Parte la fase-due di “Madre Adolescente”, il progetto di assistenza a donne giovanissime alle prese con gravidanza e maternità. Moderni strumenti di supporto e servizi decentrati sul territorio

di Francesca LOZITO

In Lombardia si registra un trend costante: oltre mille bambini nascono da una mamma che ha meno di 19 anni. Sono gli ultimi dati Istat riferiti al 2012, che registrano 207 babymamme minorenni e 866 tra i 18 e 19 anni. Di fronte a un fenomeno comunque rilevante parte il rilancio del progetto di sostegno alle madri adolescenti. In questi giorni il Centro Aiuto alla Vita ambrosiano, in collaborazione con la Fondazione opera Pia San Benedetto di Trezzo sull’Adda e col sostegno della Regione Lombardia, ha dato avvio alla fase-due dell’iniziativa volta a sostenere le donne che, rimaste incinta giovanissime, decidono di tenere il bambino. Il nuovo progetto si chiama Babymamme e ha cambiato, oltre ad alcuni partner, anche alcune caratteristiche, per tentare nuove strade di ascolto e supporto. Avrà la durata di un anno e un finanziamento intorno ai 40 mila euro.

A spiegare la nuova sfida è Maura Bartolo, del coordinamento sociale del Cav ambrosiano: «Questa volta abbiamo deciso di decentrare il nostro intervento su tre luoghi. Il limite di Madre Adolescente era infatti quello di essere troppo legato all’Ospedale San Paolo di Milano. Un elemento che, se da un lato permetteva di avere un valido intervento specialistico, dall’altro scoraggiava alcune giovani donne dall’accedere al servizio». Se l’ospedale inibisce, ecco la scelta di uscire dalle mura del nosocomio e di dare maggiore attenzione e spazio al contesto educativo e sociale: Babymamme opererà nel centro Cav di via delle Camelie (zona Primaticcio), si appoggerà allo Spazio Agorà di Quarto Oggiaro e andrà anche a Trezzo sull’Adda. «Ci rendiamo conto che le caratteristiche delle giovani madri di queste tre località sono molto diverse tra loro e che in alcuni casi potremo lavorare su numeri molto ridotti e su territori difficili, dove potremo incontrare anche diffidenza – ammette Bartolo -. Ma ci siamo detti che vale la pena provare…».

Forti anche dei numeri del progetto appena concluso. A febbraio si è infatti chiusa la prima fase di “Madri Adolescenti, due minori a rischio”: quasi 60 giovanissime mamme coinvolte nel progetto, 40 delle quali inserite in un percorso di accompagnamento per i primi due anni di vita del bambino; 262 colloqui di accoglienza, valutazione e supporto psicologico; 80 ore di osservazione delle interazioni madre-bambino. Sono stati usati anche metodi di supporto innovativi, come il video feedback, una tecnica che si basa sull’osservazione dell’interazione madre-bambino attraverso riprese video, e la successiva condivisione e discussione dei filmati con le madri. In questo modo si analizza che cosa succede nel primo anno di vita del bambino e questa tecnica aiuta a riequilibrare l’atteggiamento delle mamme adolescenti, che possono passare dall’estremo dell’iperpresenza a quello dell’assenza. Ma non è stato l’unico supporto utilizzato: le giovani mamme sono state seguite anche da neuropsicologi, neuropsicomotricisti e psicologi. Un sostegno complesso perché, come è emerso dalla prima fase del progetto, un buon 30% di queste giovani donne si portano dietro una storia di abuso.

Stima, autostima e identità sono dunque le parole chiave che indicano il raggiungimento dell’equilibro del rapporto tra mamma e bambino. E poi c’è l’aspetto sociale: “Madri Adolescenti, due minori a rischio” ha cercato di aiutare anche l’inserimento nel contesto sociale. Con un lavoro sul territorio per promuovere politiche per l’alloggio, l’accesso ai servizi e una comunità che contribuisca al benessere del nuovo nucleo familiare. Perché si tratta di un investimento per il futuro.

Ora con Babymamme l’équipe multidisciplinare messa a punto dal Cav sceglie di sfruttare alcune risorse del territorio: «Noi non vogliamo sostituirci a nessuna delle figure già presenti – precisa Bartolo -. Piuttosto, ci piacerebbe molto collaborare. Siamo convinti, infatti, che si facciano molte cose a livello sociale, ma che poche iniziative riescano a interagire tra loro». Per questo, la figura dell’educatore sarà sempre del luogo: «Questo ci permetterà di conoscere equilibri e storie delle famiglie». Un aspetto importante, perché gli studi affermano che una gravidanza precoce si verifica quasi sempre dove c’è un contesto familiare complesso.

Non prevale una provenienza delle giovani mamme dall’Italia o dall’estero: «La situazione è molto equilibrata – conclude Bartolo -. Ma le storie magari sono diverse: ci possono essere di mezzo ricongiungimenti familiari, piuttosto che un rapporto difficile tra la madre adolescente e sua mamma…».

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