Il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace sostiene la campagna dei vescovi inglesi per la sensibilizzazione su questo tema

a cura di Patrizia CAIFFA

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Si avvicinano le Olimpiadi di Londra (27 luglio – 12 agosto )e con esse, il rischio che s’intensifichi il traffico di donne a scopo di sfruttamento sessuale. È uno dei temi di cui si è parlato a Roma durante la conferenza internazionale sul traffico di esseri umani promossa dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, insieme alla Conferenza episcopale cattolica d’Inghilterra e Galles, in collaborazione con Fbi e Scotland Yard, che hanno preso parte all’incontro insieme a numerosi rappresentanti di organizzazioni impegnate nella prevenzione e riabilitazione delle vittime.

Tra le varie iniziative sociali in vista delle Olimpiadi, i vescovi inglesi hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione su questo tema, coinvolgendo 500 volontari e organizzando eventi nelle parrocchie. L’Organizzazione internazionale del lavoro stima in 2,4 milioni di persone le vittime della tratta nel mondo, un mercato che frutta ogni anno ai trafficanti 32 miliardi di dollari. Il 79% dei lavoratori/lavoratrici forzati sono sottoposti a sfruttamento a scopi sessuali. Tra i delegati alla conferenza suor Eugenia Bonetti, dell’Usmi (Unione superiore maggiori italiane), la missionaria della Consolata che da anni, all’interno di una rete di religiose di diverse Congregazioni, si batte per aiutare le vittime e promuovere la dignità delle donne.

Olimpiadi di Londra 2012: spesso i grandi eventi sportivi portano con sé un aumento della prostituzione. Cosa può fare la Chiesa?
Questo è un grosso problema: la Chiesa in Inghilterra sta dando molto risalto a questo problema per cercare di evitare la cultura della compravendita. Molte donne sono importate per far guadagnare i trafficanti e perché possano offrire un servizio durante questi grandi eventi mondiali come le Olimpiadi, i Mondiali di calcio. Si pensa di poter comprare tutto, anche il corpo di una donna, di una minorenne. Dobbiamo veramente riscoprire il valore culturale della persona, la sua dignità e libertà. Dobbiamo aiutare le persone a capire cosa vuol dire la compravendita di una persona, ciò che di più umiliante possa succedere a un essere umano. Anche quando si dice che la donna ha scelto, in realtà non ha avuto altre scelte, o le hanno detto di dire così, quindi non è totalmente libera nella sua scelta. Noi abbiamo il grande compito di far emergere la bellezza interiore della donna, i suoi doni, non soltanto la sua bellezza esteriore. Perché diciamo di voler togliere la prostituzione dalla strada se poi la vediamo tutti i giorni sui cartelloni pubblicitari, sulle riviste? Anche quella è vendita del corpo della donna. Dobbiamo lavorare per poter avere una cultura diversa che rispetta la donna per quello che è, non solo per la bellezza del corpo.

Quindi anche la classe politica e i media dovrebbero dare il buon esempio…
Purtroppo i messaggi che passano attraverso i mezzi di comunicazione e da parte di chi dovrebbe essere di esempio non sono positivi. Ciò non vuol dire che non dobbiamo continuare a batterci perché la donna sia riconosciuta per quello che è, non per la bellezza del suo corpo e ciò che può guadagnare in una sola sera.

La tratta di esseri umani è il secondo crimine internazionale più redditizio al mondo, dopo il commercio di armi: come si sconfigge un fenomeno così imponente?
Sono importanti le normative e le leggi internazionali ma anche la promozione dei diritti della persona. Parlare di tratta di esseri umani e non parlare dell’opportunità di riconoscere la persona nella sua libertà, dignità, identità, è un grande sbaglio. Noi vogliamo coniugare la legalità con l’attenzione alla persona. Una donna, soprattutto dopo essere stata trafficata, venduta e comprata, ha bisogno di ritrovare il suo posto, la sua dignità e di riprendere un cammino. Ha bisogno di riscoprire il suo valore come persona. Bisogna tenere presente che queste donne, pur avendo vissuto la forma di sfruttamento più terribile, hanno una grande voglia di tornare a essere donne e persone, con le loro capacità e il contributo che possono offrire alla società, alla famiglia e alla Chiesa.

Qual è il compito dei governi?
Un dato che ritengo ancora molto cruciale è la povertà dei Paesi di origine delle persone trafficate. I trafficanti usano questa povertà e gettano queste donne nella povertà di valori dei Paesi ricchi, che è il motivo di questa grande richiesta. Non ci sarebbero così tante persone trafficate nel mondo se non ci fosse una costante richiesta di sesso a pagamento. Qui siamo tutti coinvolti. Perché se da una parte i Paesi poveri devono cercare di eliminare la povertà per offrire opportunità ai loro giovani e alle loro donne, noi Paesi ricchi dovremmo poter lavorare e insistere molto perché non ci sia più la compravendita delle persone. Il rispetto della persona deve venire prima di tutto.

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