Oltre 5 mila persone impegnate nella Quattro giorni di formazione sulla famiglia, illustrata dal responsabile del Servizio diocesano don Ivano Valagussa

di Pino NARDI

Don Ivano Valagussa

Un esercito in movimento. Dall’inizio di settembre infatti oltre 5 mila catechisti saranno impegnati nella formazione per rispondere meglio al proprio compito educativo per l’iniziazione cristiana dei bambini. Attività molto delicata che ha bisogno di persone adeguatamente preparate. Per questo sono già pronti i 15 centri sparsi sul territorio diocesano che ospiteranno la Quattro giorni catechisti. Quest’anno il tema è d’obbligo: prepararsi e preparare all’Incontro mondiale delle famiglie del 2012. “Domenica e poi… lunedì. Stili di vita in famiglia tra lavoro e festa e l’iniziazione cristiana” è il tema scelto per i quattro incontri. Ne parliamo con don Ivano Valagussa, responsabile del Servizio per la catechesi della Diocesi di Milano.

Qual è l’obiettivo della nuova edizione della Quattro giorni catechisti?
È quello di aiutare i catechisti a inserirsi nel cammino di preparazione all’Incontro mondiale delle famiglie di Milano 2012. Vogliamo affrontare due aspetti in particolare: il primo è quello di aiutare i nostri catechisti a entrare nella dinamica di lavoro e festa che caratterizza il ritmo di vita delle famiglie, è un contesto fondamentale che il catechista deve conoscere per vivere il suo ministero. L’introduzione alla vita cristiana da parte del catechista non può prescindere da questa realtà, nella quale i bambini e i ragazzi sono immersi.

Quanto incide la dimensione del lavoro, quindi della ferialità, e la festa nella formazione all’iniziazione cristiana?
Incidono moltissimo, basti pensare ai cambiamenti rapidissimi che generano la precarietà e l’insicurezza nell’esperienza del lavoro. Tuttavia soprattutto in questo momento difficile di crisi non dobbiamo dimenticare il valore e il senso del lavoro, che non è soltanto quello di soddisfare i bisogni elementari della vita, ma anche aiutare la persona nella ricerca della sua felicità, in quello che definiamo la collaborazione all’azione creatrice di Dio. Nello stesso tempo c’è anche il tema della festa, molto sentito, ma che a volte può essere vissuto in una forma diminuita: la festa viene vista come momento di mero riposo settimanale, magari da riempire con offerte che il mercato presenta. Occorrerebbe riscoprire anche il senso della festa come partecipazione a quel riposo di Dio, che si ferma appunto a contemplare la bellezza di un lavoro svolto, la creazione. Quindi è necessaria la capacità di trovare relazioni nuove tra genitori e figli, nella professione e nell’impegno di studio.

In questo come si inserisce l’impegno dei catechisti?
Sarebbe bello che i catechisti da un lato recuperassero questi valori, questo sguardo sul lavoro e sulla festa e nello stesso tempo però si interrogassero su cosa vuol dire comunicare oggi il Vangelo, la bellezza di una vita cristiana facendo i conti invece con un ritmo di vita dove il lavoro e la festa vengono vissuti con queste modalità.

Don Valagussa, in precedenza parlava di un secondo aspetto che volete sottolineare…
Sì, infatti, c’è anche un’altra attenzione che vogliamo affrontare e sarà l’ultimo incontro dei quattro che tradizionalmente la Quattro giorni catechisti presenta: aiutare anche i nostri catechisti a prendere per mano i ragazzi, i bambini con i propri genitori, per aiutare loro a entrare in quello che sarà l’appuntamento delle famiglie a Milano in una dimensione di mondialità.

Mondialità, appunto. Tra maggio e giugno dell’anno prossimo il mondo “verrà” a Milano. Tuttavia il mondo è già nelle nostre città attraverso i figli di stranieri immigrati. Qual è l’attenzione verso di loro?
Nella vita quotidiana siamo già il mondo, basta prendere un tram o una metropolitana a Milano. Penso che anche questo Incontro sia una bella occasione per vedere la mondialità come ricchezza e non invece in termini di paura, chiusura e sospetto. Questo sarebbe già un ottimo impegno, ma nello stesso tempo è anche una ricchezza nella trasmissione della fede: conoscere altre tradizioni, uno stile di vita che ci porta anche a riconsiderare il nostro, può essere un aiuto anche per il catechista chiamato a trovare forme nuove, ma anche a riscoprire elementi dimenticati per vivere l’iniziazione cristiana. Per questo la formazione di un catechista non si ferma solo alla Quattro giorni che si fa all’inizio di un anno pastorale, ma potrebbe essere ripresa lungo l’anno, a livello locale. Penso ai decanati, alle comunità pastorali, alla stessa parrocchia, che potrebbe mettere a fuoco maggiormente il tema dell’iniziazione cristiana con la presenza di bambini che vengono da altri Paesi, culture e tradizioni.

Quante persone coinvolge la Quattro giorni?
La presenza è di 5 mila persone distribuite in 15 centri della Diocesi, in aumento perché più sono presenti capillarmente sul territorio più catechisti coinvolgono. Nello stesso tempo stiamo verificando un cambio generazionale: la maggior parte sono mamme, però l’età si sta abbassando. Questo comporta da un lato un’offerta di formazione anche nei contenuti oltre che nella metodologia della catechesi, perché possano assumere il compito con una certa preparazione. Non a caso la Quattro giorni catechisti è un momento di rilancio della formazione base. Il fatto che ci siano anche giovani ci permette di venire incontro maggiormente ai cambiamenti generazionali, quindi anche modalità, tempi, stili che le parrocchie sono chiamate a rispettare se vogliono fare incontrare le nuove generazioni.

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