Nel cinquantesimo della morte del fondatore dell'Università Cattolica, l'ateneo propone una riflessione su questa poliedrica figura di uomo, religioso e studioso. Un personaggio che, secondo Agostino Picicco, coordinatore dell'ufficio delle presidenze di Facoltà, ha ancora molto da dire ai giovani

Michele LUPPI
Redazione

“Riscoprire la figura di padre Agostino Gemelli: il francescano, lo scienziato, l’uomo”. A cinquant’anni dalla morte del suo fondatore e primo rettore, l’Università Cattolica del Sacro Cuore rivolge questo invito a tutte le parrocchie d’Italia in occasione dell’85ª Giornata per l’Università Cattolica che si celebrerà domenica 26 aprile. A Milano padre Gemelli (1878-1959), insieme ai suoi stretti collaboratori, raccolse l’eredità di una grande figura del laicato cattolico, Giuseppe Toniolo, fondando nel 1921 l’ateneo cattolico. Una realtà che oggi conta oltre 40 mila studenti distribuiti nelle sedi di Milano, Brescia, Cremona-Piacenza, Roma e Campobasso. «La figura di Gemelli è andata un po’ sbiadendosi negli ultimi anni così come la Giornata per l’Università Cattolica», spiega Agostino Picicco, pubblicista e coordinatore dell’ufficio delle presidenze di Facoltà dell’Università Cattolica, che nel 2005 ha dato alle stampe un volume dedicato proprio a padre Gemelli «con l’obiettivo di riavvicinare in particolare i giovani e gli adolescenti a questa figura».

Padre Picicco, come spiegherebbe ad un giovane l’intuizione di padre Gemelli?
In un periodo, quello tra le due guerre mondiali, caratterizzato da una grande pressione ideologica e da un imperante laicismo, soprattutto negli ambienti accademici, Padre Gemelli cercò di far capire che scienza e fede non dovevano essere in antitesi ma in dialogo. Il suo messaggio era chiaro: la Chiesa, derisa ed emarginata dal mondo della cultura e della politica, doveva iniziare a giocare un ruolo attivo nella società contribuendo alla formazione di una classe dirigente sensibile ai valori cristiani. Un duplice servizio reso alla Chiesa e alla società”.

Agostino Gemelli, al secolo Edoardo, in gioventù si era però avvicinato agli ambienti socialisti. Come è avvenuto il cambiamento?
La sua è una storia di conversione. Da studente, il giovane Edoardo, era, infatti, tra i capi dei giovani socialisti. La conversione avvenne durante gli anni del servizio militare ma non è chiaro cosa lo spinse a questa scelta. Lui stesso preferiva non parlarne. Fu però una scelta radicale, non spiegabile con la sola ragione, che lo spinse a sposare in pieno la causa cattolica tanto da entrare nell’Ordine dei frati minori.

Nel suo cammino di impegno sociale fu centrale la figura di Giuseppe Toniolo, a cui lo stesso Gemelli dedicherà l’Istituto ente fondatore dell’Università. Quali erano i rapporti tra i due?
Toniolo fu il primo ad avere l’idea di un’Università Cattolica come istituzione che poteva dare autorevolezza alla cultura cattolica favorendo il dialogo tra laici e cattolici. Gemelli ha avuto il grande merito di realizzarlo. Un’impresa incredibile se si considera il periodo storico e la necessità di reperire i fondi necessari. Qui giocò un ruolo fondamentale il legame con Armida Barelli, presidente della Gioventù femminile cattolica, che diventerà grazie alle sue iniziative di raccolta fondi, la grande cassiera dell’ateneo. Senza dimenticare gli altri collaboratori: Ludovico Necchi, Francesco Olgiati ed Ernesto Lombardo.

In un epoca di “emergenza educativa” la Cei ricorda il grande merito di padre Gemelli nel coniugare “formazione” professionale e “crescita umana”. Quanto è attuale questo messaggio?
Ancora oggi l’Università Cattolica cerca di aggiungere alla formazione accademica una particolare attenzione ai valori cristiani, aiutando i giovani a trovare un senso profondo alla propria esistenza. Anche se la progressiva secolarizzazione della società e la crescita dell’Università, rendono più difficile questo compito.

In che senso?
Fino a trent’anni fa il numero degli studenti era nettamente inferiore e molti vivevano nei collegi universitari. Questo favoriva un rapporto più profondo tra giovani, professori ed educatori facilitando questa formazione integrale. Oggi l’Università continua ad offrire un panorama vastissimo di incontri e occasioni di crescita personale e spirituale ma non tutti gli studenti vi prendono parte. Alcuni vivono l’Università semplicemente come realtà accademica e, nonostante gli esami di teologia presenti nel curriculum di studi, non vivono la componente cattolica. C’è chi non sa nemmeno chi sia padre Gemelli o cosa si intenda per cattolica.

