Dal 28 dicembre al 1° gennaio, circa 90 giovani della diocesi di Milano hanno partecipato al Capodanno di Taizé a Parigi: un pellegrinaggio di fiducia tra preghiera, ospitalità e incontro, per riscoprire la pace di Cristo e diventare pellegrini di riconciliazione nel cuore dell’Europa


Restituzione Taizè - Sito

Dal 28 dicembre al 1° gennaio, Parigi ha accolto oltre quindicimila giovani provenienti da tutta Europa per il Capodanno di Taizé, il tradizionale “pellegrinaggio di fiducia sulla terra”. Anche circa 90 giovani della nostra diocesi di Milano hanno preso parte a questa esperienza di preghiera, incontro e ricerca spirituale, segno concreto di unità tra confessioni cristiane diverse.

A guidare il cammino interiore dei partecipanti sono state le meditazioni di frère Matthew, priore della comunità di Taizé, che ha invitato ciascuno a custodire nel cuore la domanda che attraversa il Vangelo e la vita di ogni giovane: «Che cosa cerchi?». Una domanda essenziale, che interpella le scelte, le paure e i desideri più profondi, e che chiede di essere abitata nel silenzio e nell’ascolto della Parola.

Uno dei doni più evidenti di questi giorni è stata l’ospitalità. Migliaia di famiglie francesi hanno aperto le loro case ai giovani arrivati da tutta Europa, offrendo non solo un letto e un pasto, ma un’accoglienza semplice e senza condizioni. Come ha ricordato frère Matthew nella meditazione del 29 dicembre: «Questa accoglienza è un segno forte che viene direttamente dal cuore del Vangelo: offrire e ricevere un’ospitalità semplice e senza condizioni, riflette qualcosa dell’amore di Dio. È la gioia di ritrovarsi e di sentirsi parte della casa». Anche per i giovani ambrosiani questa esperienza è stata concreta e quotidiana: essere accolti da persone sconosciute, ricevere fiducia, condividere la tavola e il tempo ha messo in discussione egoismi e abitudini, mostrando una fede vissuta prima ancora che spiegata.

Nel freddo di una Parigi che corre, compra e non si ferma, migliaia di giovani hanno scelto di sostare nel silenzio. Un silenzio che, come racconta Alessandro, non è stato «vuoto di chi non ha niente da dire», ma un silenzio che «interroga» e «costringe a guardarci dentro». Nella preghiera comune e nel canto nello stile di Taizé, in lingue diverse intrecciate insieme, è emersa un’unità capace di attraversare confini, storie e ferite: «si canta in lingue che nella storia si sono fatte la guerra, e che qui si intrecciano nella recita del Padre Nostro».

Particolarmente intensa è stata l’esperienza dell’incontro con giovani provenienti da Paesi segnati dalla guerra. Cantare insieme Nada te turbe, nada te espante; solo Dios basta – racconta Alessandro – ha reso la preghiera un atto di coraggio, un grido di libertà che dà carne e volto a ciò che spesso resta lontano e astratto.

Nella meditazione del 31 dicembre, frère Matthew ha richiamato il desiderio profondo di pace che abita il cuore di ogni uomo: «Desideriamo ardentemente la pace: la pace interiore e la pace in questo mondo che Dio ama tanto». Citando sant’Ambrogio, ha ricordato che «questa pace deve essere trovata prima di tutto dentro di noi», anche quando tutto sembra dire il contrario. Come Maria Maddalena, anche quando non riconosciamo Cristo come Risorto, «Egli è al nostro fianco» e ci affida una missione: «non semplicemente tenere questa pace per noi, ma continuare la sua opera di riconciliazione, diventare pellegrini di pace».

Il rientro dalla città che ha accolto il pellegrinaggio non conclude l’esperienza, ma la consegna alla vita quotidiana. La domanda posta dal Vangelo e ripresa da frère Matthew – «Che cosa cerchi?» – resta aperta e accompagna le scelte di ogni giorno. Custodirla nel cuore significa lasciare che l’incontro con Cristo orienti il cammino personale e comunitario, perché da questa ricerca vissuta con fedeltà e fiducia possa continuare a rinascere la speranza, per l’Europa e per il mondo.

Ti potrebbero interessare anche: