Lo scorso 21 marzo a Milano è stato firmato il protocollo d’intesa tra la Regione Lombardia e la Regione Ecclesiastica Lombarda per la disciplina del servizio di assistenza religiosa cattolica negli enti sanitari e assistenziali accreditati. A firmare l’intesa il cardinal Tettamanzi e il presidente Roberto Formigoni.

di Giuseppe Merisi
Vescovo delegato della Cel per la Carità e la Salute

La recente sottoscrizione del protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e Regione Ecclesiastica Lombarda per «la disciplina del servizio di assistenza religiosa cattolica negli enti sanitari e assistenziali pubblici e privati accreditati» è un atto, un’intesa frutto di un lungo lavoro di confronto e di preparazione.

Intende promuovere l’attuazione dei principi costituzionali e religiosi a partire dal Concordato e dal Protocollo addizionale del 1984, nel contesto della legge della Repubblica italiana n. 833 del 1978 istitutiva del Servizio sanitario nazionale.

I contatti con la Regione Lombardia, e con l’assessorato alla Sanità, che sono stati gestiti per noi dall’Osservatorio giuridico legislativo della Regione Ecclesiastica, d’intesa con il Servizio della Pastorale sanitaria, hanno portato a un esame approfondito di un testo che siamo sicuri potrà consentire la miglior attuazione di un servizio importante come quello dell’assistenza religiosa, nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del cittadino, con l’impegno della Regione a far in modo che l’Azienda sanitaria locale (o le aziende ospedaliere o gli istituti scientifici o gli enti assistenziali) provvedano all’espletamento del Servizio di assistenza religiosa cattolica, d’intesa con gli Ordinari diocesani competenti per territorio.

Il testo dell’intesa è stato sottoposto con esito positivo alla Santa Sede per la necessaria “recognitio”.
Così ha detto il cardinal Tettamanzi, in occasione della sottoscrizione, in qualità di presidente della Conferenza episcopale lombarda: «Il testo sottoscritto non mira ad altro che a consentire alla Chiesa – nel contesto di una società e di una cultura che, pur in mezzo a non poche contraddizioni, sentono il bisogno di una più profonda e integrale umanizzazione e di una più matura e moderna democrazia – di svolgere liberamente e responsabilmente la sua missione nelle “cattedrali” della sofferenza umana, in cui, per riprendere le parole di Giovanni Paolo II, “l’essere umano non aspira a un benessere solo fisico o spirituale, ma a una “salute” che s’esprima in un’armonia totale con Dio, con se stesso e con l’umanità” ( Messaggio per la XIII giornata mondiale del malato 2005, n. 7). Per questo servizio, la Chiesa si avvale non solo di uno o più sacerdoti-cappellani, ma anche di altri sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici, che operano quali volontari».

I vescovi della Cel, nel chiedere al Cardinale Presidente di intervenire all’atto di sottoscrizione, hanno espresso, con la soddisfazione per la positiva conclusione della trattativa, l’auspicio che l’intesa possa consentire di corrispondere alle attese dei cittadini di religione cristiana – cattolica, nel rispetto e nel dialogo con le altre scelte religiose e di coscienza, concorrendo a promuovere, nel contempo, alla umanizzazione dei servizi sanitari, come riconosce l’intesa, e anche ogni positiva disponibilità a quella promozione del bene comune che rappresenta il punto d’incontro della presenza, del servizi delle realtà civili ed ecclesiali nella società per il cui bene tutti siamo invitati a impegnarci.

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