di Luisa BOVE

Tra i diversi appuntamenti milanesi, sabato 2 giugno alle 17 Benedetto XVI incontrerà a Milano le autorità civili e politiche. L’incontro, che si terrà in Arcivescovado, sarà trasmesso in diretta su Rainews24. Ne parliamo con monsignor Eros Monti, Vicario episcopale per la Vita sociale.

Che cosa significa per la città e per chi la governa?
L’incontro con le autorità civili e politiche appartiene alla prassi delle visite e dei viaggi del Papa. Nella prospettiva dell’insegnamento sociale della Chiesa, l’incontro esprime anzitutto l’intento di tenere vivo il dialogo e il confronto con coloro a cui è stata affidata una responsabilità politica o di amministrazione del terri- torio, nella consapevolezza della chiara distinzione tra comunità ecclesiale e politica, ma anche delle forti esigenze etiche che scaturiscono dall’attività di governo della cosa pubblica, chiamata a servire ovunque e in tutti i suoi aspetti il bene comune. La Chiesa offre infatti il proprio servizio alla comunità civile non solo nella forma della “sana collaborazione” con essa, come auspicato da Gaudium et spes 76, ma anche attraverso la proposta autorevole della propria dottrina sociale.

Milano è già una città «mondiale»: multiculturale, multireligiosa, multietnica… eppure non mancano gesti di razzismo, di intolleranza e a volte di violenza. Il Papa che spesso interviene a favore dei diritti avrà forse qualcosa da dire…
Direi tuttavia che il volto di Milano mi appare diverso. La città in questi ultimi decenni ha saputo aprirsi all’accoglienza di numerosissime comunità estere. A Milano oggi risiedono all’incirca 220 mila migranti, rappresentanti di ben 120 differenti etnie. Persone nella stragrande maggioranza dei casi ben inserite nel nostro tessuto abitativo, sociale e lavorativo; non possiamo infatti trascurare il prezioso contributo che giunge alla nostra vita sociale e alle nostre famiglie attraverso il loro lavoro. Non esaspererei pertanto gli episodi di intolleranza, che certamente occorre prevenire e affrontare con decisione, ma che non possono essere considerati la norma, e che mi pare emergano soltanto in situazioni estreme. Essi mostrano semmai che occorre ancora lavorare a lungo e insieme per superare pregiudizi, approcci relazionali inadeguati e luoghi comuni.

Il contesto della visita del Papa resta comunque quello dell’Incontro mondiale delle famiglie, quindi un evento ecclesiale. Come si inserisce questo appuntamento con i politici nelle giornate dedicate ai temi della famiglia, del lavoro e della festa?
Le tematiche poste al centro dell’attenzione di questo Incontro mondiale non riguardano soltanto la Chiesa. La famiglia, il lavoro e la festa esprimono tre aspetti caratteristici e di grande valore per l’intera umanità, cui nessuno potrebbe rinunciare, senza perdere ciò che è assolutamente essenziale… a sé stesso. La chiamata ad amare, a lavorare e a riposare ci costituiscono, rappresentano un po’ il nocciolo della nostra esistenza storica. Si tratta pertanto di realtà che richiedono non soltanto approfondimento e condivisione in termini di fede, ma anche la capacità di farli divenire cultura, così che possano essere riconosciute e promosse anche a livello sociale, politico, istituzionale. Si pensi alla urgente necessità di giungere a politiche familiari adeguate, da sviluppare nei vari Paesi del mondo e anche nel nostro, in cui pure la Costituzione all’art. 31 recita: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. Così come giungere a una vera armonizzazione tra esigenze della famiglia e del lavoro e a una celebrazione della festa che non sia immaginata soltanto come tempo per sé stessi o destinato al consumo, appaiono obiettivi non soltanto condivisibili, ma da promuovere con vivacità, anche in forma istituzionale, a favore di tutti.

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