La sfida di oggi è quella di cogliere che il nostro credere tocca tutti gli ambiti del vivere

di don Walter MAGNONI
Responsabile Servizio per la Pastorale sociale e il lavoro

giovani

A volte vale la pena di provare a uscire dalle quattro mura dell’aula di catechismo. In realtà questo già avviene in molte parrocchie della nostra Diocesi. Conosco realtà che portano i ragazzi della catechesi a visitare Chiese e battisteri, dipinti e mosaici. I ragazzi attraverso l’incontro con la bellezza dell’arte sono aiutati a comprendere il mistero del Dio che si è fatto carne.

Un altro tipo di esperienza assolutamente necessaria è l’incontro con la realtà sociale in cui le persone vivono. Il senso di questo incontro è semplicemente quello di mostrare il nesso fondamentale tra fede e vita. Infatti, il rischio del nostro tempo appare la separazione tra la pratica religiosa, talora relegata nel privato e nella celebrazione parrocchiale e la vita che invece si svolge altrove. La sfida di oggi e forse di ogni stagione è invece quella di cogliere che il nostro credere tocca tutti gli ambiti del vivere. Il cristiano vive nella città con un’attenzione per la cosa pubblica e a partire dal comandamento “nuovo” di Gesù sull’amore sente decisiva la centralità della persona. Per questo la catechesi ha tra le sue priorità il formare uomini e donne che sappiano essere testimoni del Vangelo laddove vivono, prendendosi cura della Polis.

Nella storia della Chiesa in ogni epoca abbiamo assistito al grande contributo dato dai credenti in Gesù Cristo alla società. Significativa fu l’esperienza benedettina. Uomini dediti al Vangelo fecero sorgere attorno ai monasteri i primi distretti industriali e attraverso l’opera di bonifica permisero la nascita di villaggi e città. Ma lo stesso accadde attorno al carisma francescano: in un’epoca segnata dall’usura, il genio di questi religiosi inventò i Monti di pietà e i Monti frumentari che permisero a tante persone di superare le gravi difficoltà economiche del tempo.

In questo tempo diventa altrettanto fondamentale trovare nuove forme di sostegno alla città e al lavoro. Un esercizio utile credo sia quello di portare i ragazzi in giro per la città a vedere i luoghi dove la gente s’incontra, il traffico, il verde, la presenza o meno di cestini dove mettere i rifiuti. Sarebbe interessante anche attraversare la città con persone in carrozzina per rendersi conto delle barriere architettoniche. Diceva giustamente il filosofo Pietro Barcellona: «Non esiste l’idea di città, esistono le città che sono diventate parti della tua storia e della tua vita. Dopo aver elaborato questa esperienza puoi cercare di costruire un “concetto”».

Ma la città è fatta anche di case ed entrare in una casa è sempre un’esperienza che apre un mondo nuovo. Da chi è abitata la città? Come vivono gli anziani? Dove s’incontrano gli stranieri? Vedere la città per farla diventare motivo di preghiera e per pensare, con l’intelligenza della fede, possibili soluzioni per sostenere chi è in difficoltà. Questo mi pare un modo serio per iniziare a far entrare nella vita quello che è il Vangelo. È uno degli scopi di una catechesi che si vuol porre in linea con il suggerimento del nostro Cardinale che ci invita ad «abbattere i bastioni».

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