Per la beatificazione di Paolo VI l’Arcivescovo guiderà un pellegrinaggio diocesano in San Pietro. Per accedere alla celebrazione occorre munirsi di biglietto (gratuito), da richiedere alla diocesi: in allegato le indicazioni. Previste iniziative anche in città

giovanni battista montini

Sarà festa a Roma. Domenica 19 ottobre, in piazza San Pietro, sarà beatificato Paolo VI. Il cardinale Angelo Scola, suo successore sulla cattedra di Ambrogio, guiderà nell’occasione un pellegrinaggio ufficiale aperto a tutti i fedeli. Martedì 27 maggio, al termine del Rosario meditato presieduto in Duomo dall’Arcivescovo, un primo volantinaggio informerà degli appuntamenti diocesani di turismo religioso: a Roma in ottobre e in Terra Santa a dicembre.

Al momento, in relazione alla beatificazione di Paolo VI, sono previsti due programmi (info: www.duomoviaggi.it). Il primo della durata di tre giorni, dal 18 al 20 ottobre. Sabato, dopo il viaggio di andata, a Roma ci sarà la possibilità di celebrazioni e incontri. Domenica tutti convergeranno in San Pietro per la liturgia di beatificazione e per l’Angelus. Lunedì mattina sarà celebrata una Santa Messa di ringraziamento prima del rientro a Milano. In occasioni simili, nella giornata di lunedì, il Papa ha frequentemente trovato un momento per salutare, in udienza riservata, i pellegrini delle Diocesi interessate dalla beatificazione; in questo caso Milano e Brescia. Non è escluso quindi che ciò possa avvenire anche a ottobre.

Il programma ridotto prevede invece il viaggio di un solo giorno, domenica 19. Partenza da Milano, alle quattro del mattino, con un treno charter Alta-velocità; partecipazione alla beatificazione; rientro nel pomeriggio dello stesso giorno.

Sarà festa a Roma, dunque. Ma anche a Milano, dove Giovanni Battista Montini (nato a Concesio il 26 settembre 1897 e morto a Castelgandolfo il 6 agosto 1978) è stato Arcivescovo dal 1955 al 1963, prima di diventare Papa. Gli organismi diocesani deputati stanno stilando in questi giorni un calendario per la commemorazione locale. Tuttavia, poiché tanti sono stati gli ambienti attraversati dalla figura di Montini, è facile immaginare che non mancheranno sollecitazioni e ricordi da parte dei mondi più svariati. Ipotesi che don Massimo Pavanello, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale del turismo e i pellegrinaggi, fa propria: «Si muoveranno certamente gli artisti. Montini ha sempre avuto per loro una predilezione. Basti pensare a cosa significhi la presenza a Milano, presso Villa Clerici, della Galleria d’Arte sacra dei Contemporanei direttamente legata al nome del neo Beato». Proprio qui l’allora Arcivescovo di Milano si disse riconciliato con l’arte moderna. Riconciliazione ribadita da Papa attraverso l’apertura della Collezione d’arte religiosa moderna dei Musei Vaticani.

Ma questa sensibilità trovò anche una dimensione più popolare e diffusa attraverso il cosiddetto «Piano Montini», un progetto per la realizzazione di numerosissime nuove chiese affidato dal Cardinale agli innovativi disegni di architetti molto noti. «Non mancherà all’appello la pietà popolare – suggerisce don Pavanello -. Il Sacro Monte di Varese, per esempio, di fatto è anche un santuario montiniano per volontà del compianto arciprete monsignor Pasquale Macchi, varesino, segretario di Paolo VI».

Ma certamente anche il mondo del lavoro farà festa per lui, «vescovo rosso». «Questo appellativo gli fu attribuito il giorno dopo il suo ingresso a Milano – continua don Pavanello -. Subito infatti egli si recò a Sesto San Giovani, l’allora Stalingrado d’Italia, per incontrare nelle fabbriche i lavoratori, sorprendendo così sia il mondo diplomatico da cui proveniva, sia i nuovi interlocutori».

Montini ha infine un altro primato che don Pavanello ricorda, la missionarietà: «Fu proprio l’allora Cardinale che nel 1961 inviò in Africa don Ernesto Parenti, il primo fidei donum milanese. Da quel momento il rapporto tra la Chiesa ambrosiana e le Diocesi di Lusaka e Monze è proseguito attraverso il ministero di tanti altri sacerdoti lombardi, tra cui il vescovo varesino monsignor Emilio Patriarca».

«L’arte e la cultura, la devozione popolare, il lavoro, la missione, sono tutte tematiche che possono far parlare di Montini ancora oggi – conclude don Pavanello -. E le persone che rappresentano questi ambienti non mancheranno certo di partecipare, secondo le proprie possibilità, alla presente gioia della Chiesa».

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