Editrice Ave, Roma ottobre 2012, pp. 288, euro 14,00. Prefazione di Domenico Sigalini

Il Concilio Vaticano II e la Conferenza di Medellin, la teologia della liberazione e le comunità di base, la scelta dei poveri e la denuncia delle ingiustizie strutturali, la testimonianza evangelica e la persecuzione: tutto questo troviamo nella vicenda di Pierluigi Murgioni. Arrestato e sottoposto a inaudite torture, venne rinchiuso in carcere per oltre cinque anni per la sola colpa di avere proposto con la parola e con l’esempio il messaggio evangelico di pace e di giustizia. Ma in un Paese, come l’Uruguay, retto da una dittatura militare, predicare il Vangelo significava essere considerato un pericoloso sovversivo. Per un certo periodo nel carcere di Punta Carretas fu detenuto nello stesso piano in cui vi era l’attuale Presidente dell’Uruguay, José Mujica. Don Pierluigi venne poi rilasciato ed espulso dal Paesegrazie all’interessamento della Santa Sede e del Pontefice in persona, Paolo VI, del Governo Italiano e della Chiesa bresciana. Nonostante i terribili anni trascorsi in prigionia, don Murgioni tornò in Italia ancora più convinto del fatto che quella del Vangelo e della nonviolenza fosse l’unica strada da percorrere. E prima di morire, a soli cinquantun anni, ci ha lasciato come ultimo regalo la traduzione in italiano del Diario di Oscar Romero.

In questo libro viene illustrato il progressivo ampliarsi della presenza della Chiesa italiana in terra di missione: dall’enciclica fidei donum alla creazione del Seminario per l’America latina “Nostra Signora di Guadalupe” di Verona (dove don Murgioni frequentò gli anni della Teologia), dalla fondazione del Ceial (Comitato ecclesiale italiano per l’America latina) e del Cum (Centro Unitario Missionario, un organismo della Conferenza Episcopale Italiana) alla sempre maggiore sensibilità missionaria di molte diocesi.

Soprattutto questo testo pone al centro alcuni interrogativi: come annunciare il Vangelo di pace e di giustizia in una realtà di profonde e radicali disuguaglianze sociali? Come porsi di fronte ad un potere politico brutale e violento? Come difendere i diritti della povera

gente? Come, insomma, essere Chiesa profetica e non Chiesa muta e disincarnata in un contesto di dittatura militare?

Il libro, tramite la citazione di numerose lettere che don Pierluigi ci ha lasciato, testimonia come il sacerdote bresciano si sia trovato a passare dalle disquisizioni teologiche alla necessità di operare scelte concrete ben precise. E, senza alcuna forma di titubanza, don Murgioni decise di stare dalla parte dei poveri e degli oppressi, ponendosi contro una feroce dittatura militare e pagando di persona per queste proprie scelte.

“Questa biografia rende il minimo di giustizia e di conoscenza di un dono che Dio ha fatto all’umanità, alla Chiesa, alla sua famiglia, ai suoi parrocchiani al di qua e al di là dell’oceano. Questi scritti aiutano anche noi che gli siamo stati familiari compagni di scuola, amici spesso scontati di vita del nostro seminario, spettatori impauriti e sofferti delle sue vicende, compagni di discussioni e di riflessioni. Confesso che ho pianto leggendo tante pagine di questo testo. C’è dentro la mia vita, il mio voler andare in missione, sempre rimandato, perché dovevo far fruttare la laurea in matematica o per scarso coraggio, la gioia di aver rivisto don Pierluigi dopo tanto scempio. Il testo di Anselmo Palini è una miniera di fatti, di memorie, di racconti e di riflessioni che permettono di togliere un poco il velo di riservatezza di don Pierluigi e ci aprono delicatamente delle finestre sulla sua vita “da prete autentico” (dalla prefazione di mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana, compagno di studi di don Murgioni durante gli anni di seminario).

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