Gianluca Airaghi, già dirigente e imprenditore, dopo problemi familiari e di salute si è trovato senza lavoro. Ora accoglie i visitatori del Padiglione della Santa Sede e sta pianificando il suo futuro

di Cristina CONTI

Gianluca Airaghi

Rimanere senza lavoro sopra i 50 anni. E non trovare soluzioni per rimettersi in carreggiata. Una situazione che accomuna oggi molte persone. Come Gianluca Airaghi, che ha trovato aiuto nel Fondo Famiglia Lavoro e che oggi lavora a Expo nel Padiglione della Santa Sede.

«Ho lavorato per tutta la vita, da quando avevo solo 14 anni», racconta. Una lunga carriera che l’ha portato a ruoli dirigenziali in settori diversi: prima in banca e poi nell’industria. Dall’89 si mette in proprio e fonda Aegi software, un’azienda che si occupa di informatica. Riesce a fare grandi profitti e ad assumere fino a 24 dipendenti. Ma a causa del troppo lavoro nel 2006 incappa in un forte esaurimento nervoso: «È stata davvero dura, soprattutto perché, proprio nello stesso periodo, è finito anche il mio matrimonio – spiega -. Non sapevo più dove sbattere la testa…». Non è semplice perdere tutto a 53 anni, quando pensi di esserti ormai realizzato, nella famiglia e nel lavoro e di avere finalmente raggiunto la tua stabilità. Quando sei troppo giovane per la pensione e il mercato del lavoro ti considera troppo vecchio per trovare una nuova occupazione.

Qualche tempo dopo Airaghi ottiene la pensione di invalidità civile, che però non gli basta per vivere. Così chiede aiuto: «La cooperativa Betlem mi ha indirizzato al servizio Siloe, che mi ha detto di presentarmi alla cooperativa Vesti Solidali, impegnata a “reclutare” personale per l’Expo. Ho fatto qualche colloquio e mi hanno selezionato per accogliere i visitatori nel Padiglione della Santa Sede». Parlare correttamente inglese e francese è un requisito fondamentale per una manifestazione come questa, perché il 50% dei visitatori arriva dall’estero. «Vengo a Expo tre giorni alla settimana, il venerdì, il sabato e la domenica», precisa. Il suo lavoro consiste nel verificare che i visitatori siano vestiti in modo corretto e non portino viveri. Risponde alle domande sul Padiglione e sul suo significato: uno spazio che aiuta i visitatori a riflettere sulla sobrietà e sulle conseguenze della mancanza di cibo. Gestisce le code in attesa e indirizza le persone alle guide presenti all’interno della struttura. Un lavoro impegnativo, ma anche gratificante e ricco di continui contatti umani: «Mi trovo molto bene, sono contento di questa esperienza – sottolinea -. Il lavoro è semplice e ben organizzato. E l’attività è meno frenetica rispetto a quello che facevo prima, nonostante le presenze nel Padiglione abbiano toccato il picco di 12 mila al giorno».

Per Airaghi il lavoro a Expo durerà fino al 31 ottobre, poi si vedrà. Si sta già muovendo con gli stessi operatori del Fondo per pianificare il suo futuro e cercare una nuova occupazione: «Proprio perché mi sono trovato molto bene con le persone che mi hanno aiutato finora, ho chiesto loro di darmi una mano anche per il dopo…» conclude.

 

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