Sbagliato il parallelo con l'Insegnamento della religione cattolica, che ha un'identità chiara e una struttura consolidata

di Alberto CAMPOLEONI
Redazione

Torna la questione dell’“ora di Islam” a scuola. E ancora una volta, come in passato, si finisce per accostare problemi diversi, sovrapponendoli e finendo per fare una gran confusione. La prima, grande confusione, riguarda l’accostamento inevitabile, volenti o no, con l’insegnamento della religione cattolica (Irc). Come c’è questo, si è indotti a pensare, ci può stare anche l’ora di Islam, magari in alternativa. Come se si trattasse di due “spazi” uguali: chi è cristiano segue l’insegnamento cattolico, chi è musulmano l’insegnamento islamico. La scuola, in questa prospettiva, diventa un contenitore nel quale “coabitano” insegnamenti di fede, opposti – o paralleli – catechismi.
Ma se l’ipotesi dell’ora di Islam risponde effettivamente alla logica del “catechismo” islamico appunto – chi la propone adesso dice, per esempio, che è meglio che i bimbi musulmani conoscano il Corano a scuola, in qualche modo “sotto controllo”, piuttosto che “in un garage”, con imam magari estremisti -, per l’insegnamento cattolico sappiamo bene che non è così. Nella scuola l’Irc ha cittadinanza per ragioni culturali e pedagogiche che con chiarezza ha ribadito in un’intervista al Corriere della sera lo stesso presidente dei vescovi italiani, cardinale Bagnasco, parlando di una «disciplina culturale nel quadro delle finalità della scuola». L’Irc offre alle giovani generazioni la possibilità di conoscere la tradizione culturale e spirituale in cui si innesta la vita di tutti i giorni, a prescindere dalla propria adesione di fede. Consente di raggiungere competenze religiose attraverso la comprensione e l’interpretazione di molti aspetti socio-culturali, artistici, valoriali, i quali trovano il loro significato solo alla luce della tradizione cristiano-cattolica, la quale ha segnato la storia e ancora vive e opera diffusamente nella società di oggi. Per questo si dice che fa parte del patrimonio storico del popolo italiano. Torna la questione dell’“ora di Islam” a scuola. E ancora una volta, come in passato, si finisce per accostare problemi diversi, sovrapponendoli e finendo per fare una gran confusione. La prima, grande confusione, riguarda l’accostamento inevitabile, volenti o no, con l’insegnamento della religione cattolica (Irc). Come c’è questo, si è indotti a pensare, ci può stare anche l’ora di Islam, magari in alternativa. Come se si trattasse di due “spazi” uguali: chi è cristiano segue l’insegnamento cattolico, chi è musulmano l’insegnamento islamico. La scuola, in questa prospettiva, diventa un contenitore nel quale “coabitano” insegnamenti di fede, opposti – o paralleli – catechismi.Ma se l’ipotesi dell’ora di Islam risponde effettivamente alla logica del “catechismo” islamico appunto – chi la propone adesso dice, per esempio, che è meglio che i bimbi musulmani conoscano il Corano a scuola, in qualche modo “sotto controllo”, piuttosto che “in un garage”, con imam magari estremisti -, per l’insegnamento cattolico sappiamo bene che non è così. Nella scuola l’Irc ha cittadinanza per ragioni culturali e pedagogiche che con chiarezza ha ribadito in un’intervista al Corriere della sera lo stesso presidente dei vescovi italiani, cardinale Bagnasco, parlando di una «disciplina culturale nel quadro delle finalità della scuola». L’Irc offre alle giovani generazioni la possibilità di conoscere la tradizione culturale e spirituale in cui si innesta la vita di tutti i giorni, a prescindere dalla propria adesione di fede. Consente di raggiungere competenze religiose attraverso la comprensione e l’interpretazione di molti aspetti socio-culturali, artistici, valoriali, i quali trovano il loro significato solo alla luce della tradizione cristiano-cattolica, la quale ha segnato la storia e ancora vive e opera diffusamente nella società di oggi. Per questo si dice che fa parte del patrimonio storico del popolo italiano. Proposta culturale Nessun catechismo, dunque, ma proposta culturale a tutti gli allievi, islamici compresi, senza problemi di adesione di fede. L’Irc così inteso, secondo gli accordi neoconcordatari e la normativa scolastica, è cosa del tutto diversa e non paragonabile all’evocata ora di Islam.Sgomberato il campo dalla prima possibile confusione, restano sul tappeto altre questioni che si sovrappongono nel dibattito innestato dalle recenti proposte. Una riguarda, per esempio, la possibilità di “vigilare” sull’insegnamento islamico, che già avviene all’interno delle comunità, per evitare il rischio del radicalismo. È una questione ricorrente, peraltro di difficile soluzione. La scuola, dal canto suo, può già fare molto rispettando e promuovendo, come le compete, i valori della nostra Costituzione, anche rispetto ai tanti alunni islamici che la frequentano.Per complicare le cose c’è chi solleva il problema del rispetto e della difesa della nostra “identità”: altro che Islam. E per dare l’idea del ginepraio di problemi che si incontra altri chiedono: ma quale Islam? Non c’è un’autorità unica riconosciuta, ci sono tanti e diversi riferimenti… Come si fa?Insomma, la confusione è davvero in agguato. E se tante questioni restano aperte, si prestano a innumerevoli discussioni, teniamo almeno fuori dalla mischia la scuola e l’insegnamento della religione cattolica, per il quale da tempo esiste una prospettiva chiara e continuamente ribadita. A vantaggio di tutti.

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