Dopo i lavori di ristrutturazione, dispone di 93 posti letto a basso costo per lavoratori italiani e stranieri. Don Davanzo: « Serve un piano strategico di housing sociale coordinato dalla pubblica amministrazione»

Il Centro di Accoglienza Monluè si rinnova. Cambia nome. Diventa più ampio e confortevole. Con una facciata tirata a lucido, elimina le rughe del tempo. Ma soprattutto entra a pieno titolo all’interno di un ampio e articolato network di strutture di accoglienza. Identica rimane la vocazione: offrire alloggio a prezzi accessibili in una città dagli affitti cari come Milano e garantire ai soggetti deboli accompagnamento sociale. Il nuovo centro di accoglienza intitolato a Papa Giovanni Paolo II è stato inaugurato sabato mattina dal vicesindaco Maria Grazia Guida e dal vicario episcopale monsignor Erminio De Scalzi.
 

La ristrutturazione

Costruito nel quartiere di Monluè nei primi del ‘900 per essere adibito a scuola, l’edificio fu concesso in locazione dal Comune di Milano all’associazione “Centesimus Annus”, che lo trasformò nel ’97 in una casa di accoglienza per lavoratori stranieri. Il deterioramento dovuto al tempo e le nuove normative hanno reso necessario un intervento di ristrutturazione.
L’intervento sostenuto per più della metà dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali oltre ad adeguare e a migliorare l’efficienza degli impianti idraulico-elettrico e di riscaldamento ha consentito di valorizzare gli spazi inutilizzati. In seguito ai lavori, infatti, la ricettività è stata quasi triplicata, portando i posti letti disponibili da 34 a 93. Sono stati ampliati gli spazi comuni e la zona pranzo e cucina. I servizi igienici sono stati adeguati alle nuove capacità ricettive. Completamente rinnovati anche gli arredi. Inoltre Casa Monluè si presenta completamente rinnovata pure all’esterno. Grazie ad un attento lavoro di restauro, le facciate hanno ritrovato il loro originario pregio architettonico.
 

Il progetto sociale

Oggi Casa Monluè è un centro di accoglienza per uomini italiani e stranieri a basso reddito. Dispone di camere singole, doppie e triple per le quali è richiesto un contributo mensile ridotto. Oltre ai servizi di un pensionato (spazi cucina, lavanderie e sale ricreative, un servizio di custodia 24 ore su 24) è in grado di offrire agli ospiti il supporto per un percorso di inserimento o re-inserimento sociale, a seconda dei casi, grazie alla presenza di educatori e assistenti sociali che possono contare su un network di cooperative e organizzazioni impegnate da anni contro il disagio. Inoltre attività ricreative e corsi di italiano e di formazione per gli stranieri saranno organizzati da volontari. Il nuovo progetto sociale realizzato contemporaneamente all’intervento architettonico ha visto il coinvolgimento del Consorzio Farsi Prossimo promosso da Caritas Ambrosiana, che attraverso 11 cooperative ha una consolidata esperienza nell’ambito dell’accoglienza di soggetti svantaggiati: gestisce a Milano, in convenzione con il Comune, il centro diurno e gli 8 centri di accoglienza residenziali della città per richiedenti asilo e rifugiati politici, oltre a 45 strutture residenziali e più di 50 appartamenti nel resto del territorio diocesano: province di Milano, Monza e Brianza, Varese, Lecco. In particolare la gestione di Casa Monluè, di proprietà del Comune di Milano, è affidata dal Consorzio alla cooperativa Farsi Prossimo che sarà supportata dai volontari dall’associazione “Centesimus Annus”.
 

I costi

I costi previsti per la ristrutturazione e lo start-up superano 1.600.000 euro di cui 741 mila finanziati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del progetto “Star bene a Milano: un’ipotesi concreta di integrazione abitativa”, 450 mila finanziati dalla Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto “Una casa per Monulé”, 315 mila sono stati coperti da Caritas Ambrosiana, e circa 100 mila da sponsor e donazioni di privati tra cui la Banca di Credito Cooperativo di Sesto San Giovanni, PricewaterhouseCoopers, la Lega Calcio Serie B.
 

Gli ospiti

Nei mesi scorsi il Consorzio Farsi Prossimo ha messo a disposizione Casa Monluè per far fronte all’Emergenza Nordafrica. Già da questa estate, quindi, sono accolti nella parte della struttura che era già stata ristrutturata 24 richiedenti asilo provenienti dalla Libia, nell’ambito di un piano concordato con il Comune di Milano e la Prefettura. I posti rimanenti saranno destinati a lavoratori italiani e stranieri, in grado di sostenere un modesto contributo per l’affitto del posto letto. Per avere accesso alla struttura è sufficiente sostenere un colloquio di idoneità con gli operatori.
 

Un sistema integrato di accoglienza

«Con Casa Monluè nasce un sistema integrato di accoglienza. Con questa struttura infatti aggiungiamo il pezzo mancante ad un ideale percorso di integrazione abitativa, che inizia dal contatto dei senza tetto in strada, con gli operatori dell’unità mobile, passa dal Rifugio Caritas, il ricovero notturno temporaneo, e il centro di via Barzaghi del Comune per l’accoglienza durante l’emergenza freddo, per proseguire verso soluzioni via via più autonome, nei pensionati e negli appartamento sociali», ha messo in luce il presidente del Consorzio Farsi Prossimo, Massimo Minelli.
«Finalmente si completa un modello di accoglienza costruito nel tempo. Tuttavia, mentre mi sento di condividere la soddisfazione per questa importante opera, non posso non osservare che la strada per costruire una città veramente accogliente e solidale è solo agli inizi», ha detto il direttore di Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo. «La crisi economica – ha proseguito – si accanisce sui più deboli e fa cadere nella povertà anche chi era riuscito fino ad ora a restare in equilibrio su quel filo sempre più sottile che separa i salvati dai sommersi. In questo contesto, paradossalmente proprio mentre Milano guadagna uno skyline più moderno, l’abitare a Milano è diventata un’emergenza per sempre più persone». «Invito tutti – ha esortato dunque don Davanzo – ad avere più coraggio, e mi rivolgo in modo particolare alla pubblica amministrazione perché si ponga al centro di un grande programma di housing sociale per Milano che coinvolga il privato sociale e gli operatori immobiliari ed economici più sensibili. È giunto il momento di tornare a pensare alla casa come a un bene primario non più come a uno strumento di speculazione».
«Questa inaugurazione è un evento che per la città rappresenta un segnale culturale e di presa di coscienza civile prima che sociale. Questo perché esperienze come Casa Monluè si caratterizzano sempre più per essere luoghi che superano il mero assistenzialismo e dove, attraverso l’ospitalità, costruiamo cittadinanza inclusiva, sosteniamo percorsi di autonomia e favoriamo la coesione sociale. Noi vogliamo una città plurale e aperta dove le diversità diventano risorse. Luoghi di accoglienza come questo, pur non esaurendo il fabbisogno delle fragilità metropolitane, aiutano a realizzare il nostro obiettivo», ha dichiarato il vicesindaco Maria Grazia Guida.

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