La Domenica di Abramo è la domenica della Croce del RICONOSCERE. Il Vangelo ci invita a riconoscere Gesù, a seguirlo con fiducia e a lasciarci guidare dalla sua Parola, che illumina ogni passo del nostro cammino. La sua Parola ci fa riconoscere che siamo amati da Dio. Riconosciamo così che, con il Signore, siamo liberi davvero. Vinciamo ogni schiavitù e ogni nostra omologazione: con Lui riconosciamo che siamo “originali”, unici, amati, voluti, liberi.


Come facciamo a riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio?

Invitiamo i ragazzi e le ragazze a rimanere incantati dalla sua Parola. Narriamo, anche ai più piccoli, le sue opere, quelle che il Vangelo ci annuncia. Così, piano piano, lo potranno riconoscere. Ma è il cuore che deve aprirsi per poter rispondere alla domanda fondamentale: “Chi è Gesù per me?”

Non si può credere a Gesù restando indifferenti, senza prendere posizione. Deve essere chiaro ai ragazzi questo passo importante, da rinnovare nelle diverse tappe della vita, così come siamo.

La fede nasce quando il cuore inizia a scegliere da che parte stare: con Gesù, o con l’idea che niente possa davvero cambiare. Ma noi sappiamo che TUTTO CAMBIA proprio con Gesù e per mezzo della sua Parola che opera in noi e ci trasforma.

Credere in Gesù significa seguirlo, fidarsi di Lui, mettere in pratica ciò che dice, sforzarsi di credere davvero.

In questa domenica riscopriamo quanto è profonda la libertà che ci è stata donata.

È la libertà anche dei ragazzi che incontriamo, che rischiano di non essere provocati dalla presenza viva di Dio nella storia. Partecipano al catechismo, ricevono i Sacramenti, frequentano l’oratorio… eppure il loro cuore può restare addormentato o indifferente, non coinvolto – e travolto – dall’amore di Dio.

Non si tratta di giudicare una generazione. Si tratta di guardare in faccia la realtà, con sincerità e responsabilità.

Ogni comunità educante – giovani e adulti insieme – è chiamata sempre a rimettersi in discussione: stiamo davvero aiutando i più giovani a far ardere il loro cuore, a scegliere Gesù, a riconoscerlo come compagno di viaggio, fratello, Signore?

Facciamo il possibile perché Gesù sia riconosciuto in mezzo a noi? Forzare non conduce da nessuna parte. Non sono le forzature, le regole, le imposizioni ma è la vita di chi annuncia a dover parlare. Viviamo e annunciamo la bellezza di una strada che ci apre alla speranza, alla gioia, alla libertà?

La strada della fede passa attraverso la fede di chi ci precede.

E poi dobbiamo sapere che ogni autentico riconoscimento nasce dall’ascolto sincero, dalla disponibilità a lasciarsi cambiare, dal mettersi in gioco di fronte all’altro. Insegniamo l’arte del “disarmo” di fronte alle altre persone. Niente accuse, niente obiezioni o continue rivendicazioni. Se ci disarmiamo, se lasciamo cadere i pregiudizi, allora possiamo vedere finalmente l’altro e riconoscere davvero chi abbiamo davanti.
Questo vale anche per il nostro rapporto con Dio.

La fede di Abramo ci parla con forza. Lui ha “sperato contro ogni speranza”, ha creduto nella promessa, ha messo in discussione sé stesso per fidarsi di Dio (Abramo ci parlerà anche durante la prossima estate in oratorio).

Forse oggi dobbiamo imparare da Abramo e invitare tutti a fidarsi davvero di Dio e di una comunità che cerca di essere fedele al Vangelo. Chiediamo ai ragazzi di toccare con mano cosa vuol dire: amare il prossimo, pregare ogni giorno, vivere il perdono, costruire la pace, lasciarsi istruire dal Vangelo, celebrare i sacramenti come dono.

Ma come potranno comprendere e riconoscere senza provare a vivere così?
Serve un tirocinio della fede. Una vita in cui queste esperienze vengano vissute sulla pelle, davvero. E non solo raccontate. Per questo i “segni di speranza” ci devono provocare, soprattutto in questo Anno Santo, nel Giubileo 2025. 

