Il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che con la Diocesi di Milano organizza Family 2012, introduce all’evento delineandone le priorità non solo sul piano ecclesiale, ma anche su quello civile.

di Riccardo CANIATO

Il cardinale Ennio Antonelli

«Al I Incontro a Roma, nel 1994, vedendo i flambeaux in piazza San Pietro tenuti in mano dalla folla, Giovanni Paolo II esclamò: “Ogni famiglia porta una luce e ogni famiglia è una luce! Nella Chiesa e nella società questa è l’ora della famiglia!”». Quel giorno il cardinale Ennio Antonelli era arcivescovo di Perugia; dal 2008 presiede il Pontificio Consiglio per la Famiglia, che con la Diocesi di Milano organizza Family 2012.

Eminenza, fra pochi giorni Milano verrà invasa pacificamente da famiglie cristiane di ogni lingua e nazionalità. Come ci si deve preparare a questo evento?
Sarebbe bene partecipare a iniziative di formazione sul tema, utilizzando anche le catechesi, appositamente preparate e disponibili in undici lingue. E pregare per le famiglie e per la riuscita dell’Incontro. Invito anche a venire a Milano: sarà un’esperienza preziosa, anche per la partecipazione del Santo Padre. Il Papa è segno della paternità di Dio e ci ricorda che la Chiesa è la famiglia dei figli di Dio e fratelli di Gesù. La sua presenza è un invito a vivere concretamente la fede e l’amore, perché ogni comunità ecclesiale sia sempre più famiglia e ogni famiglia sia sempre più «Chiesa domestica», come la definisce il Magistero.

Che significato attribuisce al tema dell’Incontro “La famiglia: il lavoro e la festa”?
Nella Bibbia famiglia, lavoro e festa sono presentati come tre benedizioni, tre doni di Dio per una vita buona; non sono temi giustapposti, ma tre valori fondamentali per la vita delle persone e della società, in perenne interazione. Rifletterci su in un tempo travagliato come il nostro è quanto mai appropriato. Per uscire dalla crisi occorrono innovazione, investimenti e maggiore produttività, ma anche risorse umane che guardino alla vita con apertura e speranza, un equilibrato ricambio generazionale e quindi un tasso di natalità più elevato e una migliore educazione. Dalle indagini sociologiche emerge che proprio le famiglie assicurano risparmio, responsabilità ed efficienza nel mondo professionale, procreazione generosa e impegno educativo. È dunque interesse della società sostenerle, offrire opportunità di lavoro, conciliare le esigenze e i tempi della famiglia e dell’impresa, conciliare maternità e professione, aiutare i nuclei numerosi. Dalle stesse ricerche risulta che per la felicità delle persone, la salute, la famiglia e la qualità delle relazioni contano più del reddito. Occorre pertanto ricuperare il senso della festa, perché non sia tempo di mera evasione, ma di concentrazione sui valori essenziali: Dio, famiglia, comunità, amicizia, cultura, solidarietà. E salvaguardare la domenica dall’invadenza del mercato.

Dall’osservatorio del Pontificio Consiglio per la Famiglia ritiene che ci sia ancora posto per la famiglia tradizionale?
Certamente sì, benché la famiglia oggi sia sotto attacco, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, anche per la presenza di potenti lobbies, mosse da interessi ideologici ed economici, che si avvalgono dei mass media e delle istituzioni giudiziarie e politiche; e nonostante molte tendenze siano preoccupanti: matrimoni in diminuzione e celebrati in età più avanzata, aumento dei divorzi, delle convivenze, dei singles per scelta, delle relazioni omosessuali, calo delle nascite, aumento dei figli nati fuori del matrimonio. Tuttavia la famiglia tradizionale, ovunque nel mondo, resta in cima alla scala di valori per la grande maggioranza della popolazione, giovani compresi. Inoltre si assiste a un nuovo protagonismo delle famiglie: reti di solidarietà, associazioni, movimenti in campo civile ed ecclesiale… Questo perché la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, aperta alla procreazione e all’educazione dei figli, risponde alle aspirazioni profonde dell’uomo di ogni epoca. Torno agli studi dei sociologi. La famiglia, paragonata ad altre forme di convivenza, procura vantaggi assai più rilevanti alle persone e alla società: salute psichica e fisica, benessere economico, atteggiamenti di solidarietà, fiducia, laboriosità e altre virtù indispensabili alla coesione e allo sviluppo. Nel loro stesso interesse la società, la politica e l’economia devono sostenere e incentivare la famiglia, perché possa compiere la sua missione.

Un’urgenza particolarmente sentita dagli ultimi due Papi, di cui Lei è stato e continua a essere stretto collaboratore…
Giovanni Paolo II è stato definito «Papa della famiglia», oltre che «Papa dei giovani», per la sua appassionata attenzione, culminata nei tre grandi documenti Familiaris Consortio, Mulieris Dignitatem e Gratissimam Sane. Benedetto XVI interviene sul tema ancora più spesso, quasi ogni settimana. Ambedue hanno sottolineato gli aspetti fondanti il valore della famiglia: sul piano teologico spirituale, il tema della famiglia immagine della Trinità divina, dell’amore umano come partecipazione all’amore divino e come sintesi di eros e àgape, desiderio e dono, amicizia e comunione di vita; sul piano ecclesiale il tema della famiglia cristiana come soggetto di evangelizzazione, che accoglie e manifesta la presenza di Cristo Salvatore e Sposo della Chiesa, vivendo la fede, l’amore reciproco, l’apertura alle altre famiglie, ai sofferenti, alla comunità ecclesiale e alla società. Sul piano civile, infine, il tema della famiglia come cellula vitale della società, soggetto di diritti e di doveri, protagonista anche attraverso le associazioni di attività culturali e politiche.

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