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… a lode dello splendore della sua gloria…

Animatori liturgici “La liturgia ci prende per mano … per introdurci nel mistero”, Milano, Parrocchia S. Ildefonso - 13 aprile 2024

13 Aprile 2024

1. La teologia delle preposizioni, fuoco della celebrazione.

IN
Qual è il frutto della celebrazione? La grazia della comunione: in lui!
Quale relazione stabilisce questo “in”? che significa essere scelti in lui?
Quale è il progetto del Padre? che cosa si intende per “volontà di Dio”?
Paolo celebra lo stupore e la gratitudine della rivelazione: questo vuole il Padre: che noi siamo in Gesù, uniti a lui, rimaniamo in lui. Giovanni rivela che questo è il desiderio di Gesù: il tralcio rimane nella vite, vive della linfa della vite e porta molto frutto. In Gesù è la vita e la vita era la luce degli uomini: dimorare in Gesù significa vivere della sua vita, essere avvolti della sua luce.

MEDIANTE (per mezzo di … attraverso …)
In che modo si compie questo desiderio di Dio e di Gesù? essere per il Padre figli adottivi mediante Gesù Cristo.
Come si può comprendere questa mediazione, questo “mediante”? In Giovanni Gesù si definisce la “via” per giungere alla vera vita (io sono la via, la verità, la vita: Gv 14,6). La vocazione a essere figli di Dio si compie per la grazia che Gesù offre e per la decisione di percorrere la via che Gesù ha percorso, quella che del suo comandamento: “questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv 15,12).

A
… ricondurre al Cristo tutte le cose (Ef 1,10). La volontà di Dio che si rivela con la missione e la glorificazione di Gesù è di comporre / ricomporre l’armonia che dà senso a tutto l’universo, al cielo e alla terra, alle storie delle persone e dei popoli. Così si manifesta la gloria di Dio di cui è piena la terra. La glorificazione del Crocifisso rivela che il sangue versato da Gesù è il sangue della alleanza (mediante il suo sangue abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe: Ef 1,7). Tutto ha senso in relazione a Gesù, perché tutto è stato fatto per mezzo di lui (Gv 1,2). Gesù attira tutti a sé (Gv 12,32) e tutti Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37). 
La gloria del Cristo risplende in tutte le persone e anche in tutto l’universo. 
Convocati per la celebrazione eucaristica ciascuno porta tutta la sua vita, tutte le sue cose, perché tutto abbia senso in Gesù e Gesù venga a giudicare i vivi e i morti, tutti e tutto.

 

2. Diventa canto, diventa danza, diventa acclamazione.

Si tratta, infatti, di un “inno”. La verità rivelata infonde fuoco, gioia, perciò “voglia” di cantare, di acclamare, di applaudire, di danzare. 
La dossologia che conclude la preghiera eucaristica (per Cristo, con Cristo, in Cristo) è l’espressione liturgica che dà voce a quello che lo Spirito suscita nel credente celebrante. 
L’Amen solenne con cui l’assemblea acclama il compimento esprime la professione di fede nel modo della decisione, del “sì” che consegna al Padre “ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli”. A te, o Padre è l’onore, la lode, la gloria, la maestà e la potenza, ora e sempre, dall’eternità e per tutti i secoli dei secoli (preghiera eucaristica V).

 

3. La verità della vocazione, il compimento della comunione.

La contemplazione del mistero della sua volontà introduce a interpretare il senso della vita di ciascuno come vocazione. Infatti il desiderio del Padre è di chiamare le sue creature a partecipare alla sua vita, diventando figli nel Figlio. Siamo stati eletti, predestinati a essere suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo secondo il suo disegno di amore della sua volontà. Probabilmente il modo di intendere “vocazione” deve essere purificato e rettificato nell’ascolto e nel canto di questo testo. È diffusa – nei pochi che ancora utilizzano il termine – una interpretazione della vocazione come una intrusione di Dio nella libertà delle persone che rende il discorso sulla vocazione piuttosto antipatico. L’inno che siamo invitati a cantare suggerisce invece lo stupore e la gratitudine perché siamo chiamati, eletti, predestinati non a “fare qualche cosa”, ma a partecipare della vita di Dio, qualunque cosa, mestiere, scelta, facciamo. 
Anche l’espressione “volontà di Dio” deve essere purificata dall’ambiguità che la identifica forse con la fatalità di un destino da subire. Il mistero della sua volontà opera nel compiere la comunione di tutti in Cristo. “Noi e anche voi”: la differenza delle provenienze e ogni differenza che si esprime nella divisione noi-voi è chiamata a diventare comunione nella partecipazione all’eredità promessa e nella vita secondo lo Spirito. Coloro che dimorano nell’unico Signore, che percorrono la via percorsa da Gesù, cioè quella dell’amare fino alla fine, diventano partecipi della stessa vita di Dio, diventano un cuore solo e un’anima sola.
Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa (Gal 3,26-29).