Portiamo i ragazzi a stare dalla parte della pace, sempre, anche in classe e a casa; invitiamoli a vivere nella gioia, a essere vivi e vitali, sempre in movimento; chiediamo loro di visitare gli ammalati e di pregare per loro; di stare vicino agli anziani e ai nonni, creando occasioni di dialogo; educhiamoli a capire dove va il mondo, invitandoli a stare dalla parte della giustizia, riconoscendo la condizione di chi è povero o costretto a lasciare la sua terra o si trova in carcere in cerca redenzione.

I segni di speranza sono segni che possono essere concreti (sono quelli che preado e ado conosceranno sabato prossimo alla giornata giubilare di Milano “Verso Roma”)

A partire dai più piccoli, dobbiamo invitare a riconoscere che la vita vissuta con Gesù è bellissima.

Perché con Gesù siamo liberi davvero. Non schiavi, non fotocopie, non uguali agli altri. La libertà di sperimentare il bene che Dio ci offre non è schiavitù: chi si fida e si mette in gioco non è schiavo, ma libero!

Con Lui emerge al massimo la nostra originalità, la nostra personalità e diventiamo davvero noi stessi.

Questo è il dono della fede. Questo è il dono che Gesù ci offre, davvero!


La Lettura di questa Domenica di Abramo ci chiede proprio di non omologarci, di non lasciarci influenzare dagli altri, ma di scegliere liberamente chi vogliamo essere. Non c’è niente di incomprensibile nell’esperienza che Dio ci chiede di fare con Lui. Il suo “profeta”, Colui che ci indica la strada, è suo Figlio Gesù. La sua Parola è efficace e si avvera. Basta fidarsi! Possiamo comprenderla proprio perché Dio si è fatto vicino, si è fatto un nostro “fratello”, mettendosi in mezzo a noi, venendoci a parlare sapendo di avere delle cose da dirci per darci speranza!

L’Epistola ci invita ad attraversare la porta che ci fa riconoscere che Gesù è Colui che conduce la nostra vita a una felicità piena e ci permette di vincere il male e il peccato, di cui facciamo sempre esperienza. La sua è la giustizia che conta davvero, quella carica di una misericordia infinita. Dentro il suo amore, impariamo come vivere: è una proposta da accogliere liberamente. Ma quanto è vera per noi la proposta che Dio ci fa, per mezzo di Gesù!

Il Vangelo ci mette in guardia dal sentirci degli “arrivati”. Pensiamo di conoscere Gesù e crediamo che ci basta quanto sappiamo di Lui. E invece no! Riconoscerlo è sempre un “conoscerlo di nuovo!”. Chiediamo ai ragazzi di mettersi in cammino con fiducia, con le giuste domande ma pronti sempre a conoscere, con sincerità, anche le risposte. Il pregiudizio ci allontana dagli altri e dal Signore. A volte i ragazzi crescono con alcuni pregiudizi che allontano dalla fede in Gesù. Sono dati dal sentore comune, da quello che respirano, da una routine non entusiasmante. Ma con Gesù TUTTO CAMBIA e TUTTO RICOMINCIA, sempre, in un movimento continuo che si ferma ogni volta davanti a Lui per ripartire.

Per riconoscere Gesù bisogna dunque stargli davanti! Così come ha fatto Carlo Acutis che ha scelto di lasciasi trasformare davanti all’Eucaristia: «Stando davanti al sole ci si abbronza, stando davanti all’Eucaristia si diventa santi», diceva. 


Invitiamo spesso i ragazzi, anche i più piccoli, a frequentare la chiesa o la cappella dell’oratorio per fermarsi a pregare davanti al Tabernacolo. Diventi un’abitudine del nostro oratorio, quella di trovare sempre il modo per invitare i ragazzi a stare anche un attimo davanti all’Eucaristia. È certamente una delle provocazioni che Carlo Acutis ci sta lasciando.

