Come due coccodrilli

Regia: Giacomo Campiotti (Italia-Francia, 1994)

Interpreti : Fabrizio Bentivoglio (Gabriele), Giancarlo Giannini (Pietro), Valerla Colino (Marta), Sandrine Dumas (Claire)

Distribuzione: Italia Istituto Luce 

Durata: 96′

Supporto: 35 mm; Dvd; Vhs

 

Giacomo Campiotti (Varese, 1957) è l’esempio di una generazione di cineasti italiani, ormai vicini ai quarant’anni, che pur dotati di buone capacità hanno sempre incontrato grandi difficoltà a realizzare un film. Il regista varesino prima di esordire nel 1989 con Corsa di primavera è passato attraverso un lungo, ma sicuramente proficuo apprendistato.
Inizialmente giovane aiuto regista di Mario Monicelli frequenta, poi la scuola Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi a Bassano del Grappa. In seguito realizza diversi cortometraggi, tra cui Tre donne e Ritomo al cinema, quest’ultimo tratto da un racconto di Cesare Zavattini.
L’influenza di Olmi, ma anche di Zavattini è evidente in Corsa di primavera. Il film rievoca la vita in provincia di tré bambini. Il mondo magico dell’infanzia è ricordato con nostalgia e visto con un occhio sensibile ai sentimenti più semplici e alla poesia della vita quotidiana. L’interesse per il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, di zavattiniana memoria, è ben presente anche nel film successivo: Come due coccodrilli, che riprende con più maturità alcune delle tematiche presenti in Corsa di primavera. Vedendo Come due coccodrilli ci si rammarica che Campioni abbia dovuto aspettare cinque anni per fare il secondo lungometraggio. Inoltre se non fosse stato per le segnalazioni e i premi ricevuti in alcuni festival intemazionali come Locamo, Puerto Rico e Villerupt, il film rischiava di essere distribuito non solo in ritardo, ma anche molto male. Il pubblico ha risposto positivamente, smentendo quella distribuzione colpevolmente prevenuta verso la maggior parte del nuovo cinema italiano. Un cinema italiano che, attualmente, non sarà il migliore del mondo, ma nemmeno il peggiore e che merita una distribuzione più attenta nel promuoverlo e nel farlo conoscere.
Ritornando a Come due coccodrilli, il film ricostruisce sul filo della memoria di un quarantenne, ritornato dopo molti anni nei luoghi della sua infanzia, i complicati e difficili rapporti con i fratellastri, che l’odiavano visceralmente. La pellicola è paragonabile a una lunga seduta psicanalitica del protagonista, interpretato con grande misura da Fabrizio Bentivoglio, che attraverso il ricordo del passato cerca di liberarsi degli incubi della sua giovinezza che ancora lo angosciano e gli impediscono di vivere una vita normale. Presente e passato si alternano in un montaggio fluido e con i giusti ritmi. Le immagini del passato non si affastellano come in un flusso di coscienza, ma sono disposte in perfetto ordine cronologico. Si è in presenza di due storie che procedono parallelamente e che finiscono con il coincidere. Il protagonista è prigioniero del suo passato e il desiderio di vendetta che nutre verso i fratellastri, che lo avevano sempre trattato con odio e disprezzo, finisce per ritorcersi contro lui stesso, impedendogli di condurre una vita serena. La sua vita è come se si fosse fermata agli anni della giovinezza, ma per gli altri è continuata tranquillamente e lui ha solo perso del tempo. Attraverso gli occhi del protagonista, che rivive il suo passato, il film mette a fuoco anche i traumi e i drammi che s’instaurano nei rapporti familiari, specie se quest’ultimi sono complessi e anomali. In fondo tutti e quattro i figli sono vittime innocenti di una situazione determinata dal padre. Un padre borghese, perfettamente interpretato da Giancarlo Giannini, che cerca di ottenere un’impossibile serenità nei rapporti tra i figli avuti dalla moglie e quelli avuti dall’amante. Alle tensioni e alle conflittualità familiari fa da contraltare la quiete e la bellezza del paesaggio lacustre di Varenna, sul lago di Como, o il lavoro nella vetreria del padre. Come due coccodrilli scava nel profondo dei sentimenti umani, mette a nudo il male di vivere dell’infanzia, spesso causato dal mondo degli adulti e le sue autodifese, ma sempre con grande delicatezza ed equilibrio e senza pronunciare esplicite condanne o assoluzioni per nessuno. Dal punto di vista estetico-formale il film si fa apprezzare, oltre che per le riprese dei paesaggi, per l’uso preciso e funzionale alla narrazione dei movimenti della macchina da presa.

Raffaele De Berti
Attualità Cinematografiche

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