Ecco due libri best seller: Bianca come il latte rossa come il sangue, di Alessandro D’Avenia e Colpa delle stelle dell'americano John Green. In essi ci sono tutti gli argomenti avvincere ed interessare nella lettura. I personaggi principali sono adolescenti purtroppo ammalati di cancro, quindi pazienti destinati alla morte..

di Felice Asnaghi

bianca come il latte

Alessandro D’Avenia
Bianca come il latte rossa come il sangue
Mondadori, 2010, Milano

Passare una notte in bianco, andare in bianco, alzare bandiera bianca, lasciare il foglio bianco, avere un capello bianco… e già, è bene dirlo subito, per  Leo il bianco è un colore insopportabile: esprime l’assenza, il vuoto, la noia, la solitudine,  la privazione e la perdita di qualcosa e di sé.
E allora per non rischiare di diventare bianco Leo si affida alla musica del suo iPod che mi accompagna e dà colore alla mia giornata.:
Se ho bisogno di innamorarmi: rock melodico. Se ho bisogno di caricarmi: metal duro e puro. Se ho bisogno di pomparmi: rap e crudezze varie, parolacce soprattutto.
Per fortuna per Leo (ma anche per noi) esiste il  rosso  il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è anche il colore dei capelli di Beatrice che con un solo sguardo ti fa sognare.
Occhi verdi che quando li spalanca prendono tutto il viso. Capelli rossi che quando li scioglie l’alba ti viene addosso… Tempesta. Uragano che ti spazza via. Terremoto che fa crollare il corpo a pezzi. Così mi sento ogni volta che la vedo. Lei ancora non lo sa, ma un giorno di questi glielo dico.
E poi c’è Silvia, la compagna di classe, affidabile, serena, con gli occhi azzurri al quale Leo affida i suoi sogni, i suoi sentimenti. Silvia sa ascoltare, consigliare …. ma Beatrice è di più.

Tu fai la stessa vita tutti i giorni, con le stesse cose e la stessa noia. Poi ti innamori e quella stessa vita diventa grande e diversa. Sai che vivi nello stesso mondo di Beatrice e allora…..
Niko, Ciuffo, Stanga e Spugna sono gli amici di sempre, compagni di classe, membri della squadra dei Pirati, in corsa nel torneo di calcetto. Loro sono il rosso colore del sangue che pulsa nelle vene prima di una partita contro la seconda D, è l’adrenalina che sale quando scatta “lo sfidone” in motorino con Niko e magari poi vai a sbattere e ti fratturi un braccio.
Anche i professori, in un primo momento ritenuti da Leo “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”, instaurato il corretto rapporto educativo, sanno dispensare i giusti consigli per affrontare i problemi quotidiani.
Ne è un esempio “Gandalf”, così chiamano quello di religione, che entra in classe e scrive una frase sulla lavagna: “Lì dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Di chi è e che cosa significa questa frase?
Con immenso stupore i ragazzi scoprono che è stata formulata da Gesù Cristo e significa che

Quando ci sembra di non pensare a niente, in realtà noi pensiamo a quello che ci sta a cuore. L’amore è una specie di forza di gravità: invisibile e universale, come quella fisica. Inevitabilmente il nostro cuore, i nostri occhi, le nostre parole, senza che ce ne rendiamo conto vanno a finire lì, su ciò che amiamo, come la mela con la gravità.
E se non amiamo nulla? Impossibile. Te la immagini la terra senza gravità? O lo spazio senza gravità? … Il punto  non è se amiamo o no, ma cosa amiamo.

Con il un nuovo supplente di storia e filosofia il rapporto non è subito confidenziale; Leo inizialmente lo snobba, ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno.
Il Sognatore (ecco appioppato il soprannome) dice che i nostri sogni sono nascosti nelle cose che incontriamo veramente, quelle che amiamo: un luogo, una pagina, un film, un quadro.
E poi ancora: Quando ci si annoia è perché non si vive abbastanza.
Le risposte importanti sono scritte tra le righe dei libri e devi essere tu capace di leggerle!
Ma che cosa vuol dire non vivere abbastanza? Leo allora vuole capire meglio e  entra nel blog del professore; rimane di stucco nel leggere una frase ripresa dal film “L’attimo fuggente”:
Strappare la bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto. Per questo sono al mondo.
Eppure Leo questo film l’aveva visto molte volte ma non se n’era accorto di questa espressione così umana e  profonda.

