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Chi può cantare: «Il mio cuore esulta nel Signore»?

Professione solenne di suor Ada Maria, Viboldone, Monastero SS. Pietro e Paolo - 10 gennaio 2026

10 Gennaio 2026

1. Il bene introvabile

Sì, è il desiderio di tutti.

Ci sono molti, però, che ritengono che sia un desiderio ingenuo, irrealizzabile: consigliano di accontentarsi di molto di meno, di qualche momento di sollievo, di quale esperienza di euforia.

Ci sono alcuni che sono convinti che ogni desiderio è un diritto e perciò lo pretendono e poiché il loro desiderio non viene soddisfatto sono arrabbiati, protestano contro la vita, contro il destino o contro qualche fantastica immagine di Dio.

Ci sono alcuni che sono convinti di sapere come soddisfare il desiderio del bene più necessario e si impegnano e si ingegnano e si esasperano e inventano sempre strade da tentare, si stancano invano.

Sto parlando, evidentemente, del desiderio di tutti, cioè della gioia, il bene introvabile, il risultato irraggiungibile, il sogno irrealizzabile.

 

2. «Io gioisco pienamente nel Signore»

Ecco «il lieto annuncio» che oggi viene portato ai poveri: c’è qui un’esperienza del compimento del desiderio di tutti, il bene introvabile è offerto come dono, il sospiro dei profeti si compie: «Oggi si è compiuta questa Scrittura».

Suor Ada Maria risponde oggi all’annuncio ed alla chiamata di Gesù, e questo evento è la rivelazione del desiderio compiuto: la gioia è possibile, nel Signore è piena. La comunità monastica che accoglie la professione solenne di suor Ada Maria celebra questo momento di grazia e si offre come segno che la promessa di Dio non delude, si compie qui e si irradia per noi tutti che ne siamo testimoni.

 

3. La gioia, dono del Signore, è una smentita

Che cosa dice questo evento a noi che siamo qui radunati e a tutti coloro che ne partecipano in qualsiasi modo? La rassegnazione, la rabbia, la presunzione sono smentite dall’evento che celebriamo: la gioia è dono del Signore Gesù, è la partecipazione alla sua gioia.

 

4. La gioia, dono del Signore, è una veste feriale

Si compie la promessa del profeta: «Mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli». Il Signore dona una gioia che riveste di luce non solo i giorni di festa, gli eventi solenni, le manifestazioni pubbliche. Non si riduce ad un “vestito della festa”. È la veste ordinaria, è l’abito di casa: è una disposizione interiore che accompagna ogni ora di ogni giorno. È infatti la relazione con Gesù, l’ascolto delle sue confidenze, la fede nella sua presenza che accende la gioia come un dimorare nel fuoco, come un abitare nello stupore, come un riposare nell’abbraccio: «perché io gioisco per la tua salvezza».

 

5. La gioia, dono del Signore, è custodita nella docilità al dono dell’amore

Non parliamo di un’esperienza individuale, di una specie di mistico privilegio per anime elette. Piuttosto riconosciamo che è nell’obbedienza al comandamento dell’amore reciproco. Può sembrare impossibile, ma nel cuore di ogni figlio dell’uomo abita la grazia di poter amare: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo […] in questo conosciamo di essere figli di Dio».

Per ospitare la gioia è quindi necessaria una casa: per ricevere il dono della gioia devo abitare con te, sorella; con te, fratello. La comunità, monastica o familiare o parrocchiale non è perfetta, non è un paradiso in terra, non è una garanzia di gratificazione: è però il luogo necessario per praticare il comandamento che è principio di gioia, cioè l’amore. La comunità vive tutte le stagioni, la giovinezza come la vecchiaia, la salute come la malattia, la prosperità come gli stenti, ma una cosa è certa: senza la pratica del comandamento non gravoso non si può ospitare la gioia.