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Redazione

I numerosi testi del Magistero su matrimonio e famiglia indicano la sollecitudine della Chiesa per questa pastorale, le cui molteplici forme manifestano l’impegno missionario delle comunità locali. La comunione d’intenti attorno al Vescovo, che vogliamo chiamare diocesanità, deve essere costantemente ricercata per dare testimonianza credibile di comunione e di senso di appartenenza ecclesiale nella nostra comunità diocesana.

Principio storico-esistenziale
La pastorale familiare, mentre dice la cura e l’attenzione della Chiesa alla famiglia, assume una valenza culturale che aiuta a capire le trasformazioni in atto nella società. La famiglia allora non “subisce” i cambiamenti, ma, intervenendo in essi, diventa soggetto attivo nella società e nella Chiesa.Compito specifico della pastorale familiare è quello di far crescere un esercizio maturo della libertà, con una particolare attenzione alla scelta vocazionale dei fidanzati.Occorrerà riconoscere che quasi tutti gli obiettivi pastorali sono collocati all’interno della famiglia o, almeno, la chiamano in causa; per questo la Chiesa dovrà riconoscere nella famiglia una irrinunciabile dimensione di tutto il suo agire.

Principio antropologico
Vivere il progetto di Dio sul matrimonio è la forma matura di realizzazione della libertà e diventa esperienza che provoca la cultura odierna, che fatica a coniugare libertà e vincolo matrimoniale.
L’esperienza affettiva degli sposi cristiani non è quella di un amore generico, ma la scelta libera e responsabile di amare come Gesù ha amato, di vivere l’esperienza relazionale uomo-donna come Dio, in principio, l’ha voluta, cioè diventare una carne sola.

Principio teologico-sacramentale
Per testimoniare la bontà del matrimonio occorre vivere la grazia del Sacramento, grazia che rende la famiglia figura di valore di per se stessa.In forza della grazia donata dal Sacramento, gli sposi manifestano con la loro persona l’amore di Gesù e realizzano nella comunità la carità coniugale con una vita di amore e di comunione che è immagine dell’amore di Cristo per la sua Chiesa.Da questa presenza e consapevolezza prende origine una modalità evangelicamente ispirata di vedere e vivere il matrimonio e la famiglia.

Principio missionario
Partecipare alla missione della Chiesa porta la famiglia ad un’apertura relazionale che la coppia/famiglia vive già costitutivamente e che, per la coppia/famiglia cristiana, sgorga dalla Pasqua di Cristo grazie al Sacramento del Battesimo. In questo modo la coppia/famiglia annuncia che è il Vangelo che salva, che c’è un Vangelo del Matrimonio e che il Matrimonio è Vangelo presente nella storia degli uomini.È necessario che la comunità parrocchiale faccia maturare nella coppia/famiglia la consapevolezza del dono ricevuto accogliendola, ascoltandola, sostenendola. La consapevolezza della grazia ricevuta farà maturare nella coppia/famiglia la soggettività pastorale che la collocherà nella Chiesa e nella società con un ruolo proprio. Inoltre, col suo “essere” e “vivere”, la coppia/famiglia contribuirà alla maturazione delle relazioni tra vocazioni diverse al fine di edificare la comunità.Allora nella coppia/famiglia crescerà la disponibilità alla missione nei diversi ambiti di vita: in casa, in Parrocchia, nei Movimenti e Aggregazioni, negli Organismi e Centri sul territorio, nell’Associazionismo familiare.

Principio ecclesiale
Nella pastorale familiare si realizza una relazione tra Preti e Sposi a partire dal sacramento che ciascuno ha ricevuto prima ancora che dalla “funzione” che ciascuno svolge. Ordine e Matrimonio comunicano a chi li riceve una peculiare espressione dell’amore di Cristo: i Presbiteri, la carità pastorale, gli Sposi, la carità coniugale.L’Eucaristia, memoriale della Pasqua, dona ai Presbiteri ed agli Sposi la possibilità di alimentare e rinnovare la presenza della carità di Cristo nella loro vita e, come l’Eucaristia edifica la Chiesa, così i Presbiteri e gli Sposi sono chiamati, a partire dall’Eucaristia, a vivere la carità servendo la Comunità ecclesiale.La ricchezza della carità di Cristo, vissuta nella storia, sperimenta limiti e difficoltà: solo un esercizio continuo della virtù della vigilanza permette di non disperdere il dono ricevuto e di evitare derive vocazionali. Comunque è possibile rintracciare segni positivi di un fruttuoso cammino di comunione tra Sacerdoti e Sposi (collaborazioni pastorali, gruppi familiari …) che crea fiducia, stima, entusiasmo, disponibilità: non sono tanto le cose da fare che uniscono, ma la comunione che ci è donata a partire dalla Pasqua di Gesù; tenendo presenti queste verità, finiremo per fare meglio anche le cose che ci sono da fare
.… ma esiste anche un …

Principio sociale
… è quello che, come risulta dal logo, cercheremo di portare a compimento quest’anno perché la famiglia realizza la pienezza del suo valore solo se si apre anche verso la società.

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