Secondo lei, quale sarebbe oggi la priorità di padre Gemelli?
Il suo ultimo sogno fu quello di istituire la Facoltà di medicina a Roma e il Policlinico che oggi porta il suo nome. Non saprei dire da un punto di vista accademico su cosa si concentrerebbe ma certamente lavorerebbe per rinforzare il legame tra Università Cattolica e diocesi. Il debole interesse che la Giornata dell’Università Cattolica riscontra, non tanto a livello di Istituzioni ecclesiastiche, ma di fedeli e di singole comunità, dimostra come molto ci sia da fare per ricostruire il legame dell’Università con le diocesi e le parrocchie. In passato erano i sacerdoti a indirizzare i giovani verso la nostra realtà. Oggi questo in molti casi non avviene più. Credo che padre Gemelli lavorerebbe proprio per questo. “Riscoprire la figura di padre Agostino Gemelli: il francescano, lo scienziato, l’uomo”. A cinquant’anni dalla morte del suo fondatore e primo rettore, l’Università Cattolica del Sacro Cuore rivolge questo invito a tutte le parrocchie d’Italia in occasione dell’85ª Giornata per l’Università Cattolica che si celebrerà domenica 26 aprile. A Milano padre Gemelli (1878-1959), insieme ai suoi stretti collaboratori, raccolse l’eredità di una grande figura del laicato cattolico, Giuseppe Toniolo, fondando nel 1921 l’ateneo cattolico. Una realtà che oggi conta oltre 40 mila studenti distribuiti nelle sedi di Milano, Brescia, Cremona-Piacenza, Roma e Campobasso. «La figura di Gemelli è andata un po’ sbiadendosi negli ultimi anni così come la Giornata per l’Università Cattolica», spiega Agostino Picicco, pubblicista e coordinatore dell’ufficio delle presidenze di Facoltà dell’Università Cattolica, che nel 2005 ha dato alle stampe un volume dedicato proprio a padre Gemelli «con l’obiettivo di riavvicinare in particolare i giovani e gli adolescenti a questa figura».Padre Picicco, come spiegherebbe ad un giovane l’intuizione di padre Gemelli?In un periodo, quello tra le due guerre mondiali, caratterizzato da una grande pressione ideologica e da un imperante laicismo, soprattutto negli ambienti accademici, Padre Gemelli cercò di far capire che scienza e fede non dovevano essere in antitesi ma in dialogo. Il suo messaggio era chiaro: la Chiesa, derisa ed emarginata dal mondo della cultura e della politica, doveva iniziare a giocare un ruolo attivo nella società contribuendo alla formazione di una classe dirigente sensibile ai valori cristiani. Un duplice servizio reso alla Chiesa e alla società”.Agostino Gemelli, al secolo Edoardo, in gioventù si era però avvicinato agli ambienti socialisti. Come è avvenuto il cambiamento? La sua è una storia di conversione. Da studente, il giovane Edoardo, era, infatti, tra i capi dei giovani socialisti. La conversione avvenne durante gli anni del servizio militare ma non è chiaro cosa lo spinse a questa scelta. Lui stesso preferiva non parlarne. Fu però una scelta radicale, non spiegabile con la sola ragione, che lo spinse a sposare in pieno la causa cattolica tanto da entrare nell’Ordine dei frati minori.Nel suo cammino di impegno sociale fu centrale la figura di Giuseppe Toniolo, a cui lo stesso Gemelli dedicherà l’Istituto ente fondatore dell’Università. Quali erano i rapporti tra i due? Toniolo fu il primo ad avere l’idea di un’Università Cattolica come istituzione che poteva dare autorevolezza alla cultura cattolica favorendo il dialogo tra laici e cattolici. Gemelli ha avuto il grande merito di realizzarlo. Un’impresa incredibile se si considera il periodo storico e la necessità di reperire i fondi necessari. Qui giocò un ruolo fondamentale il legame con Armida Barelli, presidente della Gioventù femminile cattolica, che diventerà grazie alle sue iniziative di raccolta fondi, la grande cassiera dell’ateneo. Senza dimenticare gli altri collaboratori: Ludovico Necchi, Francesco Olgiati ed Ernesto Lombardo.In un epoca di “emergenza educativa” la Cei ricorda il grande merito di padre Gemelli nel coniugare “formazione” professionale e “crescita umana”. Quanto è attuale questo messaggio? Ancora oggi l’Università Cattolica cerca di aggiungere alla formazione accademica una particolare attenzione ai valori cristiani, aiutando i giovani a trovare un senso profondo alla propria esistenza. Anche se la progressiva secolarizzazione della società e la crescita dell’Università, rendono più difficile questo compito.In che senso? Fino a trent’anni fa il numero degli studenti era nettamente inferiore e molti vivevano nei collegi universitari. Questo favoriva un rapporto più profondo tra giovani, professori ed educatori facilitando questa formazione integrale. Oggi l’Università continua ad offrire un panorama vastissimo di incontri e occasioni di crescita personale e spirituale ma non tutti gli studenti vi prendono parte. Alcuni vivono l’Università semplicemente come realtà accademica e, nonostante gli esami di teologia presenti nel curriculum di studi, non vivono la componente cattolica. C’è chi non sa nemmeno chi sia padre Gemelli o cosa si intenda per cattolica.Secondo lei, quale sarebbe oggi la priorità di padre Gemelli? Il suo ultimo sogno fu quello di istituire la Facoltà di medicina a Roma e il Policlinico che oggi porta il suo nome. Non saprei dire da un punto di vista accademico su cosa si concentrerebbe ma certamente lavorerebbe per rinforzare il legame tra Università Cattolica e diocesi. Il debole interesse che la Giornata dell’Università Cattolica riscontra, non tanto a livello di Istituzioni ecclesiastiche, ma di fedeli e di singole comunità, dimostra come molto ci sia da fare per ricostruire il legame dell’Università con le diocesi e le parrocchie. In passato erano i sacerdoti a indirizzare i giovani verso la nostra realtà. Oggi questo in molti casi non avviene più. Credo che padre Gemelli lavorerebbe proprio per questo.

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