alla chiamata a essere alleati di Dio perché venga il suo regno, si realizzino le sue promesse:

Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. … Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore (Is 60,17ss).

  • I cristiani sono operatori di pace, invocano la pace, promuovono una mentalità di pace;
  • I cristiani sono chiamati a essere il popolo della speranza, seminatori di speranza: l’opera educativa a servizio di una generazione chiamata a sperare;
  • I cristiani sono assetati di giustizia, cercano giustizia, pretendono giustizia: la prepotenza dei potenti sui deboli non è la logica indiscutibile del mondo.