C’è un tratto che colpisce subito chi entra negli oratori di Cesano Boscone: una fede semplice, concreta, che non ha bisogno di grandi discorsi per mostrarsi vera. È da qui che prende forma il cammino di catechesi per i 18-19enni e per i giovani della Comunità pastorale
A raccontarlo è don Paolo Timpano, 32 anni, prete dal 2021 e oggi impegnato nella pastorale giovanile tra i tre oratori della città: San Giovanni Battista, San Giustino e Sant’Ireneo. «Il Signore mi ha mandato qui – racconta – e qui mi ha chiesto di prendermi cura della pastorale giovanile. Cesano Boscone è un luogo dove si incontra una fede semplice ma autentica».
L’oratorio: alternativa concreta alla strada
Il contesto sociale in cui si inserisce questo cammino è molto reale. In due dei tre quartieri della città, San Giustino e Sant’Ireneo, il tessuto sociale è fragile e molte famiglie vivono situazioni di fatica. «Per tanti ragazzi – spiega don Paolo – l’oratorio è davvero l’alternativa alla strada. Non è solo uno spazio dove passare il tempo: è una scelta. E questo fa sì che chi continua il cammino anche a 18 o 20 anni lo faccia con una certa consapevolezza, pur con tutte le fragilità che hanno i 18enni e i giovani di oggi».
È dentro questa realtà concreta che prende forma la proposta della pastorale giovanile.
Tre pilastri per crescere nella fede
Il percorso dei 18-19enni e dei giovani si fonda su tre pilastri che appartengono alla tradizione della Chiesa: la Parola di Dio, i sacramenti e la preghiera, la carità e la comunione.
La Parola che incontra la vita
Il primo pilastro è l’ascolto della Parola e la catechesi.
Gli incontri sono settimanali:
• Il lunedì sera per il gruppo 18-19enni;
• Il giovedì sera per il gruppo giovani.
Per i diciottenni il cammino è centrato sulla vocazione. «Partiamo da temi molto concreti – racconta don Paolo – come la libertà, la propria storia, le relazioni, l’amore, fino alla scelta dello stato di vita. L’idea è aiutare i ragazzi a leggere la loro vita alla luce di ciò che il Signore sta dicendo loro».
Il gruppo giovani, invece, quest’anno sta seguendo un percorso attraverso il Vangelo di Marco, ripercorrendo i passi dei discepoli dietro Gesù. «È un gruppo che ha davvero sete della Parola di Dio. Prendono sul serio la proposta cristiana e verificano la loro vita alla luce del Vangelo, anche quando questo tocca temi intimi e fondamentali per la vita: l’amore, l’affettività, il futuro, le scelte di vita, le questioni bioetiche».
La preghiera che crea incontro
Il secondo pilastro è la vita sacramentale e la preghiera.
Oltre alla Messa domenicale, una volta al mese i giovani si ritrovano per un momento di adorazione eucaristica: inizialmente guidata, poi lasciata alla libertà personale. «È una proposta molto importante – spiega don Paolo – perché permette ai ragazzi di stare davanti al Signore senza mediazioni». Ogni incontro si conclude con la preghiera di Compieta, e la Liturgia delle Ore accompagna spesso anche le uscite e i momenti comunitari. Per molti ragazzi è proprio qui che la fede diventa esperienza personale.
Carità: quando il Vangelo diventa gesto
Il terzo pilastro è la carità, vissuta in modo concreto.
Per il gruppo giovani è stata proposta un’esperienza alla Casa del Giovane di Pavia, realtà che accoglie persone con diverse fragilità. Negli oratori di Cesano Boscone, inoltre, i ragazzi partecipano alla “spesa sospesa”: collaborando con alcuni supermercati della zona, raccolgono generi alimentari destinati a circa 20 famiglie delle parrocchie. Per i 18-19enni, invece, una volta al mese c’è un’esperienza alla Sacra Famiglia, dove i ragazzi vivono momenti di animazione con persone con fragilità psichiche. «È un’esperienza forte – racconta don Paolo – e magari all’inizio la partecipazione non è numericamente grande. Però chi la vive si accorge di una cosa: il tempo donato agli altri non è tempo perso. È tempo che porta frutto».
