Tra i 18 catecumeni che hanno ricevuto i sacramenti dall’Arcivescovo nella Veglia di Pasqua in Duomo anche le giovani di origine albanese Lorena Reci e Renisa Gorezi

di Luisa BOVE

Renisa Gorezi

«Io credo, non posso farne a meno!». Scriveva così Lorena Reci (21 anni) nella sua lettera ufficiale all’Arcivescovo per chiedere di essere battezzata e di ricevere la Cresima e l’Eucaristia. Nata a Durazzo e trasferitasi con la famiglia 12 anni fa nella provincia di Asti, Lorena da due anni vive a Milano, presso il Collegio Marianum e frequenta Lingue all’Università cattolica.

All’inizio non sono mancati i «tentennamenti per questo importante passo di orientamento preciso della mia vita», ammette. Ma ora non ha più dubbi. Ricorda ancora la delusione quando un giorno è stata allontanata da un prete prima della Messa, «perché non ero battezzata». Poi l’incontro con don Giorgio Begni, assistente spirituale alla Cattolica, le ha permesso di riprendere tanti discorsi e affrontare il tema della fede, che era già «insito in me». Ma «le risposte e i contenuti sono arrivati durante il cammino intrapreso – dice Lorena – grazie al quale ho scoperto la splendida bellezza del Vangelo. Ho imparato così che bisogna tuffarsi e partire, la strada si fa camminando».

«In principio le mie conoscenze erano alquanto vaghe e ridotte all’essenziale. Non mi ero mai approcciata metodicamente alla Bibbia, forse per timore di incappare in qualche enigma o contraddizione che avrebbe fatto traballare le mie convinzioni. Ma la verità è che la Parola di Dio è estremamente chiara nel suo messaggio». Ora Lorena è sicura che «i sacramenti dell’iniziazione cristiana non fermeranno la mia amicizia con il Signore, anzi: ciò che comincia poi continuerà tutta la vita».

Anche Renisa Gorezi (24 anni), nata a Tirana, frequenta una laurea specialistica in Cattolica e da poco ha iniziato anche un’esperienza lavorativa. «Nel mio Paese, l’Albania, dove ho vissuto fino a due anni fa, convivono cristiani, ortodossi e musulmani, e anche nella mia famiglia questa diversità è presente e viva». Per questo i suoi genitori non l’hanno avviata sua una strada precisa. «La svolta – dice Renisa – è avvenuta quando mi sono trasferita a Milano» dove ha iniziato a interrogarsi di più sulla «mia vita» e sulla «mia identità spirituale», anche perché la ricerca di Dio è sempre stata presente.

Eppure in passato «non mi ero mai convinta ad aderire ad una religione, probabilmente disorientata di fronte a riti e consuetudini che, non avendo vissuto da piccola, comprendevo poco e dai quali mi sentivo estranea». Poi la scoperta di Gesù Cristo, del Vangelo di Marco, del valore della preghiera personale e delle celebrazioni le hanno fatto conoscere «la bellezza del cristianesimo». Piano piano ha iniziato a capire «che era questa la fede in cui mi riconoscevo e che più sentivo vicina alla mia spiritualità» e ora «la volontà di far parte della Chiesa cattolica è piena e viva dentro di me, alimentata dalla speranza che la mia fede cresca e maturi sempre di più insieme ai miei fratelli credenti».

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