 

 

Prega ogni giorno TUTTO RICOMINCIA

 

 

Tutto ricomincia con la carità
e realizzando segni di speranza

Troviamo insieme occasioni straordinarie per fare il bene con i ragazzi, secondo i segni di speranza che il Papa ci suggerisce per questo Giubileo:
 promuovere la pace a partire dai nostri ambienti di vita e interessarsi delle vicende del mondo (proposte per educare alla pace in oratorio);
 incoraggiare gli amici e ritrovare insieme la gioia di vivere (vigilare sulla gioia del prossimo e continuare a riaccendere la vita in oratorio);
 cancellare ogni forma di rancore e risentimento anche nei ragazzi (esercitarsi nel perdono reciproco);
 stare vicino alle persone ammalate, visitandole e prendendosi a cuore la loro salute o aiutandole se non sono autonome;
 incentivare prossimità e inclusione con i ragazzi con disabilità (perché l’oratorio sia per tutti);
 trovare forme di “missionarietà” e amicizia e ricontatto con i ragazzi che abbiamo perso di vista;
 educare alla difesa dei diritti dei più deboli (con campagne di sensibilizzazione, ragionevolezza, informazione, anche, raccolte fondi);
 trovare azioni di vicinanza verso gli anziani soli e chiedere di non trascurare i propri nonni, ma di farsi loro accanto più spesso;
 occuparsi di situazioni di povertà che conosciamo sul nostro territorio o in terra di “missione” (procuriamo il cibo per chi è in difficoltà ad esempio, chiedendo ai ragazzi di mettersi in movimento). Guarda le proposte della Quaresima di fraternità 2025  

 

 

Sarà importante che gli educatori accompagnino i ragazzi in questo cammino, aiutandoli a riconoscere i segni della speranza che incontreranno e a lasciarsi trasformare da essi. La Quaresima è un tempo favorevole per far maturare domande profonde, per ascoltare il Vangelo con un cuore aperto e per scoprire che la fede non è un’idea, ma un incontro che cambia la vita. Sta agli educatori sforzarsi di essere testimoni credibili di questo cammino, vivendo con i ragazzi e per primi l’esperienza del ritorno a Dio e della gioia di ricominciare.

 

 

Un cammino per incontrare il volto di Dio

La Quaresima è l’immagine della nostra vita: un invito continuo a rinnovarsi, a crescere, a cambiare, sapendo che sempre si può ricominciare! Gesù cammina con noi e ci dona la sua luce, ci aiuta a riscoprire il suo amore e a ritrovare il senso più profondo del nostro esistere. I ragazzi devono poter sperimentare che, con Gesù al loro fianco, ogni cosa acquista un significato nuovo.

In questo tempo di grazia siamo chiamati a educare i ragazzi all’incontro con Gesù, aiutandoli a riconoscerlo nella vita di ogni giorno e a cercarlo nella preghiera quotidiana, nella messa domenicale, nel sacramento della riconciliazione e poi sempre nell’amore fraterno: il volto del Signore si rende visibile in coloro che ci vogliono bene, nei poveri a cui tendiamo la mano, nelle persone che ci sono accanto e che siamo chiamati ad amare come noi stessi.

Ogni giorno, alzando lo sguardo al Cielo, i ragazzi potranno incontrare davvero il volto di Dio, un volto che alla fine vedremo “faccia a faccia”, risorti con Gesù. Questo è il Mistero della Pasqua che dobbiamo annunciare e far comprendere, soprattutto durante questa Quaresima, affinché sia accolto nel cuore di chi vive l’esperienza dell’oratorio e in ciascuno cresca la speranza.

 

 

La Quaresima del Giubileo:
Domeniche con le Croci del RI

La Quaresima è il tempo del cammino per eccellenza, il tempo in cui attraversiamo le nostre croci quotidiane e ci lasciamo educare dalla Croce di Gesù. Ogni domenica vivremo il segno della Croce del RI, un invito a cambiare e a ricominciare con Gesù, lasciandoci incontrare da Lui.

In ogni domenica di Quaresima la Croce del RI è accompagnata da una parola chiave che inizia con il prefisso “RI”, perché ci richiama il significato del “ritornare di nuovo” e del “rimettere le cose a posto”. Ogni verbo rappresenta il dono della vita nuova che riceviamo con il Battesimo e con il perdono di Dio.

La Domenica all’inizio di Quaresima, che è dedicata alle tentazioni di Gesù nel deserto, ci porta alla Croce del RI-TORNARE. Il Signore ci insegna a ritornare a Dio, a riferirsi sempre a Lui in ogni momento della nostra vita, a ricercarlo nella preghiera soprattutto ogni volta che dobbiamo decidere che cosa fare e da che parte stare. Ritorniamo ad avere fiducia nel Padre misericordioso che sempre ci accoglie, per prendere in mano la nostra vita. Ritorniamo a sentirci amati da Dio! Così TUTTO CAMBIA e TUTTO RICOMINCIA!

