Un musical con 90 attori per conoscere la vita, le opere e lo spirito del fondatore di Nomadelfia.

I ragazzi di don Zeno

Mercoledì 2 e giovedì 3 aprile, il Teatro Nuovo di Milano ospiterà la commedia musicale I Ragazzi di Don Zeno, allestita e interpretata dai figli della comunità di Nomadelfia. L’ingresso è libero, ma per questioni organizzative è richiesta la prenotazione sul sito www.nomadelfia.it

Il musical, sceneggiato da Franca De Angelis e diretto da Anna Cianca prende le mosse da quando Zeno, giovane dell’Azione Cattolica, si fa carico di un piccolo gruppo di “ragazzi di strada” che entrano ed escono dal carcere e dalla sua decisione di farsi prete accogliendo Danilo, uno di questi, come figlio. Sarà il primo di quasi 5.000 figli. L’entusiasmo, la voglia di dar inizio alla missione che il Signore gli ha affidato si scontrano subito con una miriade di piccoli e grandi problemi. La povertà, la fame, l’incontro-scontro con le autorità religiose e civili, i drammi, i dolori, nell’Italia degli anni Trenta e Quaranta

Alle difficoltà si affiancano le gioie, le prime conquiste. Arrivano le mamme, i ragazzi aumentano e si trova una grande casa degna di alloggiarli tutti, ci sono gli amici e i benefattori. L’Opera Piccoli Apostoli diventa Nomadelfia e dall’ex campo di concentramento di Fossoli si trasferisce in Maremma. Ben presto, dal clamore e dall’eco suscitati dalla stampa degli anni Cinquanta si passa alla solitudine, ai debiti, a don Zeno costretto ad allontanarsi e a Nomadelfia che si scioglie. Ma il seme di una vita fraterna aveva già incominciato dare i suoi frutti e faticosamente e lentamente Nomadelfia risorge.

Nomadelfia e Milano

Lo spettacolo a Milano rinnova il rapporto privilegiato che fra Nomadelfia e il capoluogo lombardo dura dal lontano 1948, quando padre David Maria Turoldo viene a contatto con la comunità, facendosi promotore di un intenso scambio reciproco di esperienze e spiritualità. Nel 1949 nasce a Milano il Comitato Pro Nomadelfia, che raggiunge il culmine della sua attività con la Settimana di Milano nel novembre dello stesso anno: una settimana di incontri e conferenze, conclusa in Duomo con la consegna alle famiglie di Nomadelfia, da parte del cardinale Schuster, di 40 ragazzi provenienti dal carcere minorile Beccaria.

Il 1949 segna anche la nascita di un’amicizia destinata a tramutarsi in un rapporto quasi filiale, tra la comunità e la contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli. È grazie alla contessa Pirelli che Nomadelfia, sgomberata da Fossoli, può trasferirsi in Maremma, nella tenuta da lei donata.

Anche oggi sono in media 500 i visitatori che da Milano e provincia ogni anno vengono ospitati dalla comunità, a conferma che la grande amicizia fra Nomadelfia e la città non è mai venuta meno. Ne sono prova anche i numerosi incontri nelle parrocchie e delle scuole, gli spettacoli ospitati e promossi all’interno della diocesi, nonché la simpatia dimostrata dai suoi cardinali, Carlo Maria Martini, prima, e Angelo Scola, poi.

La comunità oggi

La comunità di Nomadelfia si trova alle porte di Grosseto, conta una popolazione di circa 300 persone e ospita ogni anno oltre 10 mila visitatori. Giovanni Paolo II, visitando Nomadelfia nel 1989, la definì “una parrocchia che si ispira al modello descritto negli Atti degli Apostoli” e “una società che prepara le sue leggi ispirandosi agli ideali predicati da Cristo”.

La vita all’interno di Nomadelfia (il cui nome significa “legge di fraternità”) è ispirata ai principi del Vangelo. La comunità è organizzata in “gruppi familiari”, composti da quattro o cinque famiglie che vivono insieme, condividendo alcuni spazi comuni: la sala da pranzo, la cucina, i laboratori. Ogni tre anni i gruppi familiari vengono ricomposti per continuare ad alimentare la fraternità creando nuovi legami.

Le famiglie, inoltre, sono aperte all’accoglienza di minori in stato di disagio o di abbandono. La paternità e la maternità sono responsabilità condivise da tutti gli adulti, che si impegnano ad amare e a collaborare nell’educazione di tutti i figli secondo una linea pedagogica comune.

Tutti i membri di Nomadelfia lavorano all’interno della comunità, secondo un modello che elimina il rapporto di subordinazione e dove ciascuno collabora secondo le proprie possibilità. Le risorse economiche provengono da donazioni e dal lavoro dei membri, specialmente attraverso le attività di apostolato: stampa, ospitalità, incontri.

I minori frequentano fino a 18 anni la scuola familiare interna, in cui gli insegnanti sono gli stessi membri della comunità. Il motivo di questa scelta è proporre un modello pedagogico in cui l’apprendimento è basato sull’esperienza diretta, non viene stimolata la competizione e i genitori sono i protagonisti dell’educazione dei loro figli. Una volta raggiunta la maggiore età, i ragazzi sono liberi di rimanere oppure di lasciare Nomadelfia, intraprendendo la strada che preferiscono. Al suo interno, la comunità è organizzata come una democrazia diretta, nella quale tutti i membri sono coinvolti nel prendere le decisioni più importanti.

Nomadelfia non è chiusa in se stessa, ma vive per gli altri. Lo scopo della sua esistenza è anzitutto quello di dimostrare ai cristiani che è possibile vivere coerentemente con il Vangelo, ed ai non cristiani che è possibile vivere secondo principi universali di solidarietà. 

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