Inaugurazione dell’appartamento confiscato alla criminalità organizzata e assegnato alla Don Gnocchi

Per ora ci abitano Alessandro e Simone, due ragazzi non ancora trentenni – con il supporto di un’educatrice -, ma in un prossimo futuro si aggiungerà anche qualcun altro… Si tratta di ragazzi con disabilità lieve, desiderosi di costruirsi una vita autonoma, per i quali la Fondazione Don Gnocchi ha attrezzato una residenza a Milano, denominata “Casa del Sole”. Una dimora luminosa, che accende l’entusiasmo dei protagonisti: «Proprio così – dicono -. Siamo diventati “grandi” e viviamo insieme ad altri ragazzi in una casa tutta nostra. Possiamo decidere e organizzare la nostra giornata autonomamente e siamo felici di poter invitare a “casa” i nostri genitori e gli amici… È proprio una bella esperienza!».

La “Casa del Sole” si trova in via Canonica 87 a Milano e verrà inaugurata mercoledì 5 dicembre, alle 10.30, con una cerimonia alla quale prenderanno parte, tra gli altri, l’assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute del Comune di Milano Francesco Majorino e il presidente della Fondazione Don Gnocchi monsignor Angelo Bazzari. L’appartamento è infatti uno dei 300 beni confiscati alle mafie in città ed è stato assegnato in comodato d’uso dal Comune di Milano alla Fondazione Don Gnocchi. La sua inaugurazione rientra nel programma del “Festival dei Beni Confiscati alle mafie”, promosso dalla città di Milano e apertosi lo scorso 9 novembre con un incontro a Palazzo Marino sui temi della legalità, che ha visto presenti, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, l’assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino e il presidente onorario di “Libera” Nando Dalla Chiesa.

La “Casa del Sole” è autorizzata e accreditata come “progetto sperimentale di appartamento protetto”, in grado di ospitare giovani che si caratterizzano per una disabilità lieve, tale da consentire percorsi di autonomia abitativa. Si trova al quarto piano di una casa di ringhiera, servita da ascensore, ed è composta da ingresso, cucina, soggiorno, tre camere, tre bagni, una lavanderia e un terrazzo. Lo stabile è collocato in una zona ricca di servizi e di opportunità di socializzazione, ottimamente servita dai mezzi di trasporto pubblico che lo rendono facilmente raggiungibile.

«Il progetto – spiega Elena Morselli, responsabile del Servizio Socio Educativo del Centro “Santa Maria Nascente” di Milano – è stato realizzato grazie a un cofinanziamento della Fondazione Cariplo, allo scopo di offrire una soluzione abitativa a ragazzi con disabilità, favorendo un’esperienza di vita “indipendente” dalla famiglia di origine. Un percorso formativo condotto dall’educatrice Annamaria D’Angelo, che ha coordinato sin dall’inizio le attività inerenti il progetto, e dalla dottoressa Alessia Carugo, psicologa, che ha preparato i ragazzi e le famiglie al reciproco distacco. Dall’inizio del 2012 i ragazzi hanno iniziato a vivere in appartamento, da lunedì a sabato, insieme a due operatrici, un’educatrice e un’assistente familiare. Le operatrici accompagnano gli utenti nella gestione del quotidiano, promuovendo l’acquisizione e il consolidamento di autonomie nella cura della persona, nella cura e riordino del proprio spazio di vita e nelle abilità domestiche legate all’alimentazione (fare la spesa e preparare semplici menù), nella gestione del proprio tempo libero e nei percorsi di autonomia sul territorio».

Proprio per favorire una maggiore autonomia abitativa degli utenti, nell’appartamento è stato installato un sistema domotico: ogni ragazzo ha in dotazione un iPad e attraverso un touch screen può fare una serie di cose, semplicemente facendo scivolare le dita sullo schermo. Il sistema domotico installato in appartamento permette così agli ospiti di controllare l’attività della casa a distanza da una stanza all’altra, avendo la visione d’insieme di tutto l’appartamento.

«Il contesto in cui vivono i ragazzi è molto accogliente – prosegue Elena Morselli -. Hanno socializzato con i vicini, che sono sempre pronti ad ascoltarli, e molte volte li invitano a casa loro per fare “quattro chiacchiere”. La casa è aperta a tutti: genitori, amici dei ragazzi e dei genitori, nuovi amici, volontari. La rete sociale per ciascuno di loro nel tempo si allargherà sempre di più in quanto conosceranno gli amici l’uno dell’altro. I ragazzi continuano inoltre a frequentare le attività di tempo libero a cui partecipano da tempo: attualmente qualcuno frequenta l’attività di tempo libero della Fondazione Don Gnocchi, l’associazione “Handicap su la testa”, l’associazione “Il Fontanile”, il “Progetto Vela Insieme”, che ha sede in Toscana, o altre realtà gestite da volontari. Alcuni dei ragazzi frequentano corsi di equitazione, teatro/danza e musica. Durante la fascia mattutina e pomeridiana, un ragazzo frequenta un Centro diurno disabili (Cdd) e un altro il Servizio di Formazione all’Autonomia (Sfa). Come previsto dal progetto, si intende mantenere il legame con i servizi diurni territoriali frequentati (Cdd e Sfa) e promuovere, laddove necessario, l’impegno occupazionale o di lavoro protetto di questi giovani».

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