Nella Domenica della Samaritana, la Croce del RI-CORDARE ci guida alla consapevolezza della nostra identità profonda. Gesù aiuta la Samaritana a rientrare in sé stessa, a riconoscere la propria verità senza paura e a scoprire che la sua vita è un dono di Dio. Ricordiamoci di chi siamo davvero, di essere stati chiamati e voluti da Dio non solo per vivere ma per essere discepoli del Signore. Ricordiamoci ogni giorno di seguirlo.

La Domenica di Abramo è la domenica della Croce del RI-CONOSCERE. Il Vangelo ci invita a riconoscere Gesù, a seguirlo con fiducia e a lasciarci guidare dalla sua Parola, che illumina ogni passo del nostro cammino. La sua Parola ci fa riconoscere che siamo amati da Dio. Riconosciamo così che, con il Signore, siamo liberi davvero. Vinciamo ogni schiavitù e ogni nostra omologazione: con Lui riconosciamo che siamo “originali”, unici, amati, voluti, liberi (a circa un mese dalla canonizzazione di Carlo Acutis, in questa domenica e in quella successiva possiamo fare riferimento alla sua spiritualità e al suo legame forte con il Signore, per cui con libertà si è messo in gioco e ha dimostrato tutta la sua “originalità”).
N.B. Questa è la domenica in cui i Cresimandi sono attesi a San Siro per l’Incontro diocesano con l’Arcivescovo. 

Nella Domenica del Cieco, la Croce del RI-SCOPRIRE ci richiama alla luce che Gesù dona a chi crede in Lui. Come il cieco nato, siamo chiamati a risvegliarci da ogni buio che ci tiene bloccati e a riscoprire ogni giorno la presenza viva del Signore nella nostra vita. Riscopriamo chi è Gesù e chi è Gesù per noi. Ancora ci può venire incontro l’esempio di Carlo Acutis che nella sua vita fin da bambino si è interrogato si chi fosse Gesù per lui. Carlo ha scelto di stare di fronte a Gesù per riscoprire se stesso. Questa è una domenica “giubilare” soprattutto per i preadolescenti e adolescenti che hanno partecipato sabato 29 marzo all’Incontro diocesano a Milano in Duomo (chiesa giubilare), ri-scoprendo i segni di speranza presenti nella città.

La Domenica di Lazzaro ci pone davanti alla Croce del RI-NASCERE. Gesù è la Risurrezione e la Vita, e con Lui ogni cosa può rinascere. Noi possiamo rinascere e ricominciare ogni volta. Il suo amore ci permette di rialzarci dalle nostre cadute e di riprendere il cammino con speranza rinnovata. Basta credere in Lui e nel destino nel quale ci ha immersi, riempiendoci della sua vita divina, per mezzo del Battesimo che abbiamo ricevuto e che continuamente si rinnova.

Nella Domenica delle Palme, la Croce del RI-VIVERE ci invita a rivivere i giorni della Passione con il cuore aperto all’incontro con il Signore Gesù, morto e risorto. Entriamo nella Settimana Autentica per stare con Gesù e lasciarci trasformare dalla sua Pasqua. Certe cose vanno rivissute per poter vivere meglio. Tutto ricomincia se riviviamo anche noi i gesti con i quali siamo stati salvati da Dio, se riviviamo l’amore più grande che abbiamo mai potuto ricevere, quello di Gesù per noi! In questa domenica diamo appuntamento ai ragazzi per ri-vivere intensamente i giorni del Triduo Pasquale, preannunciando la gioia della Pasqua nella celebrazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

La Domenica di Pasqua, tutto ricomincia! L’annuncio della Risurrezione di Gesù è l’annuncio che cambia la vita: Lui è veramente risorto! Con questa certezza e questa gioia possiamo ricominciare a vivere con slancio e fiducia e tenere fisso lo sguardo su Gesù che ci sta aprendo la porta del Cielo dove vivremo per sempre. Ripetiamo l’annuncio della Pasqua e spieghiamolo ai ragazzi perché possano accogliere il dono della vita eterna e meravigliarsi per essere anche loro “risorti” con Cristo.

 

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