I pensieri raccolti tra i soci dell’Azione Cattolica che hanno partecipato alla Camminata del sì conclusa col dialogo col cardinale Scola

di Silvio MENGOTTO

Camminata del sì 2013

Un incontro di festa e di aggregazione, in particolare nel cammino come simbolo evocativo della scelta di fede, quello che l’Azione Cattolica ambrosiana ha compiuto ieri a Mesero, e sfociato nel dialogo tra l’associazione e l’Arcivescovo nella basilica di San Martino a Magenta. Abbiamo raccolto i pensieri di alcuni partecipanti.

Da pochi giorni la giovane Chiara di Giussano si è laureata. Sorridendo, confida: «Questa giornata l’ho vissuta come un respiro di Chiesa, un sentirsi parte dell’Azione Cattolica. A volte in parrocchia si è un po’ isolati. Oggi c’è aria fresca, siamo in tanti, con cose belle. Ne è valsa la pena…». «È bello vedere un’associazione viva che si ritrova in un gesto semplice come questa camminata – dice Alessia, mamma di Leonardo -. Un momento per stare insieme. Con la mia famiglia mi sono ritrovata nella grande famiglia dell’Azione Cattolica».

Il cardinale Scola ha parlato della famiglia come «luogo della differenza imprescindibile» e «dell’amore spontaneo». «Dell’Arcivescovo – continua Alessia – mi ha colpito il suo forte invito a uscire dai nostri gruppi, dal nostro “io”, per andare senza paura incontro alle persone, essere testimoni. Dobbiamo perdere quel pudore, invadere con la nostra gioia le persone e fare testimonianza della nostra fede». Anche Andrea, padre di tre figli e associato da tempo, è rimasto colpito dalle parole del Cardinale sulla famiglia: «Le dinamiche familiari e le sue necessità sono state ben interpretate dal nostro Arcivescovo. Quindi è impegno di tutti portarle avanti».

Per Anna, giovanissima studentessa universitaria, fin da piccola in Azione Cattolica, la Camminata del sì è stata «un’esperienza fantastica per stare tutti insieme e sentirsi parte dell’associazione. Del Cardinale mi è piaciuto il fatto che, confrontandosi con la realtà, trova spunti per spronarci. Ho apprezzato anche il suo invito a essere giovani al servizio di altri giovani». «Un’esperienza bella – aggiunge Ilaria, studentessa novarese -, perché dà un segno di Chiesa che cerca di ritrovarsi l’uno nell’altro, sostenendosi a vicenda in un percorso di fede».

Molti giovani dicono di credere in Gesù e non nella Chiesa. L’Arcivescovo ha invitato a non inseguire questa mentalità. «Spesso ci si vuole sottrarre alle responsabilità, perché certe colpe e certe pecche non siano nostre – riprende Ilaria -. Eppure riguardano tutti. Tutto ciò che avviene all’altro capita anche a te. La responsabilità è anche tua. Anche nell’ottica del prendersi cura l’uno dell’altro. Ho apprezzato ciò che i giovani hanno detto all’Arcivescovo dicendo che “noi abbiamo cercato un’alternativa, un nostro modo di camminare all’interno della Chiesa accettando anche le difficoltà”».

Scola ha richiamato l’attenzione sul dono della fede come possibilità di realizzare una vita compiuta che i cristiani chiamano con il nome di santità. «La santità non è un fatto esclusivo, per pochi – continua Ilaria -. Proprio la concezione mondana della santità è interpretata come dono esclusivo per alcuni. Nello sguardo di Dio il dono è per tutti, come la fede è per tutti. La santità è un percorso accessibile a tutti». Anche a Chiara piace molto l’idea di diventare santa, «ma come realizzazione di sé – precisa -. Ogni persona deve vivere in pienezza la vita. Bisogna trovare il modo per diventare santi all’interno della Chiesa, attraverso un “noi” che aiuta a far crescere l’“io”». «Nel vivere la fede – dice il giovanissimo Andrea – non si può escludere la dinamica della Chiesa, quindi essere in comunione. Viveri soli è difficile, forse impossibile».

La giornata termina col cabaret con Michele Diegoli, figura storica dell’associazione, nota per la sua comicità intelligente e mai banale. Prima di salire sul palco spiega: «Ho detto che facevo questo cabaret ancora prima di averlo scritto, ma ho voluto mettermi alla prova. Questa è una prima assoluta di uno spettacolo che vorrei si intitolasse Prima il Vangelo, secondo me. Sono un po’ apocrifo, gli do un’interpretazione cercando di far notare che a leggerlo bene fa “morir dal ridere”. Quando il Padre e il Figlio ci si mettono c’è sempre dello Spirito!».

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