«Il gruppo giovani è il luogo dove incontro Gesù»
Tra i giovani che vivono questo cammino c’è Benedetta Bicocchi, 19 anni. Per lei partecipare al gruppo giovani è stato anche un ritorno alla fede. «Alle medie frequentavo l’oratorio, poi mi sono allontanata. Adesso sto recuperando un cammino che avevo lasciato». Oggi Benedetta è anche educatrice dei preadolescenti. Ed è proprio osservando i più piccoli che vede quella fede semplice di cui parla don Paolo. «Un ragazzino magari non sa ancora spiegare perché viene al gruppo preado o perché va a Messa. Però sente che lì c’è qualcosa. Questa è la fede semplice dell’oratorio».
Il gruppo giovani per lei è diventato un punto fermo. «So che quando arrivo al giovedì sera, sia per la catechesi sia per l’adorazione, è il momento in cui mi sento più vicina al Signore. Dopo la Messa è il luogo dove percepisco di più che Gesù parla proprio a me».
E c’è un aspetto che per lei è fondamentale. «Al gruppo giovani nessuno si mette al centro. Al centro c’è sempre Gesù. E questo non è affatto scontato».
Crescere accompagnando altri
Tra i giovani della comunità c’è anche Carlo Sghevara, 24 anni, che da anni vive l’oratorio anche come educatore. «Il mio cammino è quello classico: preado, adolescenti, poi a 17 anni mi hanno chiesto di diventare educatore. Oggi accompagno ancora lo stesso gruppo di ragazzi». Il passaggio ai 18-19 anni è uno dei momenti più delicati. «È una fase molto sfidante. Si conclude un percorso lungo e il rischio di perdersi c’è sempre. Per questo diventa fondamentale offrire proposte che interrogano davvero i ragazzi».
Tra queste, proprio le esperienze di carità. «Alla Sacra Famiglia, ad esempio, i ragazzi incontrano persone con fragilità cognitive. All’inizio può spaventare, ma poi diventa un’esperienza che fa riflettere molto». Sono momenti che aprono domande profonde. «Ti fanno vivere una solitudine interiore che spesso i ragazzi non sono abituati ad affrontare».
Quando si accende la fede
Ma quando si accende davvero la fede in un giovane?
Don Paolo individua tre passaggi. «La fede si accende quando i ragazzi intuiscono che Gesù non è qualcosa di esterno alla loro vita. Quando scoprono che il Vangelo parla davvero della loro esperienza». Un secondo momento è l’incontro personale con Dio: «Quando i giovani vengono messi davanti al mistero: nell’Eucaristia, nella confessione, nella carità». Infine, la testimonianza: «La fede si accende quando incontrano persone felici della loro vocazione».
Anche i giovani hanno la loro risposta.
Per Benedetta la fede nasce dall’incontro con qualcuno che ha «qualcosa in più»: «All’inizio non sai spiegare cosa sia. Poi piano piano capisci che c’è qualcosa di diverso. La fede è un percorso: un incontro dopo l’altro, come costruire una casa mattone dopo mattone».
Per Carlo, invece, c’è un momento molto preciso: «Quando un giovane vive davvero il sacramento della confessione. Quando riesce a dire: io non sono perfetto, ma c’è qualcuno che mi ama più di quanto io possa immaginare».
Una Chiesa che cammina insieme
Il cammino dei giovani di Cesano Boscone non è isolato. Fa parte di una rete più ampia: il decanato di Cesano Boscone, che comprende le parrocchie di Corsico, Buccinasco, Assago, Trezzano sul Naviglio e Cusago. Qui diversi sacerdoti giovani, consacrate e laici collaborano nella consulta decanale per proporre iniziative comuni.
Tra queste, un ritiro spirituale, tra preghiera e silenzio, in montagna dal 24 al 26 aprile, pensato proprio per i giovani. «Abbiamo raccolto nei ragazzi una forte sensibilità verso la cura della vita interiore – racconta don Paolo – e vogliamo accompagnarla».
C’è anche un altro valore. «È bello che i giovani possano conoscere più sacerdoti, per favorire l’accompagnamento delle singole sensibilità dei ragazzi che magari sono differenti. È una testimonianza vedere preti che si vogliono bene e vivono con gioia il loro ministero. E per noi è una grande ricchezza».
Una fede semplice che continua a crescere
In fondo, tutto torna a quel punto di partenza: la fede semplice di un oratorio.
Una fede che nasce magari da un incontro, cresce nella comunità, si nutre della Parola e dei sacramenti, e diventa concreta nel servizio agli altri. Una fede che, a Cesano Boscone, continua ad accendersi nei cuori dei giovani.