Ogni mattina, dopo la scuola, Beatrice, con i suoi capelli rossi, aspetta alla fermata dell’autobus, mentre Leo le sfreccia davanti a tutta velocità rischiando ogni volta la vita. Farebbe qualunque cosa pur di attirare la sua attenzione, perché Leo è innamorato, è pazzo di lei. Ma oramai sono giorni che la ragazza non frequenta la scuola, non risponde ai suoi sms. Poi di colpo la notizia terribile, drammatica, devastante: Beatrice ha la leucemia e la sua vita è un lumicino che si sta pian piano spegnendo.
All’improvviso nella vita di Leo tutto diventa bianco, come il dolore folle di chi non sa minimamente come si fa ad affrontare una malattia del genere, come la paura che ci fa scappare, correre lontanissimo, più in fretta che possiamo, lontani dalla morte.
Per un ragazzo di sedici anni stretto nella morsa di due genitori sempre presenti e attenti, non ci sono filosofie di vita da abbracciare, o sistemi morali da seguire,  l’adolescenza è molto di più di un’età, è un vento ineffabile e folle che scompiglia la vita, che porta a maturare, a riflettere, a scegliere e comprendere  che è venuto “il tempo della persona”.  Leo incomincia a scavare a fondo dentro di sé per capire che i sogni non possono morire e per trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.
Di fronte al dolore Leo capisce di non essere solo, c’è  il professore sognatore che lo insegue per i parchi e le panchine della città, la sua mamma, che lo vuole tenere stretto come un bambino, e anche Silvia, la sua amica del cuore che vorrebbe regalargli tutta la forza di cui può essere capace solo una donna.
Ma è lui che sceglie. Accompagnato da Silvia per la prima volta, comincia a frequentare Beatrice.
Leo rivela il suo amore con  un accorato “Beatrice io ti amo” e per tutta risposta riceve un sommesso ma realistico: “È bello che tu lo dica, Leo, ma non so se hai capito, io sto morendo”.
E qui si scrive una delle più belle pagine di questo romanzo che ti fanno venire un groppo alla gola e fatichi a non piangere.
“Non è giusto” esclama Leo.
Beatrice dolcemente lo fissa negli occhi e lo invita alla logica dei fatti: Non è questione di giustizia Leo. Purtroppo è un fatto e questo fatto è capitato a me. Il punto è se io sono pronta o no. E prima non lo ero. Adesso, forse, lo sono. … Tutto l’amore che ho sentito intorno a me in questi mesi mi ha cambiata, mi ha fatto toccare Dio. A poco a poco sto smettendo di avere paura, di piangere, perché credo che chiuderò gli occhi e mi risveglierò vicino a lui. E non soffrirò più.
Beatrice affida a Leo il compito di scrivere i suoi pensieri sul diario perché oramai non riesce neanche a tenere in pugno la penna.  Leo obbedisce e pensa: “Il segreto della felicità è un cuore innamorato” e matura la consapevolezza che  essere se stessi e fare quello che si è chiamati a essere è il compito della vita.  Non solo:
Regalare il proprio dolore agli altri è il più bell’atto di fiducia che si possa fare.
Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto. L’altro è guardare gli occhi e basta, come se fossero il volto. È una di quelle cose che mettono paura quando le fai. Perché gli occhi sono la vita in miniatura.
Quando un rapporto è vero riesce a trasformare anche il mondo circostante. Leo si meraviglia di suo padre che, seppur indaffarato, ha compreso la delicatezza del momento e passa maggior tempo con il figlio. Gli racconta aneddoti della sua gioventù, l’incontro con la mamma, svela il suo interesse per le costellazioni. E Leo ne trae un insegnamento: “L’importante non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno che valga il mare da attraversare”.
Il mio sogno è come quegli aquiloni che costruivo con papà quando ero piccolo. Mesi di preparazione e poi non volavano mai. Solo una volta un aquilone rosso e bianco aveva preso il volo, ma il vento tirava così forte che il filo mi tagliava la mano e lo avevo lasciato fuggire via per il dolore. Beatrice sta volando via così, trascinata dal vento. Provo a trattenerla, ma il dolore del laccio che la lega al mio cuore è sempre più forte...
È la mamma che gli dà la triste notizia della morte di Beatrice.
A questo punto il romanzo si riapre e là dove il seme muore, produce molto frutto e la vita ricomincia.
Dopo l’estate passata in montagna nel silenzio e alla ricerca delle cose essenziali per la propria vita, Leo torna in città e si decide ad aprire la lettera di Silvia che aveva “dimenticato” a casa. Purtroppo  si erano create delle incomprensioni tra i due ragazzi e dopo la parentesi estiva forte era il bisogno di incontrarsi per chiarirsi. E nel cuore del ragazzo si fa spazio la convinzione che “a volte basta la parola di qualcuno che crede in te per rimetterti al mondo”.
A questo punto il lettore (anche il sottoscritto che scrive) tira un respiro di sollievo perché mal sopporta l’idea che la storia con Silvia finisse nel nulla, così si immedesima in Leo mentre legge la lettera di Silvia.  La giovane dichiara il suo amore per Leonardo (scritto per esteso per la prima volta), così da una fraterna amicizia, sboccia un amore vero. La pazienza, la bontà, la maturità, accompagnate dall’arte del dominio di sé della giovane donna, vengono premiate e Leonardo può considerarsi un uomo fortunato ad averla al suo fianco.
Mi piace chiudere questa recensione con le parole che  Alessandro D’Avenia mette in bocca alla mamma di Silvia (e non a caso):
Solo chi fa domande sui dettagli ha provato a sentire cosa sente il tuo cuore. I dettagli. I dettagli: un modo di amare davvero.

