L'anno scorso le Scuole diocesane per operatori pastorali sono state 45, con 3 mila partecipanti. Marco Vergottini, responsabile della Segreteria, non esclude un «ulteriore incremento»

Luisa BOVE
Redazione

Nel 2008/09 le Scuole diocesane per operatori pastorali (Sdop) sono state ben 45 con oltre 3 mila partecipanti, ma quest’anno Marco Vergottini, responsabile della Segreteria, non esclude che ci possa essere un «ulteriore incremento».

Negli ultimi anni l’Arcivescovo ha molto insistito sulla testimonianza dei laici non solo in ambito ecclesiale, ma anche familiare, civile e professionale. Possiamo parlare di un rilancio del laicato?
Sì, certo. Al riguardo basti richiamare la prolusione al Convegno di Verona, quando il cardinale Tettamanzi invitava la Chiesa italiana a far sì che «la splendida teoria sul laicato espressa dal Concilio possa diventare un’autentica prassi ecclesiale» (Christifideles laici, 2). E, tuttavia, mi pare che la lezione di Tettamanzi in ordine al sacerdozio comune dei fedeli oltrepassi l’istanza del cosiddetto “protagonismo dei laici”. Il discorso investe la qualità della Chiesa tutta a farsi carico della missione evangelizzatrice e del servizio al bene comune della società.

In questa linea va letta anche la proposta della Settimana di formazione di base per i laici…
In tutte le sette Zone si realizzeranno percorsi formativi per propiziare una spiritualità laicale e diocesana, capace di assumere uno stile di comunione, corresponsabilità e missionarietà. L’obiettivo è di sensibilizzare i laici a farsi carico di un impegno fattivo nella pastorale, vivendo la propria vocazione nella Chiesa e nella società.

Intanto continuano le Sdop. Qual è il loro scopo?
Le Sdop sono pensate per la “formazione pastorale” ordinaria per i laici chiamati a svolgere un servizio ecclesiale nelle comunità: per intenderci, catechisti, membri dei Consigli pastorali, animatori della liturgia, ministri straordinari della comunione eucaristica, operatori della Caritas, educatori in oratorio, nonché esperti di Pastorale missionaria e familiare, di ecumenismo e dialogo interreligioso e così via.

Quali i temi più affrontati?
Fra le novità segnalo il secondo ciclo del corso “Arte e fede”, il nuovo percorso per i membri dei Consigli affari economici, il biennio di formazione in Pastorale sanitaria, la scuola per i nuovi responsabili di Pastorale giovanile, il corso di aggiornamento per gli accompagnatori spirituali di Terra Santa e quello per costruire il sito parrocchiale.

Quali le conversioni possibili per promuovere un’autentica abilitazione dei laici a testimoniare una fede adulta, pensata e vissuta?
Si tratta di ripartire a considerare il disagio che i laici oggi patiscono nel vivere una consegna totale di sé al Signore e un’appartenenza responsabile nella Chiesa. Sono molti gli ostacoli da superare: sul piano spirituale i laici sono ancora cristiani minorenni, rispetto al vissuto ecclesiale resiste tuttora lo scoglio del clericalismo e sul piano della coerenza morale ci si accontenta di procedere scegliendo il “male minore”, anziché puntare al “bene possibile”. È questa una strada ardua e faticosa, ma la Chiesa di oggi ha una sicura bussola negli orientamenti del Vaticano II. Un evento che non è passato invano, poiché ha gettato semi preziosi. Occorre però con pazienza e passione curare il terreno, innaffiarlo, concimarlo, affinché a tempo debito possiamo goderne dei frutti preziosi che il Signore non farà mancare alla sua Chiesa. Nel 2008/09 le Scuole diocesane per operatori pastorali (Sdop) sono state ben 45 con oltre 3 mila partecipanti, ma quest’anno Marco Vergottini, responsabile della Segreteria, non esclude che ci possa essere un «ulteriore incremento».Negli ultimi anni l’Arcivescovo ha molto insistito sulla testimonianza dei laici non solo in ambito ecclesiale, ma anche familiare, civile e professionale. Possiamo parlare di un rilancio del laicato?Sì, certo. Al riguardo basti richiamare la prolusione al Convegno di Verona, quando il cardinale Tettamanzi invitava la Chiesa italiana a far sì che «la splendida teoria sul laicato espressa dal Concilio possa diventare un’autentica prassi ecclesiale» (Christifideles laici, 2). E, tuttavia, mi pare che la lezione di Tettamanzi in ordine al sacerdozio comune dei fedeli oltrepassi l’istanza del cosiddetto “protagonismo dei laici”. Il discorso investe la qualità della Chiesa tutta a farsi carico della missione evangelizzatrice e del servizio al bene comune della società.In questa linea va letta anche la proposta della Settimana di formazione di base per i laici…In tutte le sette Zone si realizzeranno percorsi formativi per propiziare una spiritualità laicale e diocesana, capace di assumere uno stile di comunione, corresponsabilità e missionarietà. L’obiettivo è di sensibilizzare i laici a farsi carico di un impegno fattivo nella pastorale, vivendo la propria vocazione nella Chiesa e nella società.Intanto continuano le Sdop. Qual è il loro scopo?Le Sdop sono pensate per la “formazione pastorale” ordinaria per i laici chiamati a svolgere un servizio ecclesiale nelle comunità: per intenderci, catechisti, membri dei Consigli pastorali, animatori della liturgia, ministri straordinari della comunione eucaristica, operatori della Caritas, educatori in oratorio, nonché esperti di Pastorale missionaria e familiare, di ecumenismo e dialogo interreligioso e così via.Quali i temi più affrontati?Fra le novità segnalo il secondo ciclo del corso “Arte e fede”, il nuovo percorso per i membri dei Consigli affari economici, il biennio di formazione in Pastorale sanitaria, la scuola per i nuovi responsabili di Pastorale giovanile, il corso di aggiornamento per gli accompagnatori spirituali di Terra Santa e quello per costruire il sito parrocchiale.Quali le conversioni possibili per promuovere un’autentica abilitazione dei laici a testimoniare una fede adulta, pensata e vissuta?Si tratta di ripartire a considerare il disagio che i laici oggi patiscono nel vivere una consegna totale di sé al Signore e un’appartenenza responsabile nella Chiesa. Sono molti gli ostacoli da superare: sul piano spirituale i laici sono ancora cristiani minorenni, rispetto al vissuto ecclesiale resiste tuttora lo scoglio del clericalismo e sul piano della coerenza morale ci si accontenta di procedere scegliendo il “male minore”, anziché puntare al “bene possibile”. È questa una strada ardua e faticosa, ma la Chiesa di oggi ha una sicura bussola negli orientamenti del Vaticano II. Un evento che non è passato invano, poiché ha gettato semi preziosi. Occorre però con pazienza e passione curare il terreno, innaffiarlo, concimarlo, affinché a tempo debito possiamo goderne dei frutti preziosi che il Signore non farà mancare alla sua Chiesa. – – Ecco i corsi diocesani e sul territorio

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