Il ruolo delle istituzioni, del privato sociale e della Chiesa

di Paola SONCINI Responsabile Area Salute mentale Caritas Ambrosiana
Redazione

Sabato 10 ottobre si celebra la 17ª Giornata mondiale della salute mentale. Sono allarmanti i dati che riguardano la situazione del disagio psichico: la percentuale di persone che soffrono una malattia mentale sembra essere in crescita, circa l’11-12% della popolazione mondiale, e si ritiene che ogni anno più del 27% degli adulti in Europa sperimenti almeno una forma di disagio mentale. Le forme depressive e la schizofrenia sono le tipologie più diffuse e per il 2020 ci si aspetta che la depressione occupi la posizione più alta fra le cause di malessere nel mondo occidentale.
Il cardinale Tettamanzi, nel suo messaggio, si rivolge ai fedeli della Diocesi ambrosiana, a politici, amministratori delle nostre città, volontari e professionisti, per esprimere la preoccupazione che queste previsioni si avverino anche prima del 2020 a causa della grave crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo. Sottolinea il pesante contesto di insicurezza da cui è spesso segnata l’esistenza dell’uomo d’oggi: sebbene si lavori, spesso non si ha alcuna certezza sul futuro, la vita è segnata da una forte precarietà. E poi i debiti contratti non si riescono ad azzerare. L’istituzione del Fondo Famiglia-Lavoro sta dando un aiuto in questa direzione, ma non basta.
Richiamando alcune parole dell’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, il Cardinale evidenzia come, a causa dell’attuale incertezza, si possano creare forme di instabilità psicologiche e come la crisi possa solo peggiorare la situazione presente. I risvolti nel campo della salute mentale, oltre che sociale ed economico, potrebbero essere molto profondi. A un’attenta lettura del bisogno, alla successiva comprensione della situazione, dovrebbe seguire la scelta di agire elaborando progetti di aiuto intelligenti e in grado di coinvolgere la comunità cristiana e civile. L’Arcivescovo ci richiama a uscire da una logica assistenzialistica per entrare in un’ottica di empowerment, capace di risvegliare nella persona aiutata le sue risorse perché sia protagonista del suo percorso e soprattutto sia salvaguardata nella sua dignità. Non tanto un “dare” quanto un “condividere”, possibile solo se si accetta di vivere nell’ottica della solidarietà. E qui identifica nei gruppi di auto mutuo aiuto la possibilità concreta di costruire reti di solidarietà fra famiglie in difficoltà appartenenti allo stesso quartiere grazie al sostegno offerto dalle comunità cristiane e dal mondo del volontariato. A questo supporto si affianca però anche la necessità dell’intervento di professionisti della salute mentale.
La maggior parte delle famiglie spesso si ritrova disarmata, rassegnata, incapace di riconoscere e quindi di mettere in campo eventuali risorse. E quindi ben lontana dal voler entrare in un gruppo di auto mutuo aiuto, decisione che già presuppone una certa consapevolezza della situazione che si sta vivendo e il desiderio, la determinazione di volerla affrontare e, se possibile, risolvere. Per queste persone l’intervento di professionisti potrebbe pertanto contribuire a riattivare percorsi che si sono bloccati e che non possono essere riaperti senza un aiuto appropriato.
Il clima culturale e sociale oggi non favorisce la scelta di diventare compagni di viaggio di persone con disagio psichico. Il cittadino medio delle nostre città non si sente interpellato, se non quando colpito in prima persona. Eppure ciascuno è chiamato a essere promotore di salute mentale per se stessi e per altri, a prendere confidenza con la propria vita psichica, cioé con il mondo emotivo, la dimensione relazionale e affettiva della propria esistenza. Sarebbe allora auspicabile la promozione di un’azione di prevenzione ed educazione su tali temi nella propria comunità. Sabato 10 ottobre si celebra la 17ª Giornata mondiale della salute mentale. Sono allarmanti i dati che riguardano la situazione del disagio psichico: la percentuale di persone che soffrono una malattia mentale sembra essere in crescita, circa l’11-12% della popolazione mondiale, e si ritiene che ogni anno più del 27% degli adulti in Europa sperimenti almeno una forma di disagio mentale. Le forme depressive e la schizofrenia sono le tipologie più diffuse e per il 2020 ci si aspetta che la depressione occupi la posizione più alta fra le cause di malessere nel mondo occidentale.Il cardinale Tettamanzi, nel suo messaggio, si rivolge ai fedeli della Diocesi ambrosiana, a politici, amministratori delle nostre città, volontari e professionisti, per esprimere la preoccupazione che queste previsioni si avverino anche prima del 2020 a causa della grave crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo. Sottolinea il pesante contesto di insicurezza da cui è spesso segnata l’esistenza dell’uomo d’oggi: sebbene si lavori, spesso non si ha alcuna certezza sul futuro, la vita è segnata da una forte precarietà. E poi i debiti contratti non si riescono ad azzerare. L’istituzione del Fondo Famiglia-Lavoro sta dando un aiuto in questa direzione, ma non basta.Richiamando alcune parole dell’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, il Cardinale evidenzia come, a causa dell’attuale incertezza, si possano creare forme di instabilità psicologiche e come la crisi possa solo peggiorare la situazione presente. I risvolti nel campo della salute mentale, oltre che sociale ed economico, potrebbero essere molto profondi. A un’attenta lettura del bisogno, alla successiva comprensione della situazione, dovrebbe seguire la scelta di agire elaborando progetti di aiuto intelligenti e in grado di coinvolgere la comunità cristiana e civile. L’Arcivescovo ci richiama a uscire da una logica assistenzialistica per entrare in un’ottica di empowerment, capace di risvegliare nella persona aiutata le sue risorse perché sia protagonista del suo percorso e soprattutto sia salvaguardata nella sua dignità. Non tanto un “dare” quanto un “condividere”, possibile solo se si accetta di vivere nell’ottica della solidarietà. E qui identifica nei gruppi di auto mutuo aiuto la possibilità concreta di costruire reti di solidarietà fra famiglie in difficoltà appartenenti allo stesso quartiere grazie al sostegno offerto dalle comunità cristiane e dal mondo del volontariato. A questo supporto si affianca però anche la necessità dell’intervento di professionisti della salute mentale.La maggior parte delle famiglie spesso si ritrova disarmata, rassegnata, incapace di riconoscere e quindi di mettere in campo eventuali risorse. E quindi ben lontana dal voler entrare in un gruppo di auto mutuo aiuto, decisione che già presuppone una certa consapevolezza della situazione che si sta vivendo e il desiderio, la determinazione di volerla affrontare e, se possibile, risolvere. Per queste persone l’intervento di professionisti potrebbe pertanto contribuire a riattivare percorsi che si sono bloccati e che non possono essere riaperti senza un aiuto appropriato.Il clima culturale e sociale oggi non favorisce la scelta di diventare compagni di viaggio di persone con disagio psichico. Il cittadino medio delle nostre città non si sente interpellato, se non quando colpito in prima persona. Eppure ciascuno è chiamato a essere promotore di salute mentale per se stessi e per altri, a prendere confidenza con la propria vita psichica, cioé con il mondo emotivo, la dimensione relazionale e affettiva della propria esistenza. Sarebbe allora auspicabile la promozione di un’azione di prevenzione ed educazione su tali temi nella propria comunità.

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