Improntato alla speranza il messaggio di Benedetto XVI a conclusione del Sinodo per il continente. Le parole del Papa ai sacerdoti, ma anche ai laici, alle famiglie e ai politici

di Rita SALERNO
Redazione

È «un messaggio di speranza» quello che Benedetto XVI ha lanciato all’Africa dalla Basilica di San Pietro, dove ha presieduto la messa conclusiva del secondo Sinodo per il continente.
Al ritmo delle voci dei cori della comunità nigeriana di Roma e del Collegio etiopico, il Papa ha ricordato ai presenti che il disegno di Dio non muta attraverso i secoli perché «il Signore punta alla stessa meta, il Regno della libertà e della pace per tutti». E in particolare per i fratelli africani, che soffrono «povertà, malattie, ingiustizie, guerre e violenze, migrazioni forzate».
Con l’esortazione del Santo Padre alla Chiesa in Africa ad alzarsi con coraggio, si è chiusa l’assise sinodale. Tre settimane incentrate su riconciliazione, giustizia e pace, temi portanti dell’assemblea. È stato lo stesso Pontefice a tirare un bilancio dell’evento che ha riunito in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 244 Padri Sinodali, 29 esperti, 49 uditori, 3 invitati speciali: «Il Sinodo ha ribadito con forza e lo ha manifestato che la Chiesa è Famiglia di Dio, nella quale non possono sussistere divisioni su base etnica, linguistica o culturale. Testimonianze commoventi ci hanno mostrato che, anche nei momenti più bui della storia umana, lo Spirito Santo è all’opera e trasforma i cuori delle vittime e dei persecutori perché si riconoscano fratelli. La Chiesa riconciliata è potente lievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il continente africano».
L’appello del Papa ad alzarsi e camminare è il cuore del messaggio finale dell’assemblea. Il documento, articolato in sette parti più un’introduzione e una conclusione, è indirizzato ai sacerdoti «perché siano fedeli nel celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali». Ma non dimentica i fedeli laici, «ambasciatori di Dio», perché permettano alla fede cristiana di impregnare tutte le dimensioni della loro vita, poiché non ci sono scuse per chi resta ignorante in materia.
Un pressante invito è rivolto anche al mondo politico. L’Africa ha bisogno di politici santi capaci – si legge nel testo – di combattere la corruzione e di lavorare al bene comune. Il messaggio chiama in causa le famiglie cattoliche, mettendole in guardia dalle ideologie così dette “moderne” e chiedendo ai governi di sostenerle nella lotta alla povertà, perché una nazione che distrugge la famiglia agisce contro i propri interessi. I padri sinodali guardano alle donne e agli uomini cattolici: le prime vengono definite «la spina dorsale» delle Chiese locali; per loro si auspica una promozione maggiore a livello sociale. Al contempo, il messaggio chiama gli uomini cattolici a essere mariti e padri responsabili, a difendere la vita sin dal concepimento e ad educare i figli.
Infine si ribadisce l’importanza del dialogo con le religioni tradizionali, in ambito ecumenico e interreligioso, in particolare con i musulmani: il dialogo è possibile, si legge nel documento, ma è importante dire no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e include la libertà di condividere e proporre, non di imporre, la propria fede. È «un messaggio di speranza» quello che Benedetto XVI ha lanciato all’Africa dalla Basilica di San Pietro, dove ha presieduto la messa conclusiva del secondo Sinodo per il continente.Al ritmo delle voci dei cori della comunità nigeriana di Roma e del Collegio etiopico, il Papa ha ricordato ai presenti che il disegno di Dio non muta attraverso i secoli perché «il Signore punta alla stessa meta, il Regno della libertà e della pace per tutti». E in particolare per i fratelli africani, che soffrono «povertà, malattie, ingiustizie, guerre e violenze, migrazioni forzate».Con l’esortazione del Santo Padre alla Chiesa in Africa ad alzarsi con coraggio, si è chiusa l’assise sinodale. Tre settimane incentrate su riconciliazione, giustizia e pace, temi portanti dell’assemblea. È stato lo stesso Pontefice a tirare un bilancio dell’evento che ha riunito in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 244 Padri Sinodali, 29 esperti, 49 uditori, 3 invitati speciali: «Il Sinodo ha ribadito con forza e lo ha manifestato che la Chiesa è Famiglia di Dio, nella quale non possono sussistere divisioni su base etnica, linguistica o culturale. Testimonianze commoventi ci hanno mostrato che, anche nei momenti più bui della storia umana, lo Spirito Santo è all’opera e trasforma i cuori delle vittime e dei persecutori perché si riconoscano fratelli. La Chiesa riconciliata è potente lievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il continente africano».L’appello del Papa ad alzarsi e camminare è il cuore del messaggio finale dell’assemblea. Il documento, articolato in sette parti più un’introduzione e una conclusione, è indirizzato ai sacerdoti «perché siano fedeli nel celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali». Ma non dimentica i fedeli laici, «ambasciatori di Dio», perché permettano alla fede cristiana di impregnare tutte le dimensioni della loro vita, poiché non ci sono scuse per chi resta ignorante in materia.Un pressante invito è rivolto anche al mondo politico. L’Africa ha bisogno di politici santi capaci – si legge nel testo – di combattere la corruzione e di lavorare al bene comune. Il messaggio chiama in causa le famiglie cattoliche, mettendole in guardia dalle ideologie così dette “moderne” e chiedendo ai governi di sostenerle nella lotta alla povertà, perché una nazione che distrugge la famiglia agisce contro i propri interessi. I padri sinodali guardano alle donne e agli uomini cattolici: le prime vengono definite «la spina dorsale» delle Chiese locali; per loro si auspica una promozione maggiore a livello sociale. Al contempo, il messaggio chiama gli uomini cattolici a essere mariti e padri responsabili, a difendere la vita sin dal concepimento e ad educare i figli.Infine si ribadisce l’importanza del dialogo con le religioni tradizionali, in ambito ecumenico e interreligioso, in particolare con i musulmani: il dialogo è possibile, si legge nel documento, ma è importante dire no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e include la libertà di condividere e proporre, non di imporre, la propria fede.

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