Il ricorso alla collaborazione di persone spesso provenienti da Paesi stranieri per la cura dei familiari sta portando a un nuovo assetto della società che deve diventare una risorsa per la famiglia come “Chiesa domestica”. Come si è discusso in questo incontro.

All’incontro “Figure di collaborazione alla famiglia: assistenti familiari, colf”, moderato da Antonia Paoluzzi, hanno partecipato Armando Montemarano, Presidente dell’Associazione italiana di diritto sociale, Domitilla Catari, dalla Bolivia, suor Innocenza Gregis, dall’Argentina, e Nina Kaluska, dall’Ucraina.

«Di fronte all’incapacità degli Stati di sovvenire integralmente alle necessità di cura dei familiari si è andato affermando sempre più il ricorso alla collaborazione di persone esterne alla famiglia spesso provenienti da Paesi stranieri che hanno dato vita ad imponenti fenomeni migratori», spiega Montemarano. Un nuovo assetto della società che può e deve diventare una risorsa e un’opportunità per la famiglia di essere “Chiesa domestica”.

Domitilla Catari Torres è Segretario della confederazione latinoamericana della lavoratrici domestiche e si è battuta affinché  nel suo paese venisse riconosciuto il lavoro svolto nelle case e venisse stabilito un salario minimo. «Con il mio lavoro credo di avere dato qualcosa a ognuna delle famiglie per le quali ho lavorato – dice Domitilla : la possibilità di vivere bene, nell’ordine e nella pulizia».

Per suor Innocenza Gregis «troppo spesso ci scontriamo con  vecchi preconcetti razziali e discriminazioni, mentre la diversità è una ricchezza per l’umanità. Ognuno di noi ha la possibilità di essere apostolo all’interno delle famiglie».

Nina Kaluska a fine anni Novanta è arrivata in Italia per lavorare e dare la possibilità ai suoi figli di frequentare l’università. Oggi la figlia più grande è medico anestesista e il più piccolo laureato in Economia e commercio lavora in una società americana. «Ho imparato l’italiano leggendo le dispense che portavo a casa dalla Messa e ho pregato sempre tanto per i figli che erano lontani. Nel contesto familiare vivo un rapporto di rispetto e cerco di occuparmi di coloro che hanno bisogno come fossero miei fratelli».

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