Uno dei frutti del Concilio Vaticano II al centro del percorso formativo richiesto al Centro Ambrosiano dal Decanato. Ne parla il decano don Alberto Cereda

di Cristina CONTI

Don Alberto Cereda

Rendere i laici più partecipi dell’organizzazione e della vita stessa della comunità cristiana. Questo l’obiettivo che si pone il percorso formativo richiesto al Centro Ambrosiano dal Decanato di Trezzo sull’Adda (Mi), che probabilmente si svolgerà nei prossimi tre anni. «Dobbiamo ancora incontrarci per definire i dettagli di questa iniziativa – spiega don Alberto Cereda, decano di Trezzo sull’Adda -. Ma abbiamo già fatto richiesta di un percorso che, a distanza di mezzo secolo dal Concilio Vaticano II, possa riportare l’attenzione sul tema del ruolo dei laici nella Chiesa».

Un percorso ancora da programmare nel dettaglio, ma che si svolgerà sicuramente. A breve ci sarà un incontro con il responsabile del Centro Ambrosiano don Lolli e il Consiglio pastorale decanale per capire se adottare uno dei percorsi formativi già in essere, oppure crearne uno ad hoc. «Interrogarsi su questi temi oggi è molto importante – aggiunge don Cereda -. Nelle realtà parrocchiali, infatti, i laici sono presenti, ma troppo spesso svolgono ancora un ruolo da esecutori. La responsabilità di questa situazione, secondo me, è sia dei laici, sia del clero. Bisogna invece cercare di capire cosa si è realizzato fino a questo momento e aiutare gli operatori interessati a collaborare con un preciso riferimento comune», aggiunge don Cereda.

Essere partecipi a pieno titolo della vita della Chiesa, proporre e dare il proprio contributo in base alle esigenze che si avvertono nella società: questo il ruolo del laicato. Se infatti i sacerdoti parlano in continuazione con i parrocchiani e si fanno interpreti delle loro necessità, sono i laici in prima persona ad accorgersi delle difficoltà che vivono ogni giorno nel lavoro e nella famiglia. «L’obiettivo finale di questo percorso vuole essere quello di aprirci al campo che è il mondo, come più volte ci è stato richiesto dall’Arcivescovo», precisa don Cereda. Il primo passo in questa direzione nel Decanato di Trezzo è stata una lettera alla città e la volontà di riproporre in loco i «Dialoghi di vita buona», già realizzati dal Cardinale a Milano, che si stanno aprendo anche al territorio: collaborazione tra realtà diverse per animare il dibattito e il confronto pubblico su alcuni dei temi più importanti della società di oggi, dalle migrazioni alle sfide dell’economia, e volti a coinvolgere anche le persone comuni attraverso i social network.

Un passo importante che punta al confronto e alla discussione per capire quali sono davvero i problemi di oggi. Un momento di riflessione che aiuterà tutti a sentirsi partecipi della vita della Chiesa. «Sono sicuro che i laici saranno molto interessati a quanto andremo a proporre – conclude don Cereda -. Dopo anni di esperienza, mi sono ormai convinto che, se il parroco e i vicari sono davvero entusiasti di un’iniziativa, tutti lo sono allo stesso modo. L’importante è che le cose vengano sempre comunicate con gioia di vivere ed entusiasmo di crescere nella fede».

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