Grazie a bici cargo i rifugiati di Casa di Betania consegnano generi alimentari a famiglie e singoli in difficoltà economica

di Claudio URBANO

Casa di Betania

Con braccia (e gambe) robuste e bici speciali, a Rozzano la spesa a domicilio la consegna chi arriva da molto lontano. Sono infatti gli uomini ospitati a Casa di Betania, centro di seconda accoglienza per rifugiati politici e richiedenti asilo, per lo più provenienti dall’Africa subsahariana, a rifornire di generi alimentari famiglie e singoli in difficoltà economica, in un circolo virtuoso dove l’aiuto è reciproco e niente viene sprecato.

Con questa iniziativa Sara Maida, coordinatrice di Casa di Betania intervenuta alla presentazione del Rapporto sulla povertà di Caritas Ambrosiana, è riuscita a rispondere a ben tre esigenze diverse. La prima era quella di non sprecare gli alimenti che la Casa riceve dai supermercati della zona attraverso il Banco Alimentare. Da qui l’idea di metterli nuovamente in circolo, rispondendo allo stesso tempo alle esigenze del territorio e rendendo protagonisti i rifugiati di un’iniziativa concreta. «Col progetto “Rifugiati nella solidarietà”, dove l’accento può cadere anche sulla “u” di rifugiati – consiglia Maida – abbiamo voluto sovvertire l’idea che il rifugiato sia solo il destinatario di un bisogno, senza poter offrire anch’egli un proprio contributo».

Così, per due giorni a settimana, in collaborazione con la Caritas e il Comune di Rozzano che segnalano le famiglie in condizione di necessità, a turno due tra i quasi trenta ospiti della Casa preparano i “sacchi solidali” e percorrono le vie di Rozzano con le loro biciclette cargo, i tricicli di una volta. «Questi però sono nuovi, e li abbiamo dovuti comprare all’estero perché in Italia è molto difficile trovarli – spiega Maida, che da ex scout ha anche pensato a mezzi di trasporto ecologici -. Oltre al mezzo di trasporto inusuale, la preoccupazione iniziale era anche per la reazione della gente vedendo arrivare nelle proprie case questi ragazzi». In effetti un robusto africano non è sicuramente il tipico milanese della porta accanto… «Ma la risposta è stata subito incoraggiante», continua Maida, come conferma il ricordo di Issa, uno dei primi giovani che ha preso parte al progetto: «È stato bello, perché tutti ci hanno detto grazie».

I rifugiati, che nel periodo a Casa di Betania vengono sostenuti nel percorso verso una vita autonoma con corsi di italiano e altri laboratori di formazione, sono arrivati a gestire una rete di circa 90 nuclei familiari aiutati, ai quali distribuiscono gli alimenti. L’intenzione è che questa attività, ora svolta del tutto gratuitamente, possa diventare anche un servizio retribuito. «È un esempio di come le nostre azioni debbano essere finalizzate a far star bene tutti», commenta il direttore di Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo. Per una volta, a portare l’aiuto ai “vicini’”ci pensa chi arriva da più lontano.

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