Al di là dell'apprendimento della lingua, sono un'occasione di incontro e di ritrovo. Sabato 24 ottobre seminario di studio in via Sant'Antonio

di Luisa BOVE
Redazione

Sono quasi 600 i volontari impegnati nelle scuole di italiano parrocchiali. Per loro l’ufficio di Pastorale dei migranti organizza anche quest’anno un pomeriggio di studio dal titolo“Beati gli operatori di pace: insegnare la lingua, seminare integrazione”. Al seminario, che si terrà sabato 24 ottobre alle 14.30 in via S. Antonio 5 a Milano, interverranno il teologo Luca Moscatelli, il pedagogista Daniele Novara e Claudia Savino della Fondazione Verga (info: tel. 02.8556455/6; migranti@diocesi.milano.it).
In base all’ultimo censimento realizzato dal Coordinamento diocesano, le scuole di italiano parrocchiali sono 71, di cui 41 a Milano e le altre sparse nell’hinterland (Pero, Rho, Sesto San Giovanni, San Donato Milanese…). Negli ultimi anni hanno segnalato la loro presenza anche scuole sorte a Saronno e a Seregno, solo per fare un esempio, ma la maggiore concentrazione si registra nel capoluogo lombardo e in altre città dove la presenza di stranieri raggiunge cifre elevate o è già consolidata.
«Quasi tutte le scuole di italiano sono frequentate da adulti – spiega Simona Beretta, della Pastorale dei migranti -, gratuite e aperte a tutti gli stranieri, sono equiparabili agli altri servizi caritativi offerti dalle parrocchie come il guardaroba e la mensa». Nell’anno scolastico 2008/09 gli iscritti sono stati 4.300, il 48% erano donne e pochissimi i minori, stando all’ultimo censimento solo 2 o 3 scuole sarebbero riservate a loro. Le nazionalità più rappresentate sono l’America Latina con il 21%, Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh il 20%, il Nord Africa (Egitto e Marocco) e pari merito l’Europa dell’Est (Romania, Ucraina, Bielorussia…) hanno raggiunto il 18%.
Un dato significativo, continua Beretta, è che oggi chi frequenta le lezioni ha un’istruzione medio-superiore: «Per questo quasi tutte le scuole offrono corsi avanzati, gli iscritti infatti vivono in Italia da alcuni anni o hanno già frequentato e ora chiedono approfondimenti».
L’offerta in diocesi è variegata, si va da scuole molto piccole con una decina di studenti (aperte anche a minori che partecipano tutto l’anno) fino a 100-150 iscritti. «L’associazione “Arcobaleno”, una realtà molto grande che offre anche altri servizi, ha segnalato addirittura la presenza di mille allievi», dice Beretta. Molte scuole esistono da oltre 10 anni, ma c’è chi ha festeggiato i 20 anni, come la parrocchia milanese di Santa Francesca Romana.
La scuola di italiano è un’esperienza che va al di là del semplice apprendimento della lingua, diventa infatti «un’occasione di incontro e di ritrovo per gli stranieri». Tuttavia non mancano le difficoltà, soprattutto dal punto di vista didattico. Gli insegnanti lamentano che non c’è continuità di presenza, non solo perché la scuola essendo gratuita rischia di essere più facilmente disertata, ma anche perché le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati sono spesso precarie. In diocesi esistono scuole diurne e serali, ma anche aperte nel fine settimana per offrire più opportunità di frequenza. Imprevisti e cambi di abitazione o altro possono infatti diventare un ostacolo. Sono quasi 600 i volontari impegnati nelle scuole di italiano parrocchiali. Per loro l’ufficio di Pastorale dei migranti organizza anche quest’anno un pomeriggio di studio dal titolo“Beati gli operatori di pace: insegnare la lingua, seminare integrazione”. Al seminario, che si terrà sabato 24 ottobre alle 14.30 in via S. Antonio 5 a Milano, interverranno il teologo Luca Moscatelli, il pedagogista Daniele Novara e Claudia Savino della Fondazione Verga (info: tel. 02.8556455/6; migranti@diocesi.milano.it).In base all’ultimo censimento realizzato dal Coordinamento diocesano, le scuole di italiano parrocchiali sono 71, di cui 41 a Milano e le altre sparse nell’hinterland (Pero, Rho, Sesto San Giovanni, San Donato Milanese…). Negli ultimi anni hanno segnalato la loro presenza anche scuole sorte a Saronno e a Seregno, solo per fare un esempio, ma la maggiore concentrazione si registra nel capoluogo lombardo e in altre città dove la presenza di stranieri raggiunge cifre elevate o è già consolidata.«Quasi tutte le scuole di italiano sono frequentate da adulti – spiega Simona Beretta, della Pastorale dei migranti -, gratuite e aperte a tutti gli stranieri, sono equiparabili agli altri servizi caritativi offerti dalle parrocchie come il guardaroba e la mensa». Nell’anno scolastico 2008/09 gli iscritti sono stati 4.300, il 48% erano donne e pochissimi i minori, stando all’ultimo censimento solo 2 o 3 scuole sarebbero riservate a loro. Le nazionalità più rappresentate sono l’America Latina con il 21%, Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh il 20%, il Nord Africa (Egitto e Marocco) e pari merito l’Europa dell’Est (Romania, Ucraina, Bielorussia…) hanno raggiunto il 18%.Un dato significativo, continua Beretta, è che oggi chi frequenta le lezioni ha un’istruzione medio-superiore: «Per questo quasi tutte le scuole offrono corsi avanzati, gli iscritti infatti vivono in Italia da alcuni anni o hanno già frequentato e ora chiedono approfondimenti».L’offerta in diocesi è variegata, si va da scuole molto piccole con una decina di studenti (aperte anche a minori che partecipano tutto l’anno) fino a 100-150 iscritti. «L’associazione “Arcobaleno”, una realtà molto grande che offre anche altri servizi, ha segnalato addirittura la presenza di mille allievi», dice Beretta. Molte scuole esistono da oltre 10 anni, ma c’è chi ha festeggiato i 20 anni, come la parrocchia milanese di Santa Francesca Romana.La scuola di italiano è un’esperienza che va al di là del semplice apprendimento della lingua, diventa infatti «un’occasione di incontro e di ritrovo per gli stranieri». Tuttavia non mancano le difficoltà, soprattutto dal punto di vista didattico. Gli insegnanti lamentano che non c’è continuità di presenza, non solo perché la scuola essendo gratuita rischia di essere più facilmente disertata, ma anche perché le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati sono spesso precarie. In diocesi esistono scuole diurne e serali, ma anche aperte nel fine settimana per offrire più opportunità di frequenza. Imprevisti e cambi di abitazione o altro possono infatti diventare un ostacolo.

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