John Green,
Colpa delle stelle
Rizzoli, Milano 2012

L’autore di Colpa delle stelle è John Green, nato nel 1977, è cresciuto in Florida e in Alabama mentre oggi vive a Indianapolis. Cercando Alaska è stato il suo primo romanzo che negli Stati Uniti ha vinto numerosi, poi hanno fatto seguito Teorema Catherine e Città di cartaColpa delle stelle (The Fault in Our Stars) è il quarto romanzo e nel 2013 divenuto un film della Paramount Pictures scritto e diretto da Josh Schwartz.
La giovane Hazel frequenta un gruppo di supporto costituito da ragazzi ammalati di cancro. Lei va malvolentieri, lo fa solo per non contraddire la madre. Il caso vuole che tra i coetanei presenti nasca un’amicizia e con uno di loro sboccia l’amore vero che l’accompagnerà per tutta la breve vita.
Si incontrano in una chiesa, formano il “cerchio della fiducia” con centro il crocefisso e ascoltano Patrick il responsabile che coordina il gruppo. C’è una certa competizione all’interno “Ognuno voleva sconfiggere non solo il cancro, ma anche gli altri presenti nella stanza”. Tra i presenti si fa notare il diciassettenne Augustus, un ex giocatore di basket con una gamba amputata.  É la stessa ragazza che lo rammenta nella sua narrazione: «Mi piaceva Augustus Waters. Mi piaceva proprio, ma proprio tanto. Mi piaceva la sua voce. Mi piaceva che avesse fatto tiri liberi esistenzialmente pregni».
Hazel fino a quel giorno non desiderava più di tanto dalla vita: «I miei due migliori amici erano i genitori, il mio terzo migliore amico era uno scrittore che non sapeva nemmeno che esistessi. Tale Peter Van Houten, autore di Un’imperiale afflizione la bibbia di riferimento: Era il mio libro, nel modo in cui il mio corpo era il mio corpo, e i miei pensieri”. E poi aggiunge: “Ciò che mi piace del libro è che ritrae la morte in modo sincero. É così che si muore, nel mezzo della vita, nel mezzo di una frase».  L’incontro con Gus (Augustus) gli cambia la vita. La prima volta che sono soli, lei è alla guida dell’automobile e così racconta: «Ho spento il motore e l’ho guardato. Era proprio bello. So che i ragazzi di solito non lo sono, ma lui sì. “Hazel Grace” ha detto, il mio nome suonava nuovo e migliore in bocca a lui. “é stato un vero piacere fare la tua conoscenza”. “Anche per me signor Waters” ho detto io. Mi intimidiva guardarlo. Non riuscivo a sostenere l’intensità dei suoi occhi azzurro acqua».
Consolidati i rapporti, lei lo fa partecipe del suo smisurato interesse per il libro Un’imperiale afflizione, tanto che Gus inizia una corrispondenza con l’autore. Molte sono le domande che il giovane, soprattutto se il romanzo avrà un seguito. Forte è l’immedesimazione con i personaggi del racconto.
Nel frattempo Hazel ha una ricaduta della malattia. Viene ricoverata in ospedale con una grave polmonite ma per fortuna l’antibiotico somministrato è un ottimo metodo di cura.
Durante la settimana di convalescenza, Gus non manca di visitarla, di starle accanto. Dimessa, sa bene che non potrà mai essere inserita in una lista per trapianto dei polmoni e non le resta che portarsi appresso la bombola dell’ossigeno e farsi iniettare il farmaco salvavita.
