Dalla crisi finanziaria alle pesanti ripercussioni sull'economia reale e sull'occupazione, fino ai richiami morali come quello del cardinale Tettamanzi: i cristiani laici e tutti gli uomini di buona volontà invitati a operare per il superamento dell'attuale situazione

Gianni BOTTALICO Presidente delle Acli milanesi
Redazione

Quella che stiamo vivendo si configura sempre di più come una fase di grande crisi finanziaria, con dinamiche che ricalcano, per alcuni versi, quelle del 1929 e con una contrazione dell’economia mai così acuta dai tempi della seconda guerra mondiale. Ciò che in radice frena, ritarda e forse impedisce una rapida prospettiva di ripresa, è la pretesa di far pagare per intero all’economia reale l’immane manovra speculativa realizzata negli ultimi decenni dai grandi soggetti della finanza internazionale. Allorquando questi hanno moltiplicato esponenzialmente il loro profitto con prodotti finanziari adulterati, “scoperti”, privi di valore reale, il cui unico scopo era quello di operare un iniquo trasferimento di ricchezza dai salari dei lavoratori, dai risparmi privati, dalle risorse pubbliche, dai fondi pensione nelle mani di pochissimi “beneficiari”. «Nel dare assoluta priorità al capitale rispetto al lavoro, cioè al denaro rispetto alle persone, questa ondata speculativa finisce col trasformare le strutture dell’economia e della finanza da strumento a servizio del benessere collettivo in meccanismo di sfruttamento di molti a vantaggio dell’avidità di pochi», ha osservato il cardinale Dionigi Tettamanzi.
Proseguendo per questa strada sarà difficile non incontrare un ulteriore aumento della disoccupazione e della povertà, tensioni sociali più acute e nuovi e più grandi dissesti finanziari. Per questo è veramente il caso di prestare attenzione alle voci, alle autorità morali che ci indicano, con umiltà e con il loro esempio, una strada diversa e concreta. Una di queste voci è sicuramente quella dell’Arcivescovo di Milano, le cui riflessioni sulla solidarietà, raccolte nel volume Non c’è futuro senza solidarietà, definiscono e fondano uno stile di Chiesa in tempo di crisi come pure una prospettiva di impegno per i cristiani laici e tutti gli uomini di buona volontà, volte al superamento dell’attuale crisi. Quella che stiamo vivendo si configura sempre di più come una fase di grande crisi finanziaria, con dinamiche che ricalcano, per alcuni versi, quelle del 1929 e con una contrazione dell’economia mai così acuta dai tempi della seconda guerra mondiale. Ciò che in radice frena, ritarda e forse impedisce una rapida prospettiva di ripresa, è la pretesa di far pagare per intero all’economia reale l’immane manovra speculativa realizzata negli ultimi decenni dai grandi soggetti della finanza internazionale. Allorquando questi hanno moltiplicato esponenzialmente il loro profitto con prodotti finanziari adulterati, “scoperti”, privi di valore reale, il cui unico scopo era quello di operare un iniquo trasferimento di ricchezza dai salari dei lavoratori, dai risparmi privati, dalle risorse pubbliche, dai fondi pensione nelle mani di pochissimi “beneficiari”. «Nel dare assoluta priorità al capitale rispetto al lavoro, cioè al denaro rispetto alle persone, questa ondata speculativa finisce col trasformare le strutture dell’economia e della finanza da strumento a servizio del benessere collettivo in meccanismo di sfruttamento di molti a vantaggio dell’avidità di pochi», ha osservato il cardinale Dionigi Tettamanzi.Proseguendo per questa strada sarà difficile non incontrare un ulteriore aumento della disoccupazione e della povertà, tensioni sociali più acute e nuovi e più grandi dissesti finanziari. Per questo è veramente il caso di prestare attenzione alle voci, alle autorità morali che ci indicano, con umiltà e con il loro esempio, una strada diversa e concreta. Una di queste voci è sicuramente quella dell’Arcivescovo di Milano, le cui riflessioni sulla solidarietà, raccolte nel volume Non c’è futuro senza solidarietà, definiscono e fondano uno stile di Chiesa in tempo di crisi come pure una prospettiva di impegno per i cristiani laici e tutti gli uomini di buona volontà, volte al superamento dell’attuale crisi. Il progetto del Fondo Il pensiero del cardinale Tettamanzi appare profondamente interpellato dagli accadimenti che hanno scosso la serenità e la fiducia nel futuro di molti fedeli della Diocesi ambrosiana per la perdita del lavoro in seguito all’avanzare della crisi economica e finanziaria anche sul territorio lombardo. Come è noto, l’Arcivescovo di Milano si è sentito chiamare in causa da questi eventi prima di tutto sul piano pratico, della carità concreta. «Io cosa posso fare?»: da questa sua domanda è scaturita a Natale l’istituzione del Fondo Famiglia-Lavoro per quanti sono in difficoltà a causa della crisi, alla cui gestione le Acli milanesi, insieme alla Caritas, sono state chiamate a collaborare. E mentre questo progetto oggi sta iniziando a distribuire i suoi frutti e, soprattutto, contribuisce a creare da parte di tutti una sensibilità per una gara di solidarietà, per una «nuova primavera sociale», il Cardinale ha avvertito l’esigenza di condividere gli argomenti di «una forte ragione solidale» come condizione necessaria per costruire il futuro.Un ragionamento che si snoda attorno ai fondamenti della solidarietà, indicati nel riconoscere gli altri e sentirsi condebitori, quindi interdipendenti. Da cui discende che i legami positivi, le prospettive di futuro migliore si costruiscono riconoscendo «un dovere di solidarietà: da onorare in modo consapevole, libero, responsabile». Al contrario tutto ciò che non riconosce gli altri, quindi l’assenza della solidarietà, è destinato a precludere e a dissipare il futuro. Senza solidarietà non c’è futuro.Il pensiero del cardinale Tettamanzi va al cuore delle cause che ci hanno condotto all’attuale crisi: quando si permette che l’economia sia tutta piegata nel presente «al maggior guadagno nel minor tempo possibile (…) l’economia si autodistrugge». Una riflessione così lucida e stringente richiede oggi ai laici cristiani di fare la propria parte per dare all’economia di mercato un’anima sociale. I mercati non siano più idoli da idolatrare, ma ritornino a essere mezzi al servizio della dignità di ciascuna persona. Le parole dell’Arcivescovo sulla solidarietà attendono risposte concrete da ciascuno di noi.

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