Anche Augustus ha i suoi problemi di salute. Già ha perso la gamba ed è cosciente che il cancro lo annienterà. Per questo stringe i tempi nel voler conoscere Peter Van Houten.
Finalmente dall’Olanda arriva una risposta. Attraverso una mail, la segretaria dell’autore avvisa di non poter rendere pubblico la continuità del romanzo per non rischiare di essere copiato. Invita i due ragazzi a recarsi ad Amsterdam che in prima persona li avrebbe edotti sulle vicende di Anna e degli altri personaggi.
Così avviene. I medici concedono il permesso di viaggiare in aereo a Hazel, mentre Augustus, benché non gli sia consigliato viaggiare, si prende ugualmente la licenza. I giorni nella capitale olandese iniziano nel migliore dei modi. Come in una favola cenano in un locale magnifico, dormono in una suite, fanno conoscenza con Lidewij la segretaria dello scrittore. L’incontro con Van Houten è traumatico. Un ubriacone, che non rispondeva ad alcuna lettera dei lettori.
Augustus al ritorno dall’Olanda deve affrontare l’insorgere di una metastasi che lo porta alla morte. Al suo funerale è presente Van Houten che confida alla ragazza di essersi rovinato in quel modo per la perdita della figlia dovuta a un tumore. La giovane scopre inoltre che Augustus aveva scritto qualcosa per lei, ma le pagine erano state strappate dal notebook. Riesce comunque a rintracciarle e scopre che Gus le aveva inviate a Van Houten. Hazel si mette in contatto Lidewij e ottiene le pagine. Augustus le aveva inviate allo scrittore in modo che lui le trasformasse in un elogio per Hazel; Van Houten decide di lasciare le pagine così come sono. Il libro termina con Hazel che accetta l’elogio di Gus.
Vi sono pagine di questo romanzo che contengono brani di interessante spessore etico. Propongo al seguito alcuni passi.
«La depressione non è un effetto collaterale del cancro. La depressione un effetto collaterale del morire».
«La nostalgia è l’effetto collaterale del cancro. No, la nostalgia è l’effetto collaterale del morire».
«Gus ci aveva detto che temeva l’oblio. Io gli avevo detto che il problema non è la sofferenza in sé o l’oblio in sé, ma la perversa mancanza di significato di queste cose, il nichilismo assolutamente disumano della sofferenza. Ho pensato a papà quando mi aveva detto che l’universo voleva essere notato. Ma quello che vogliamo noi è che l’universo si accorga di noi» (Hazel).
«Ricordo che al college seguivo un corso di matematica davvero grandioso tenuto da una vecchina minuscola. Una mattina stava parlando dell’algoritmo ma a metà frase si è interrotta e ha detto: “A volte sembra che l’universo voglia essere notato”. Questo è quello che credo io. Credo che l’universo voglia essere notato. Credo che l’universo sia inverosimilmente prevenuto rispetto alla consapevolezza e che premi l’intelligenza, perché è contenuto quando la sua eleganza viene osservata. E chi sono io che vivo per un brevissimo segmento di storia, per dire all’universo che lui – o la mia osservazione di lui – è temporanea?».
«È questo il problema del dolore. Esige di essere sentito».

 

 

 

 

 

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